10:24 30 Marzo 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Negli ultimi giorni sulla stampa italiana, internazionale e sui social si girano troppe bufale e notizie false sull’emergenza coronavirus in Italia che generano allarme ingiustificato.

Per prevenire la diffusione di fake news, la Polizia di Stato invita i cittadini a non condividere eventuali messaggi allarmanti e segnalarli tramite il sito.

Lo stesso appello ha fatto giovedì il Ministro degli esteri Luigi Di Maio chiedendo i giornalisti stranieri di trasmettere al loro pubblico “la reale situazione” in Italia in questo momento.

“Tante notizie false stanno danneggiando profondamente sia il tessuto economico del nostro paese sia la reputazione della nostra comunità scientifica che sta affrontando la difficoltà in maniera brillante. Sul coronavirus dal rischio di epidemia si è passati a un'infodemia. Dico ai media di tutto il mondo di attenersi ai bollettini ufficiali della protezione civile.

È coinvolto dal contagio lo 0,2% della superficie del Veneto e lo 0,4% del territorio della Lombardia. Stiamo parlando di 40-50 mila persone su 60 milioni di abitanti. Stiamo parlando di percentuali dello zero virgola”, ha sottolineato il Capo della Farnesina nel corso di una conferenza stampa presso l’Associazione della Stampa Estera di Roma.  

Per avere un parere autorevole sulla diffusione del Covid-19 e soprattutto per smentire le notizie false in giro, Sputnik Italia si è rivolto al Prof. Massimo Ciccozzi, Responsabile dell'Unità di Epidemiologia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Il suo team è stato il primo a individuare la mutazione della proteina del virus che ha consentito il salto di specie dall’animale all’uomo.

— Professore, negli ultimi giorni sulla stampa si è parlato molto dell’importanza di trovare il cosiddetto “paziente zero”.  Il fatto che lui non è stato ancora individuato davvero complica la situazione?

— Assolutamente no, adesso non serve più il “paziente zero”. “Paziente zero” serviva per tracciare l’epidemia, per andarla a seguire e trovare tutti i contatti nel più breve tempo possibile. Il fatto che non è stato individuato non ci interessa. Abbiamo il “paziente uno” e la stiamo tracciando con lui, cosi stiamo trovando tutti. I casi aumentano solamente perché li stiamo trovando.

— Potrebbe paragonare il coronavirus con altre patologie simili, che hanno causato le vittime? Quali sono i suoi elementi distintivi?

 — E’ un nuovo coronavirus, lui è passato dal pipistrello all’uomo per una mutazione che ha fatto per caso e ha trovato la strada giusta per innescare questa epidemia nell’uomo. Noi abbiamo fatto un altro studio, oltre a quello che ha spiegato il passaggio dal pipistrello all’uomo, e siamo andati a vedere due mutazioni importanti per spiegarci perché questo nuovo coronavirus è molto contagioso. E grazie a queste due mutazioni, abbiamo scoperto che il nuovo coronavirus è veramente contagioso ma molto, molto meno letale della Sars della 2002-2003. Il tasso di letalità, cioè il numero dei morti diviso in numero di malati di questa malattia per il coronavirus è intorno al 3 % e la Sars invece era intorno al 9,8 %, quindi 3 volte di più.

— Se prendiamo per esempio i 100 contagiati, quanti di loro guariranno dal Covid-19?

 — Direi che 85 su ogni 100 persone guariscono in maniera spontanea. 10-15 di loro devono ricorre delle cure ospedaliere più particolari ma ne escono fuori. Un 3-4% purtroppo possono incorrere nella mortalità. Però vorrei sottolineare: si muove non di coronavirus ma si muore con il coronavirus, perché queste persone hanno già delle patologie importanti e hanno un’età avanzata, per cui questo virus non fa altro che spianare la strada per queste patologie. Ma non è che si muore dal coronavirus, anzi di coronavirus si guarisce.  

— E per quanto riguarda i sintomi sono simili o diversi?

 — Sono gli stessi del coronavirus della Sars e di un influenza. La diagnosi clinica diventa difficoltosa  proprio perché la sintomatologia è simile a quella influenzale. Può trarre in inganno però, diciamo, che se uno viene da una zona dove è c’è stato un focolaio epidemico, se ha una tosse importante, ha una mancanza di aria, allora in questo caso si fa un tampone. Anzi, in questo caso è un obbligo di fare un tampone o sull’espettorato per andare più infondo e si fa anche un test molecolare abbastanza rapido: in 6 ore si sa se il test è positivo o negativo.

— E vero che i bambini sono meno a rischio?

— E’ vero ed è una cosa che stiamo studiando anche noi. Non abbiamo ancora capito perché. Le nostre due ipotesi sono: o sono molto protetti e il virus proprio non entra oppure se entra, risolvono questo problema in maniera talmente spontanea che non se ne accorgono.

Potrebbe fare chiarezza sui tempi di quarantena? Si parla sia dei 40 giorni, sia dei 15 giorni…

 — La quarantena anticamente dura 40 giorni. Si chiama proprio cosi “quarantena” perché fatta di 40 giorni ed al livello psicologico è molto stressante. Noi pensiamo che i 15, al massimo 20 giorni sarebbe il periodo giusto perché teniamo conto del periodo di incubazione del virus.

— A Suo avviso, la medicina italiana è capace di gestire bene e trovare una via d’uscita nei tempi brevi? È “attrezzata” per vincere questa battaglia?

— Questa epidemia è molto ben trattata, anche al livello di terapia. Per esempio, all’ospedale Spallanzani di Roma stanno facendo un lavoro brillante e sono riusciti ad ottenere dei ottimi risultati. Con le terapie dello Spallanzani i due medici cinesi sono guariti. Per cui io ritengo che quello che si fa al livello della sanità pubblica qui in Italia, è una cosa migliore che ci possa essere.

Abbiamo delle restrizioni nella quarantena che sono giuste e che bisogna fare in modo tale che questi focolai non aumentino. Io faccio sempre l’esempio della foresta. Se noi abbiamo grande foresta e abbiamo due focolai vicini, io, se li voglio spegnere, ci riesco e lo faccio in poco tempo. Però, se ho più focolai sparsi nella foresta, alla fine spegnerò anche questi, ma ci metterò molto più tempo e farò tantissimi malati in più. Quindi, dobbiamo fare di tutto per garantire che questi focolai rimangono li e non facciano altri malati.  

— L’epidemia di coronavirus in Italia ha avuto delle consulenze negative per il settore del turismo e ha messo in ginocchio alcune regioni italiane. Quale messaggio vorrebbe mandare a tutte quelle persone che stanno cancellando i loro viaggi e hanno paura di venire in Italia in questo periodo?

 — Di coronavirus si guarisce, si guarisce molto di più di quanto lo sembri, perché noi contiamo solo i morti e non contiamo i vivi. Sapete che l’epidemia in Cina, che è l’epidemia più grossa con il più alto di numeri di casi, ha fatto il 34 % delle persone guarite.

Non c’è nessun pericolo di venire in Italia, in questo momento per rispettare la norma epidemiologica io eviterei magari la Lombardia, le zone, dove ci sono dei focolai. Ma se uno vuole andare in Sicilia, in Sardegna, a Roma o a Napoli, lo può fare tranquillamente. Ci sono tanti bei musei da vistare, perché no!  

— Quanto tempo, a Suo avviso, potrebbe ancora durare il nuovo coronavirus?

 — Il coronavirus della Sars spari completamente intorno a giugno-luglio. Questo però non significa che c’è una stagionalità e che anche il coronavirus nuovo si comporterà cosi. E’ virus completamente nuovo, lo stiamo imparando a conoscere adesso. La mia speranza è che noi c’è la facciamo a tenerlo e mandarlo via nel più breve tempo possibile.

Però se la nostra sanità dice alle persone: fate la quarantena di 15 giorni, le partite di calcio fate alla porte chiuse, non andate in teatro e al cinema per 15 giorni, non succede niente. E’ molto importante seguire queste indicazioni perché se uno sta a poca distanza, può infettare l’altro. Una quarantena di 15 giorni a casa, secondo me, è una cosa tranquilla. Io personalmente la farei volentieri e mi rilasserei un pochino.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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