08:34 30 Marzo 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
4142
Seguici su

Codogno – un comune italiano di 15 907 abitanti della provincia di Lodi (Lombardia) che 10 giorni fa era costretto a diventare una Wuhan italiana e a vivere una vita sospesa da tutti i punti di vista.

Nella Codogno deserta l’ospedale è “blindato” (vietato l’accesso al cup e al punto prelievi) e negozi di alimentari e supermercati, che avrebbero dovuto garantire il servizio, sono quasi tutti chiusi. Sotto assedio anche le farmacie e tabaccai. Mentre gli abitanti non riescono a raggiungere i luoghi di lavoro e molte famiglie non possono riabbracciare i propri cari perché sono rimasti fuori dal focolaio.

Per sostenere le arie e i settori produttivi colpiti, il governo ha varato un decreto anti-coronavirus che contiene le misure di emergenza legate alla sospensione del pagamento delle bollette di luce e gas e delle rate dei mutui bancari.

"Stiamo rispettando in modo assolutamente responsabile le direttive date dal Governo, ma ci sono 3400 attività che sono ormai bloccate da venti giorni. Moltissime di queste, che sono piccole o piccolissime imprese, se purtroppo non riusciranno ad avere un sostegno e anche la possibilità dopo di lavorare, avranno il rischio di non avere mai più una riapertura, Questo ci preoccupa", – lo ha detto a Sky TG24 il sindaco di Codogno, Francesco Passerini.

Cosa significa vivere in un paese fantasma con l’etichetta “un focolaio italiano del coronavirus”? E cosa pensano delle misure approvate le autorità e gli imprenditori locali? Per sentire la voce di una persona che si trova nella “zona rossa”, Sputnik Italia ha raggiunto il parlamentare della Lega, membro della Commissione di attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati Guido Guidesi che dal 21 febbraio è bloccato nella sua città Codogno.  

– Onorevole, che aria si respira adesso in Codogno tra gli abitanti? Ha una sensazione di stare in una città-carcere?

– Codogno è una comunità che vive questa situazione drammatica con grandissima responsabilità, silenzio e operosità. In questo momento noi abbiamo aziende chiuse, ma attraverso l’interlocuzione con la Prefettura siamo riusciti a riaprirle alcune in parte per svolgere una piccola attività di produzione. Però abbiamo chiuso i negozi e stata incerotta l’attività degli artigiani e dei commercianti. Anche se per a qualcuno porrebbe sembrare strano, la nostra esigenza è quella di andare a lavorare e a ripartire al più presto, prima che sia troppo tardi dal punto di vista economico. Per cui stiamo cercando di dialogare con il governo per far capire loro, che questo territorio ha dimostrato grandissima responsabilità e che sta vivendo questa situazione con l’estremo sacrificio, non può essere compensato da semplice elemosina ma c’è bisogno di un piano per far ripartire la comunità il prima possibile.

– Il governo ha annunciato stop a tasse e ai mutui nelle “zone rosse”. Come hanno reagito a questa decisione gli imprenditori locali? Si sentono ancora abbandonati?

– Ribadisco che gli imprenditori locali vogliono tornare al lavoro. In realtà non è stato uno stop a tasse, ai mutui e ai pagamenti delle bollette, c’è stata solamente una sospensione esclusivamente solo per le persone che non pagano le bollette attraverso la domiciliazione bancaria. Ma noi ci rendiamo conto che sospendere alcuni pagamenti per farle riprendere in unica rata tra un mese o due è una presa in giro, è una scelta ridicola che noi riteniamo assolutamente inaccettabile, È un affronto per questo territorio che sta facendo fatica con grande senso di responsabilità.      

– A Suo avviso, quali conseguenze potrebbe avere l’emergenza coronavirus sull’economia del territorio?

– Bisogna tener conto che su questo territorio noi abbiamo circa 3400 imprese, il fatturato si gira intorno a 50 milioni di euro. Per la gran parte sono le piccole e medie imprese, sono le imprese gestite dalle famiglie che fanno il loro lavoro quotidiano con grandissima qualità. La sospensione dell’attività di queste aziende sta evidentemente causando un tracollo, soprattutto per le imprese che operano nel settore dei servizi e che hanno degli ordini da rispettare all’estero. Le proposte che sono state inserite nel decreto del governo che riguardo gli aiuti economici, noi riteniamo ridicole e un’elemosina inaccettabile. Tantoché da giorni chiediamo il governo di certificare il prima possibile tutta la nostra provincia come una zona economica speciale (ZEC), affinché si possa provvedere a ripartire economicamente dopo questa gravissima crisi.  

– Ci sono davvero stati i casi di violazione della “zona rossa”, come sostengono alcuni giornali?

– Ho letto una agenzia che parla di 18 persone, di cui 14 non risultano essere italiane. E quindi, io vedo, che i miei concittadini stanno vivendo questa situazione con grandissimo senso di responsabilità.

– Capisco che per Lei è difficile fare delle previsioni, ma, a Suo avviso, quando si sbloccherà questa situazione drammatica?

– In questo momento c’è un decreto che conferma il blocco della “zona rossa” fino a domenica prossima, 8 marzo. Il mio auspicio è che la situazione dal punto di vista sanitario si stabilizzi a breve. E questo potrebbe dare una grossa mano affinché si possa flessibilizzare quanto prima i limiti che sono stati imposti alla comunità intera. Voglio ribadire ancora una volta che per tutto questo enorme sacrificio ci deve essere un provvedimento di carattere economico. Non è possibile che in questi 10 giorni il governo non sia stato in grado di procedere con le dovute compensazioni per il nostro territorio e per le nostre attività produttive.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook