20:21 07 Aprile 2020
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Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha dichiarato che entro venerdì prossimo il governo varerà un nuovo decreto-legge per il sostegno dell'occupazione e dei settori più colpiti dagli effetti del coronavirus: sarà un pacchetto da 3,6 miliardi di risorse eccezionali e aggiuntive.

Abbiamo chiesto a Renato Brunetta, deputato e responsabile economico di Forza Italia, di commentare a Sputnik Italia le misure del governo, il danno economico da coronavirus e le misure da intraprendere.

– Come valuta le misure annunciate dal ministro Gualtieri, da 3,6 miliardi di euro?

– Non servono assolutamente a nulla. È una cosa ridicola. Riunire il Parlamento per due decimali (dell’un per cento del Pil italiano) serve a poco o niente quando siamo di fronte ad un’emergenza molto più grave.

Renato Brunetta
© Sputnik . Evgeny Utkin
Renato Brunetta
– Ma quanto sono gravi le conseguenze del coronavirus sull’economia?

– La crisi del coronavirus avrà pesantissime ripercussioni sull’economia e sulla finanza pubblica italiane. È questa ormai l’unica certezza in una situazione che di certezze ne ha ben poche. Va però considerato che la crisi epidemiologica rappresenta la variabile indipendente del problema, mentre le dimensioni di quella economica non sono altro che la variabile dipendente dalla prima. Quindi, per poter effettuare quantificazioni precise dell’impatto economico e finanziario, occorre prima avere certezza delle dimensioni del fenomeno epidemiologico, che però sono ancora incerte.

È chiaro che per ridurre al massimo i danni economici occorre introdurre forti misure di contenimento del contagio, misure che hanno dei gravi effetti di breve periodo sull’economia, per via delle azioni restrittive imposte sulla circolazione delle persone e sugli eventi cancellati. Ridurre le prescrizioni di contenimento potrebbe generare meno effetti avversi di breve periodo, ma aumenterebbe il rischio di una espansione del virus, con effetti disastrosi nel lungo periodo, per via del potenziale maggior numero di casi registrabili.

– Possiamo dare qualche numero già adesso?

– Le prime stime effettuate sugli effetti del virus sul Pil italiano sono pesantissime. La società di ricerca REF li ha stimati in una forbice compresa tra i 9 e i 27 miliardi di euro, a seconda dei vari scenari analizzati, pari a una perdita percentuale compresa tra il -1,0% e il -3,0%. I settori più colpiti sono quelli degli eventi, dello spettacolo, del turismo, dei trasporti, della convegnistica, delle fiere e dei mercati. Gli effetti sulla finanza pubblica, già allo stato attuale, sono altrettanto pesanti. Con un calo del Pil come quello ipotizzato da REF, il rapporto deficit/Pil potrebbe salire oltre il 4,0% nel 2020, per via, oltre che della forte diminuzione del denominatore, dell’aumento del numeratore per effetto dell’espansione di spesa pubblica causata dalle misure di sostegno al reddito che dovranno essere messe in campo dal Governo e dalla perdita di gettito causata dalla sospensione del pagamento delle tasse e dalla riduzione delle basi imponibili di IVA, IRES, IRAP e IRPEF. Quanto al rapporto debito/Pil, questo potrebbe salire vicino al 140,0%. Una soglia oltre la quale potrebbe scattare il downgrade da parte delle agenzie di rating e l’aumento del premio per il rischio chiesto dagli investitori per acquistare BTP, soprattutto nell’ipotesi in cui la BCE non aumenti il suo quantitative easing immediatamente.

– E quindi cosa bisogna fare?

– È l’Europa che deve cambiare le regole. Deve sospendere il Patto di stabilità, deve sospendere il Fiscal compact, deve sospendere il two-pack e deve elencare un piano di mille o duemila miliardi di investimenti come fece Roosevelt nel secolo scorso. Si tratta di una crisi globale, gravissima, strutturale, e spedire il paracetamolo non basta.

Occorrono risorse. Risorse che possono essere stanziate soltanto dai paesi più ricchi, che per anni hanno accumulato, grazie all’euro, surplus commerciali enormi, in piena violazione delle regole europee. Per molti anni gli è stato concesso di farlo. Ora, è necessario che una parte di quelle risorse sia destinata a tamponare l’emergenza. Occorre quindi che queste confluiscano nel bilancio europeo, che deve assolutamente essere approvato in tempi brevi, e in fondi ad hoc destinati all’emergenza.

© AFP 2020 / Miguel Medina
La governance intergovernativa dell’Unione Europea, in ogni caso, non sta reagendo alla crisi, dimostrando una assoluta impreparazione istituzionale ad affrontare una situazione imprevista. Bisognerebbe, oltre che sospendere momentaneamente tutte le regole di finanza pubblica contenute nei trattati comunitari, convocare immediatamente un Consiglio Europeo straordinario nei prossimi giorni, con all’ordine del giorno la discussione di misure eccezionali per far fronte all’emergenza coronavirus nell’eurozona. Agire per tempo è una condizione necessaria per evitare una crisi sanitaria, economica e finanziaria dalle conseguenze pesantissime per il Vecchio Continente.

– La crisi c’era già e il coronavirus ha solo scoperto i lati dolenti? O la crisi è la conseguenza dell’espansione del coronavirus?

– La crisi c’era già, la crisi di crescita c’era già. Aggravata in maniera tragica dal coronavirus. Il coronavirus sta colpendo tutte le economie, tutte. Perché adesso non ha i casi solo chi non li cerca. Forse noi abbiamo esagerato nel cercarli. Ma forse qualcuno ha esagerato nel non cercarli. E poi alla fine vengono fuori lo stesso. E visto che non c’è vaccino, l’unica forma di contrasto è limitare la mobilità è chiudere i paesi, chiudere le aree, chiudere i territori finché il contagio non viene debellato. Tutto questo si trasforma in una caduta di consumi e in una caduta del reddito. Bisogna compensare con una grande quantità di investimenti come fece Roosevelt negli Stati Uniti nel 1929. Non è neanche difficile per Europa, perché il denaro costa ancora poco e ce n’è una grande quantità in giro. Basti pensare al Ponte Morandi di Genova. Se noi moltiplicassimo per cento, subito. Cento ponti Morandi, cento grandi opere.

Insomma, quello che fece Mario Draghi con la finanza, lo deve fare l’Unione Europea per l’economia reale. Questa è l’unica risposta possibile. Il resto sono peanuts, noccioline, inutili.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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