00:09 26 Ottobre 2020
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Il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (74)
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Il 9 maggio 2020 ricorre il 75-o anniversario della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista. Con il passare del tempo sono venuti meno i testimoni diretti, le persone che hanno vissuto in prima persona la seconda guerra mondiale.

A distanza di 75 anni è più facile manipolare i fatti avvenuti in guerra, soprattutto quando la politica si intromette nella storia. Ricostruire i fatti storici sulla base di preferenze ideologiche, un pericoloso fenomeno che prende sempre più piede nella narrazione della Seconda Guerra Mondiale. Negli anni successivi alla guerra era impensabile sminuire o addirittura negare il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo, costata più di 25 milioni di vittime; con il passare degli anni la memoria storica, offuscata da ragioni politiche, rischia di svanire.

Quali sono i pericoli della politicizzazione della storia? Nell’ambito del ciclo di approfondimenti in vista del 75-o anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Antonio Giulio de Robertis, professore ordinario di Storia dei Trattati e Politica Internazionale all’Università di Bari, presidente del Centro Mediterraneo di Studi Geopolitici e Strategici.

— Professore De Robertis, che ne pensa della risoluzione europea che equipara nazismo a comunismo e addebita lo scoppio della Seconda Guerra mondiale alla firma del patto Molotov-Ribbentrop?

— Secondo me su questioni di carattere storico si dovrebbero esprimere gli storici e non i politici. I politici non sono attrezzati ad approfondire adeguatamente le tematiche con cui pretendono di confrontarsi. Non si può dare un giudizio politico su un fatto storico. Un fatto storico va accertato con le categorie della storia.

— Questo documento avrà un peso per le generazioni future in relazione ai fatti della Seconda Guerra Mondiale?

— Questo dipende da come saranno organizzati gli studi in futuro: se nelle università si darà più peso alle scienze tradizionali, quale può essere la storia, oppure se indulgerà alle scienze di moda, come ad esempio la sociologia. In sociologia si fanno grosse semplificazioni con una considerevole influenza degli orientamenti politici di chi pretende di parlare scientificamente.

— Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale nessuno, anche in Occidente, metteva in discussione il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta contro il nazismo. Possiamo dire che col passare del tempo e a distanza di 75 anni è più facile raccontare ciò che si vuole?

— Indubbiamente. Prima c’era una memoria netta sul fatto che la guerra sul terreno l’hanno cominciata a vincere i sovietici già nel ’43 quando sono riusciti ad avviare la controffensiva. A quel punto partì la ritirata tedesca verso le frontiere della Germania che si concluse verso il ’44-’45. Questo fatto era evidente a tutti.

Col passare del tempo anche chi era più o meno testimone di questi avvenimenti o ne aveva sentito parlare dai genitori viene meno e quindi il posto della narrazione di chi i fatti li ha vissuti viene preso da una narrazione di chi i fatti li ricostruisce sulla base delle proprie preferenze politiche e ideologiche.

— Come la guerra fredda ha influenzato la percezione della Seconda Guerra Mondiale nell’opinione pubblica in occidente, in particolare in Italia?

— In Italia il fatto che ci fosse la guerra fredda sull’opinione diffusa e corrente aveva un effetto limitato. Bisogna considerare che c’era il partito comunista filo sovietico che controllava una grossa parte dell’informazione culturale dell’Italia. Perciò dimenticare in Italia il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo non era facile, perché c’erano i comunisti che presidiavano quel territorio concettuale.

— Che cosa cambia negli anni? Quando questa memoria viene meno?

— Con il venir meno della memoria viene meno il rilievo della cultura storica nelle attività culturali del Paese. In Italia prevale secondo me l’approccio sociologico all’analisi dei fatti correnti e tale approccio cancella invece l’importanza che prima aveva la storia ai fini della lettura dell’oggi.

Prima il giorno di oggi si leggeva anche con gli occhi del passato, in Italia poi si è affermata una tendenza a considerare l’oggi in quanto tale, non in quanto effetto dello ieri. È una degenerazione culturale che si deve all’eccessiva diffusione della cultura sociologica, che gode di grande prestigio in Italia.

— Quali altri fattori hanno cancellato nella memoria collettiva il ruolo dell’Urss nella guerra?

— Nel Paese si è diffuso l’antisovietismo in certi ambienti. Ho notato che appena si è dissolta l’Unione Sovietica quegli stessi ambienti sono diventati automaticamente anti russi. A quel tempo mi aveva molto sorpreso di come fossero passati con lo stesso atteggiamento di ostilità nei confronti dell’est europeo dalla ragione ideologica dell’antisovietismo ad una ragione non meglio precisata, che comunque manteneva certi atteggiamenti di ostilità. Ogni occasione e ogni appiglio per criticare la Russia viene apprezzato e utilizzato.

— Parliamo dell’intreccio fra ideologia politica e storiografia. Quali sono i pericoli di una politica che si intromette nella storia?

— In Occidente si è affermato con la presidenza Clinton un modo estremo di intendere il liberalismo. Si è inteso che certe libertà e certi valori propri degli individui acquistassero rilevanza internazionale e come tali potessero essere difesi anche militarmente da forze anche estranee ai contesti nazionali e statuali in cui questi diritti fossero repressi. Con quest’idea dei diritti al di là delle frontiere si è finito con l’imporre a qualsiasi Stato e realtà un obbligo di comportamenti, i quali se fossero stati violati avrebbero portato alla condanna più pesante senz’appello. Naturalmente il primo Paese in cui si è ritenuto in certi ambienti che questi diritti venissero oppressi è la Russia.

— Ad aprile a Mosca si terrà una conferenza sulla Seconda Guerra Mondiale alla quale partecipa. Ce ne può parlare?

— Alla fine di aprile si terrà una conferenza internazionale proprio sui 75 anni della conclusione della Seconda Guerra Mondiale convocata dall’Istituto di Storia Universale dell’Accademia delle scienze e dalla Russian Historical Society. Nell’ambito della conferenza terrò una relazione che affronta proprio i temi della nostra intervista.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Il 75° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (74)

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Italia, URSS, URSS, Inizio Seconda guerra mondiale, Seconda Guerra Mondiale
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