00:03 12 Luglio 2020
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Il presidente Conte ha incontrato a Napoli, con una delegazione di ministri, il capo dell'Eliseo, Emmanuel Macron. Un vertice che rinsalda i rapporti tra Italia e Francia e che proietta verso un nuovo ruolo europeo dei due Paesi.

Il premier Conte ed il presidente francese Emmanuel Macron si sono riuniti oggi a Napoli per un vertice bilaterale intergovernativo. Il summit, a cui ha preso parte una delegazioni di ministri dei rispettivi Paesi, mira al rilancio della cooperazione tra Italia e Francia sigillato dalla firma del Trattato del Quirinale, messo in cantiere durante il bilaterale di Lione, nel 2017, ma poi congelato a causa delle crescenti tensioni, tra Roma e Parigi. 

Pino Cabras, membro della Commissione Affari Esteri alla Camera dei Deputati
© Foto : @pinokabras
Pino Cabras, membro della Commissione Affari Esteri alla Camera dei Deputati

Da questo incontro potranno uscire modificate le geometrie interne all'Europa e rideterminato il ruolo dell'Italia all'interno di un asse strategico con la Francia per quanto riguarda le politiche militare, industriali e nell'area mediterranea. Sputnik Italia ha raggiunto l'onorevole Pino Cabras, membro della Commissione Affari Esteri alla Camera dei Deputati, per discutere delle prospettive che potranno aprirsi in seguito a questo vertice.

– Nel post-brexit e con una Germania debole, la firma del Trattato del Quirinale potrà costituire una nuova geometria europea?

– In questo momento io vedo una continuità di rapporti fra Francia e Germania che non verrà messa in discussione dalla firma di un trattato. Tuttavia è vero che ci sono molti interessi comuni fra Italia e Francia per cercare di migliorare i propri rapporti e bilanciare all'interno della Ue le tendenze dei paesi del nord Europa, in materia economica così come anche sui dossier africani, rispetto ai quali la Francia ha un ruolo preponderante ma non può più bastare a sé. Quindi ha interesse a rafforzare il rapporto con l'Italia.

– Questo potrebbe accrescere il ruolo dell'Italia rispetto al passato?

– Se giochiamo bene le nostre carte sì. Perché ad esempio in materia finanziaria, nel modo di intendere l'austerity a livello europeo, io credo che Italia e Francia possano, ad esempio, rafforzare un asse che resiste alla riforma del Mes.

– Italia e Francia si confronteranno sul temi come degli investimenti nell'Esa, l'agenzia spaziale, per lo sviluppo del settore militare europeo. Considerando che Macron ha dichiarato la "morte cerebrale della Nato", il rafforzamento militare sarà proiettato all'interno o all'esterno dell'alleanza?

– E' abbastanza prematuro fare delle ipotesi. Credo che la Francia abbia un certo interesse a sfruttare il ruolo della sua industria a produzione militare a fronte di una Germania che al momento è debolissima in questo settore, e lo sarà ancora per un po' di tempo. Quindi si cercherà di sfilare l'Italia da un sistema di alleanze industriali che la legano attualmente ad altre nazioni.

L'Italia può avere interesse che avvenga una interazione fra le rispettive industrie di produzione militare, l'importante è che venga messa in una posizione subalterna. L'Italia ha delle eccellenze che non vanno messe nell'orbita francese.

– In questo scenario abbiamo visto nelle ultime settimane c'è stata un avvicinamento di Italia e Francia a Mosca. Come lo interpreta e come si potrebbero evolversi queste relazioni dopo il vertice di Napoli?

– La Russia è tornata potentemente nello scacchiere mediterraneo, assumendo un ruolo decisivo nella stabilizzazione dell'area. Il suo ruolo in Libia e in un tutta la zona è crescente, quindi è parte di un nuovo equilibrio che si è creato nel Mediterraneo.

Sarebbe sbagliato ignorare questa cosa e infatti Italia e Francia sono consapevoli che per ogni equilibrio nell'area mediterranea il rapporto con Mosca è fondamentale e sarà destinato a crescere.

Vorrei ricordare che l'Italia sulla gestione della crisi libica ha lanciato un tavolo a tre con Russia e Turchia, che sono soggetti che hanno interessi divergenti ma possono avere un interesse comune nello stabilizzare le aree di crisi. Quindi la Francia tiene conto dei rapporti che sta instaurando l'Italia.

Non si tratta di un'alleanza ma di un terreno di dialogo che l'Italia ha saputo costruire. Tutti gli attori hanno interessi comuni in un'area e interessi in contrasto in altre aree e quindi non si riesce mai a chiudere completamente il cerchio. L'unico modo per far funzionare la diplomazia su una situazione così complessa è il lavoro multilaterale su tante scacchiere in contemporanea

– Il vertice di oggi riuscirà a rilanciare il protagonismo nel Mediterraneo di Italia e Francia sulla Libia?

– Io me lo auguro. Entrambi i soggetti però sono indeboliti dagli errori commessi nel corso degli ultimi 10 anni a partire dalla guerra che ha scatenato la destabilizzazione di un'area che non comprende soltanto la Libia, ma anche il Sahel e i territori circostanti.

Però detto questo ci sono gli interessi a ricucire i rapporti e per far questo si passa necessariamente dalla Francia, per via dei suoi legami storici con tutta l'area francofona e della sua influenza dei vari attori sullo scenario libico. Quindi sono due paesi che sono obbligati a cooperare e devono venire meno certe ragioni concorrenziali che ci sono state in passato, indebolendo tutti gli attori presenti sullo scenario.

Si può riuscire in questo intento lavorando all'interno di una iniziativa europea che metta anche degli investimenti.

– Dopo questo tavolo come dovrà continuare la cooperazione sulla Libia?

Serve una consultazione permanente fra i due paesi. Gli interessi comuni sono tantissimi. Per quanto ci siano ragioni concorrenziali stiamo comunque fratelli che litigano ma che hanno motivi per poter cooperare.

– L'Europa ha legato la questione libica è legata al Sahel, come valuta un eventuale l'intervento dell'Italia nella regione?

Per il momento siamo agli inizi. C'è una consulenza parlamentare tra i paesi e la Francia in cui l'Italia fa da osservatore. Io credo che questo tipo di rapporto vada rafforzato nella sua parte diplomatica ed economica e servono investimenti europei.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Emmanuel Macron, Giuseppe Conte, Francia, Italia
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