19:29 30 Marzo 2020
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Davanti al coronavirus che si sta abbattendo sul Nord Italia assistiamo oggi non solo alla diffusione biologica del virus con l’aumento giorno per giorno dei casi di contagiati, ma anche alla diffusione del panico e della paura d’incappare nel “contatto” con persone a noi vicine che potrebbero trasmettere anche inconsapevolmente l’infezione.

Non si tratta solo di ciò che sta accadendo nelle cosiddette “zone rosse”, già blindate dalle forze dell’ordine, o delle zone adiacenti con esercizi commerciali a rilento, scuole, chiese, uffici chiusi.. ma di comportamenti che si stanno diffondendo a macchia d’olio e che stanno cambiando la quotidianità di un numero sempre crescente di popolazione italiana: dall’accaparramento alimentare, all’uso e quindi alla ricerca quasi compulsiva di mascherine, fino al terrore del contatto con altre persone.

Per capire maggiormente questo fenomeno Sputnik Italia ha contattato il professor Alessandro Meluzzi, psichiatra e criminologo.

Alessandro Merluzzi
© Foto : Alessandro Merluzzi
Alessandro Merluzzi
– Professore, in seguito alla diffusione del coronavirus osserviamo che comportamenti irrazionali, panico, paura del contatto.. si stanno sempre di più diffondendo. Ci può spiegare questo fenomeno?

– Di fronte alle dinamiche del contagio, nella storia dell’umanità, sempre, dalle epidemie del passato: quella descritta da Tucidide nella guerra del Peloponneso, alla peste del ‘300 del Boccaccio, alla peste manzoniana.. sino ai tempi più recenti, pretendere che le persone abbiano un atteggiamento razionale è una pretesa assurda. Bisogna tenere il più possibile delle condotte ragionevoli, ma è inevitabile si faccia fatica a prendere in considerazione un rapporto proporzionale e ragionevole tra il rischio e la condotta da assumere. Bisogna quindi, per forza, aver la pazienza di prendere atto che questi comportamenti siano destinati a durare finché non s’instaurerà una convivenza con l’evento e si dovrà in un qualche modo accettare l’idea che per un certo periodo le persone si comportino anche in maniera irrazionale.

Paura legittima e comportamenti irrazionali

– Fin dove, quindi, sono appropriate le precauzioni per il contatto, fin dove la paura è legittima? E, al contrario, in quali comportamenti si sconfina nell’irrazionalità?

– Questa malattia è una malattia letale nello 0,3% dei casi fuori della Cina. Certamente nessuno vorrebbe trovarsi in questo 0,3%. Si fa bene a cercare di contenere il contagio, si fa bene ad abbinare le misure di sicurezza, non bisogna però arrestare tutte le attività altrimenti non moriremo di virus ma moriremo di fame.

Bisognerà cercare d’essere saggi per quanto si potrà. Ma non bisogna neanche continuare ad appannare questa specie di psico-sociologismo, non è una psicosi! La psicosi è quando ci sono dei deliri e delle allucinazioni che ci fanno vedere cose che non ci sono. Qui ci sono cose che ci sono e si vedono, quindi bisogna anche accettare che le persone si comportino ognuno secondo le proprie condotte, il proprio temperamento, la propria personalità, le proprie preferenze. Io sono sempre per la libertà anche in questi casi, fin dove si può. Naturalmente alcune situazioni sono particolarmente sgradevoli dove ci sono delle zone, che oggi vengono chiamate “zone rosse”, in cui a torto, o a ragione, si è pensato ci potesse essere un rischio maggiore rispetto ad altre.  

– Si continua nella ricerca del paziente “0”, pare si stiano evocando gli “untori” di manzoniana memoria? Lei cosa ne pensa? 

– È qualcosa privo di senso. In un paese come l’Italia costellato di centri di massaggio cinesi cui nessuno fa controlli, in cui ci sono ragazze che circolano da un lato all’altro dell’Italia, pensare di trovare il paziente “0” è una pia illusione e tutto sommato a questo punto non serve neanche un gran che. Dovremo convivere con questo flagello molto a lungo e non sarà strettamente localizzato a Codogno.

Conseguenze per la diffusione del virus

– Quali secondo Lei le conseguenze, le ricadute, di questi comportamenti non solo in riferimento alla sfera medica ma in generale anche su altri settori?

– Tutti i giorni perdiamo miliardi di euro di fatturato nazionale, gli effetti saranno disastrosi. Ci dobbiamo preparare a una grande recessione. 

– Che cos’ha innescato queste paure davanti ai numeri reali, per ora contenuti, della diffusione del virus?

La diffusione è limitata ma si estenderà, nel senso che si tratta di un virus che ha tempi di latenza che possono arrivare fino a trenta giorni, nei quali una persona è contagiosa ma non ha sintomi, oltre al fatto che ha un alto grado di virulenza e un certo grado di letalità. È chiaro che in un qualche modo rappresenta un problema per il quale la gente ha ragionevolmente paura. La gente non delira, la gente sa che potrà contagiarsi: i giovani guariranno, i vecchi moriranno; nessuno vorrebbe morire, nessuno vorrebbe veder morire i propri nonni, ma non se ne dovrebbe parlare come di uno sbarco degli UFO. Secondo me si dovrebbe mettere in conto la possibilità che il 30% della popolazione si ammali, dopo di che i più se la caveranno, ma altri moriranno.       

– Secono Lei fino a quando durerà?

– Fino a che non si troverà un farmaco efficace, per quanto ne sappiamo potrebbe durare anni. Se la situazione è calda la testa deve rimanere fredda sapendo che questo virus è il problema. La storia ha generato questo problema, non pensavamo potesse accadere nella nostra epoca che ha invece generato questo problema. È dai tempi dell’infezione della “spagnola” che l’umanità non sperimenta un’epidemia di questa natura. È un illusione pensare che la scienza possa sempre dare una risposta a tutti i mali del mondo individuali e collettivi.   

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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