04:22 29 Novembre 2020
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La battaglia legale tra società e amministrazione straordinaria dell'Ilva termina con un nuovo accordo che prevede la possibilità di recesso per ArcelorMittal entro dicembre 2020, dietro il pagamento di una penale di 500 milioni di euro. Per i sindacati si apre la strada per il recesso dal contratto entro l'anno.

Il nuovo accordo, che modifica sostanzialmente quello siglato da società e governo nel 2018, arriva sotto forma di conciliazione tra le parti, dopo 4 mesi di trattative senza il coinvolgimento dei sindacati. Ridefinisce il piano industriale e la compagine societaria, ma prevede per AM InvestCo la possibilità di esercitare il diritto recesso entro la fine dell'anno, se non verrà sottoscritto il Nuovo Contratto di Investimento entro il 30 novembre 2020.

Per i sindacati, che hanno bocciato l'intesa con un comunicato congiunto, l'accordo genera una fase di stallo per il 2020, lasciando nell'indeterminatezza e nell'incertezza questioni chiave, come la definizione dei ruoli e dell'impegno degli investitori.

Sputnik Italia ne ha parlato con Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil, per approfondire la valutazione data dalle parti sociali e le prospettive che la nuova intesa apre sullo stabilimento di Taranto.

- Come modifica il precedente accordo quello siglato mercoledì tra società e commissari?

- Lo stravolge, nel senso che l'accordo che ha portato alla definizione di un protocollo di intesa tra il governo e ArcelorMittal ha lo scopo fondamentale di sfilare entrambi da una possibile procedura giudiziaria e quindi in qualche modo liberare il confronto dal rischio di una vera e propria guerra in tribunale.

Dopo di che, su tutto il resto c'è solo una cornice senza alcun quadro all'interno e tutto, dal punto di vista del piano industriale, occupazionale e delle ricadute sull'ambiente, degli investimenti degli assetti societari resta assolutamente vago e resta indeterminato.

Il fatto che sia prevista una scadenza, quella del 30 maggio, per arrivare a un accordo con i sindacati, in particolare dal versante dell'azienda per quanto riguarda la cassa integrazione, è un elemento che si presenta particolarmente difficile e tutto in salita.

Anzi, ieri mattina, il primo atto di ArcelorMittal dopo aver siglato l'accordo è stato quello di comunicare che ci saranno130 lavoratori in cassa integrazione per 13 settimane nello stabilimento di Genova e 130  per 13 settimane in quello Novi Ligure. Mi pare proprio il modo più sbagliato per aprire un percorso che si presenta difficile e tutto in salita.

- Quindi, il governo prima è ricorso alle vie legali per far valere gli accordi e adesso sta mollando la presa?

- È evidente che in quell'accordo c'è una convenienza reciproca del governo e di ArcelorMittal. Nel momento in cui a novembre 2020 non si fossero determinate le condizioni previste nell'accordo, che sono assolutamente vaghe e incerte negli approdi, ArcelorMittal può recedere dall'acquisizione di rami di azienda dell'ex Ilva pagando una penale di 500 milioni di euro che ovviamente per un gigante come ArcelorMittal è un valore insignificante. Significa sostanzialmente che la società  in mano tutte le carte di cui aveva bisogno.

- Questo significa che l'intesa raggiunta apre a una possibile fuoriuscita di ArcelorMittal?

- Questa sembra essere l'ipotesi più probabile, perché ci pare che essere così indeterminati dal punto di vista delle scelte per quanto riguarda il piano industriale, gli investimenti e soprattutto per quanto riguarda gli assetti societari, ecco tutto questo fa pensare a una separazione consensuale, per evitare la via giudiziaria che avrebbe prodotto evidentemente tempi e costi lunghissimi sia per l'azienda che per il governo.

Però tutto il resto si scarica su una trattativa che peraltro non parte e che ha l'aggravante dell'atto compiuto stamattina da ArcelorMittal di aprire la cassa integrazione ordinaria a Genova e Novi Ligure.

- Esattamente in cosa consiste lo stallo per il 2020?

- Si ipotizza una ridefinizione dell'assetto impiantistico dello stabilimento di Taranto ricorrendo ad un mix fatto di altoforni, forni elettrici, produzioni di acciaio preridotto. Tutto ciò presuppone una serie di condizioni che non sono date.

Ad esempio per produrre preridotto ci vuole gas naturale, quindi approvvigionamento garantito e soprattutto la necessità che i prezzi del gas metano siano assolutamente competitivi con l'estero. In Italia e in Europa nessuno produce preridotto.

Rispetto alla realizzazione del piano industriale, a regime entro il 2025 con una produzione di 8 milione di tonnellate acciaio a regime e 10.700 dipendenti, questo getta un'ombra molto consistente e molto consistente il dubbio rispetto alla possibilità che questi elementi, cioè l'utilizzo di una parte degli altoforni insieme ai forni elettrici, la ristrutturazione dell'Afo5 e alla produzione di preridotto, non siano altro che una cornice vuota.

- Perché i sindacati sono stati esclusi dalla nuova intesa?

- È stato possibile per la semplice ragione che sia il governo che ArcelorMittal hanno ritenuto di dover negoziare su un'ipotesi che avesse un riferimento di natura puramente giudiziaria. Tant'è che hanno trattato gli uffici legali.

E di conseguenza, avendo delineato quel tipo di accordo, oggi si scarica su quella che dovrebbe la trattativa con le parti sociali la definizione di un piano industriale con le relative ricadute occupazionali e ambientali.

- Dovranno partire le trattative della società con i sindacati, cosa succederà?

- Le trattative, intanto, dovranno partire anche con il governo, per la semplice ragione che se si dovesse dare per scontato che l'ipotesi contenuta nell'accordo prevede un assetto societario con la presenza anche di capitale pubblico, vorremmo capire, dovendo fare una trattativa, chi è il nostro interlocutore. Se è la società, il governo o entrambi.

Come è del tutto evidente è una condizione particolarmente delicata.

- E voi come pensate di procedere?

- Lunedì si faranno le assemblee in tutti i turni e probabilmente ci sarà una prima risposta che riguarda Genova e Novi Ligure.

Ma noi pensiamo che complessivamente nelle prossime settimane ci sarà una risposta che non può non investire l'insieme del gruppo, coinvolgendo di Taranto.

Di fronte a  una situazione complessiva, particolarmente complicata e difficile, invece che aprire un tavolo di discussione sull'insieme delle questioni che dovrebbero portare all'accordo del 30 di maggio, ArcelorMittall decide ovviamente in termini unilaterali di aprire una cassa di integrazione ordinaria a Genova e Novi Ligure. Quindi il problema è legato a una modalità che pensa e ritiene che il sindacato serva solo per firmare le casse integrazione. Bisogna che Arcelor Mittal cambi idea su questo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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