02:12 08 Aprile 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
1112
Seguici su

Grazie ad una missione italiana l’antica città di Hatra in Iraq potrà rinascere dopo le barbarie di Daesh e dopo lunghi anni di degrado. Hanno colpito il mondo intero le immagini dei terroristi jihadisti che distruggevano le sculture di questo splendido sito archeologico.

La cultura che dà vita e la rinascita di Hatra sono la miglior risposta al terrorismo ed un vero segno di pace.

I primi a rimettere piede dopo l’occupazione di Daesh nel sito di Hatra, città del I-III secolo d.C., sono stati degli archeologi e degli studiosi italiani. Sotto l’egida dell’Ismeo di Roma (Associazione internazionale per gli Studi del Mediterraneo e dell’Oriente) e grazie ai finanziamenti della fondazione internazionale Aliph di Ginevra ha preso vita il progetto che farà tornare alla luce Hatra.

Il sito occupato da Daesh come poligono ed area di addestramento fino al 2017 ha subito ancor prima negli anni le gravi conseguenze del degrado. Oggi, però, grazie ad un gruppo di esperti italiani Hatra potrà nuovamente risplendere. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito l’archeologo Massimo Vidale, professore dell’università di Padova alla guida del gruppo di archeologi e architetti ad Hatra.

— Professore Vidale, ci può parlare della missione italiana nell'antica Hatra vandalizzata dal Daesh?

— Hatra è un vecchio progetto italiano poiché ci sono i nostri colleghi dell'università di Torino che ci stanno lavorando da vent'anni come archeologi. Noi, come gruppo di lavoro autonomo, grazie all'ISMEO e alla fondazione Aliph di Ginevra, che ci ha quasi interamente finanziato, abbiamo avuto l'opportunità di avere un po' di fondi e quindi siamo partiti e siamo andati in Iraq. Quindi questo progetto ha coinvolto l’università di Padova, l’università di Siena, l’ISMEO ed Aliph.

Siamo stati i primi a tornare sul sito dopo che è stato riconquistato dalle milizie sciite ed il Daesh era stato cacciato via. Il sito era stato per tre anni un campo di addestramento e poligono di tiro per Daesh e naturalmente era in condizioni disastrose. Le cose più visibili erano i danni che avevano fatto a livello propagandistico su parte della decorazione statuaria del sito facendo dei danni abbastanza gravi: hanno distrutto due o tre archi con sculture. C'era quella scena famosa di loro che salivano con i martelli sulle facciate dei monumenti e tiravano giù delle sculture, delle grandi maschere di pietra colossali.

— Che cosa avete trovato sul posto?

— Noi siamo stati i primi a tornare lì, abbiamo visto una statua che era stata presa a fucilate, abbiamo cercato i pezzi e li abbiamo recuperati. La cosa più emozionante per noi è che siamo riusciti a trovare nel punto della distruzione sparpagliati in giro gran parte dei pezzi di queste statue vandalizzate, per cui adesso faremo un progetto e speriamo di tornare il prima possibile e rimetterle al loro posto. Per noi ha un certo valore simbolico riuscire a fare questo.

L'altro aspetto che non va dimenticato è che i danni fatti da Daesh sono solo gli ultimi danni ricevuti dal sito. In realtà il periodo dell'embargo, quindi dai primi anni '90 in poi, in cui la macchina statale è stata provata dalla mancanza di finanziamenti, ha causato danni molto più gravi al sito poiché è cessata qualsiasi protezione e manutenzione di questo che era un importantissimo sito turistico iracheno. Non dobbiamo dimenticarci che fino al 1990 l'Iraq era la principale meta turistica del Medioriente, ora se ne sono tutti dimenticati ... Ma era una terra che attirava tantissimi turisti e, come sa, il turismo sostiene le classi medie ed il benessere della popolazione un po' a tutti i livelli.

Tempio ellenistico ad Hatra
© AFP 2020 / Philippe Desmazes
Tempio ellenistico ad Hatra

— Hatra è fra i siti del patrimonio mondiale in pericolo. Cosa rischia a suo giudizio questo tesoro artistico?

Tazzina Espresso Italiano Tradizionale
© Sputnik . fornita dal Consorzio di tutela espresso italiano tradizionale

— Questi siti sono come una casa, se non viene pulita, se non si ripara il tetto, se non si tolgono le erbacce lentamente ritorna a trasformarsi in una rovina e scompare. Il rischio è quello del degrado dei muri, infatti la pioggia entra nei muri. L'erba ed il muschio stanno crescendo ovunque anche sugli scavi ed i restauri che erano stati fatti in modo abbastanza grandioso da Saddam Hussein negli anni '70 - '80: all’epoca avevano ricostruito ampiamente questa città, i monumenti principali erano stati rialzati di alcune decine di metri alle volte. Erano stati interventi massicci, ma c'era questa filosofia sbagliata di lasciare praticamente una casa senza tetto, che alla fine è condannata alla rovina. Noi dobbiamo tornare lì e pensare ad una strategia di intervento: dobbiamo evitare che la pioggia caschi nei muri, dobbiamo trovare un modo di sbarrare la strada alle tempeste di sabbia che sono molto forti e distruttive, in qualche modo, magari pensando di piantare degli sbarramenti di alberi per fermare il vento. Certamente il tutto è complicato.

— Che emozioni avete provato trovando questi pezzi di sculture, sapendo di poter dare loro nuova vita?

Le distruzioni di Daesh erano mediatiche e propagandistiche, volevano umiliare l'occidente e la nostra idea della storia oltre che terrorizzare i turisti. Pensi anche a quello che è successo a Palmira ... Per noi è un atto liberatorio poter dire di essere in grado di fare qualcosa e di cominciare a pensare un rinascimento di questo sito. Io ho fatto per 46 anni l'archeologo ed amo così tanto il mio mestiere che vedere quelle scene mi ha veramente ferito in profondità. Tornare lì e riuscire a fare qualcosa da questo punto di vista ha avuto un grosso significato.

— Sono molti i siti che oggi potrebbero sparire, se pensiamo alle zone di crisi e di guerra. Qual è l'importanza di questi progetti e dell'archeologia in generale per noi e per le generazioni future?

— Come ho già detto in altre sedi gli archeologi sono un po' come le rondini: finita la guerra, come le rondini tornano a primavera, gli archeologi tornano in queste terre devastate, quindi noi siamo da questo punto di vista dei messaggeri di pace. L'archeologia serve sostanzialmente per il turismo ed il turismo sostiene le classi medie, il lavoro femminile ed è per questo che gli integralisti religiosi non amano il turismo, perché hanno un'idea di società completamente diversa.

Lei sa che se le classi medie vengono sostenute anche economicamente nelle loro prospettive di vita e se le donne lavorano la cultura si diffonde, così come la pace. Dal nostro punto di vista con un piccolo contributo, che in fondo è un lavoro così marginale rispetto ai movimenti economici del nostro pianeta, quando pensiamo di poter salvare questi siti pensiamo di poter dare anche un piccolo aiuto a quella che potrebbe essere la pacificazione di queste terre così martoriate. Per finire vorrei aggiungere che l'Iraq è un paese meraviglioso dove ci sono delle persone in gamba che hanno subito delle cose indicibili durante i tre anni di occupazione di Daesh, soprattutto in questa zona. Spero realmente che riusciremo a dargli una mano.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Propaganda ISIS, Lotta all'ISIS, ISIS, Iraq
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook