20:03 06 Aprile 2020
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Il giorno in cui il secondo lotto dei sistemi di difesa antiaerea Pantsir-S1, acquistati dalla Russia, è arrivato in Serbia, Washington ha minacciato Belgrado con sanzioni per l'eccessivo entusiasmo per la cooperazione tecnico-militare con la Russia.

L'esperto serbo Sasa Adamovic spiega che anche all'interno della NATO ci sono opinioni diverse sulla domanda se un paese sovrano con la neutralità militare abbia il diritto di decidere da chi acquistare le armi, e presuppone che le minacce statunitensi possano essere viste come misura preventiva di protezione contro la possibile acquisizione degli S-400 da parte della Serbia.

Il 25 febbraio, dopo che il secondo lotto dei Pantsir-S1, acquisiti dalla Russia, è stato consegnato alla Serbia (il primo lotto è arrivato all'aeroporto militare di Batainitsa il 22 febbraio, in totale la Serbia riceverà sei sistemi missilistici di difesa aerea), l'UE e gli Stati Uniti hanno reagito alla decisione di Belgrado di consolidare la cooperazione militare con la Russia.

Mentre l'UE esprime le sue aspettative secondo cui “la Serbia si comporterà in rispetto ai suoi obblighi, che ha assunto quando ha scelto il percorso verso l'UE come sua priorità strategica", il Dipartimento di Stato americano invita i suoi alleati e partner a "rinunciare alle transazioni con la Russia che potrebbero portare all'applicazione di sanzioni in conformità con la legge CAATSA sulla lotta agli avversari americani attraverso le sanzioni".

"Durante le trattative con gli alti funzionari, abbiamo ripetutamente espresso preoccupazione per l'acquisto dell’equipaggiamento militare russo da parte della Serbia, incluso l'acquisto di complessi Pantsir", ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato.

Secondo lo storico e politologo Sasa Adamovic, è inutile cercare di valutare quanto sia vera la minaccia di sanzioni nei confronti della Serbia, poiché nell'atteggiamento degli Stati Uniti circa la Serbia e la sua cooperazione tecnico-militare con la Russia sono reperibili due tendenze.

“Una di queste proviene dal Dipartimento di Stato, cioè dallo stato profondo (deep state), non favorevole alla cooperazione tecnico-militare con la Russia, è pronto per esclamazioni aspre e, tra le altre cose, minaccia la Serbia con l'imposizione di certe sanzioni”, ha detto Adamovic a Sputnik.

D'altra parte, secondo l’esperto, c'è un'altra posizione all'interno dell'amministrazione americana che è più flessibile sulla questione della cooperazione serbo-russa.

“Paradossalmente l'altra posizione viene dalla NATO, che in questo contesto dimostra un atteggiamento molto più positivo nei confronti della Serbia. Direi un atteggiamento più realistico ed equilibrato, secondo cui la NATO ritiene che l'acquisto di equipaggiamento militare dalla Russia sia “la scelta nazionale serba”, di cui ha diritto”, ha sottolineato Adamovic.

Per dimostrare la veridicità delle sue parole sull'esistenza di due posizioni contrastanti circa la Serbia, l'esperto ricorda il caso in cui il presidente della commissione Affari esteri della Camera degli Stati Uniti Eliot L. Engel ha rimproverato pubblicamente l'ammiraglio americano, comandante della Marina americana in Europa, James G. Foggo, perché quest’ultimo “esprime erroneamente la posizione dell'America sulla Serbia e non esprime in modo sufficiente la preoccupazione degli Stati Uniti per le relazioni di Belgrado con Mosca”.

“Nel prossimo futuro sarà interessante osservare come queste due correnti interagiranno tra loro e quali di esse alla fine vincerà. Inoltre, c'è un altro punto di vista dal quale è possibile osservare l'intero piano: forse la minaccia di sanzioni per i Pantsir è una misura preventiva volta a impedire alla Serbia di acquistare gli S-400”, presuppone l’esperto serbo.

Adamovic ritiene che attualmente la posizione della Serbia sia abbastanza convincente da permettersi di correre dei rischi, nonostante la minaccia dallo deep state americano, perché Belgrado in ottica del potenziamento bellico dimostra la sua disponibilità a cooperare non solo con la Russia, e questa posizione è coerente con la neutralità militare, proclamata dalla Serbia.

Qui sorge la domanda, se le minacce degli Stati Uniti hanno come scopo costringere la Serbia al cambio di rotta geopolitica e alla rinuncia alla propria neutralità militare.

Secondo Adamovic, al momento una simile dichiarazione sarebbe esagerata: il Dipartimento di Stato ha certamente malcontento per la cooperazione serba con Russia, Cina o Turchia, ma, d'altro canto, la NATO elogia il livello di cooperazione che ha raggiunto la Serbia nei rapporti con l'Alleanza transatlantica e, almeno su parole, è pronta a rispettare la neutralità militare di Belgrado.

"Penso che, indipendentemente dal fatto che questa pressione continui, non avrà più quella forza che aveva negli anni '90: l'equilibrio di potere nel mondo è cambiato, quelli che lo hanno dominato non sono più così forti e non sono in grado di imporre le loro decisioni. Credo che la Serbia avrà la forza di resistere a questa pressione", conclude Adamovic.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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