20:28 07 Aprile 2020
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Quando devi ottenere un documento o un’autorizzazione, richiedere un certificato o avviare un’impresa il mal di testa e una lunga attesa sono assicurati. Tutti senza eccezioni hanno vissuto sulla propria pelle i problemi legati ad una burocrazia troppo complessa. Ci sarà una via d’uscita?

“E’nato prima l’uomo o la carta bollata?” è il libro appena uscito nelle librerie sulle storie incredibili, ma vere, di una Repubblica fondata sulla burocrazia. Attese lunghissime, enti che non si parlano fra di loro, regole ingarbugliate che rendono praticamente impossibile vivere legalmente. La gabbia della burocrazia in Italia complica la vita di tutti i giorni dei cittadini frenando l’economia dell’intero Paese.

Si potrà mai semplificare questo mostro chiamato burocrazia? C’è luce in fondo al tunnel? Sputnik Italia ne ha parlato con Alfonso Celotto, avvocato e professore di Diritto Costituzionale alla facoltà di Giurisprudenza all’Università di Roma Tre, autore del saggio “E’nato prima l’uomo o la carta bollata?” (Rai libri).

“E’nato prima l’uomo o la carta bollata?”
© Foto :
“E’nato prima l’uomo o la carta bollata?”

– La burocrazia complica la vita di tutti i giorni. Alfonso Celotto, possiamo dire che il tema del suo libro riguarda tutti?

– La gabbia della burocrazia è diventata così complicata che ciascuno di noi ha da raccontare una storia folle: una multa che non ti spettava, una cartella esattoriale che non dovevi pagare, una modifica edilizia che non riesci a fare, un certificato che manca. Gli adempimenti sono così tanti che è impossibile vivere legalmente.

– Una burocrazia complessa frena il Paese anche economicamente, no?

– Sicuramente. Per fare impresa, per lavorare hai una serie di scadenze. Una normale azienda dovrebbe avere circa 179 scadenze all’anno: adempimenti, certificazioni, comunicazioni. Se hai un’azienda hai bisogno di una persona la quale tutto l’anno segua solo le scadenze.

Tutte le statistiche sul doing business vedono l’Italia agli ultimi posti perché ha una burocrazia troppo complicata e una giustizia che funziona male. Tutto ciò disincentiva gli investimenti in Italia.

– L’Italia rispetto agli altri Paesi europei soffre maggiormente per una burocrazia troppo complessa?

– Anche qui abbiamo statistiche internazionali che danno l’Italia agli ultimi posti, assieme alla Grecia, al Portogallo e a Malta. La burocrazia italiana funziona peggio che negli altri Paesi. Le classifiche internazionali ci trattano sempre molto male. D’altra parte, lo sappiamo benissimo noi cittadini quanto è difficile vivere con tutti questi adempimenti.

– C’è un nesso fra una burocrazia troppo complessa e la corruzione?

– La burocrazia esiste come garanzia della legalità, avendo la pretesa però di regolare tutto, alla fine regoli poco. Si regolano i beni storici, i beni archeologici, i profili ambientali e sanitari. Si controllano tutti i settori assegnandoli ad autorità diverse. Diventa una gabbia con troppi profili e aspetti che regolano. Spesso il cittadino, sfiduciato, che non riesce ad ottenere pratiche o autorizzazioni ricorre alla micro corruzione. I due terzi della micro corruzione sono legati ad atti illeciti. Quando una persona è esasperata, offre un caffè o manda una bottiglia di vino in cambio di avere qualcosa.

– Spesso gli enti e le istanze da cui dipendono i documenti delle persone sono mal connessi fra di loro, non crede?

– Questo è un altro problema che cerco di raccontare nel libro. Ci sono troppi enti. Sono stati creati questi enti perché ciascuno abbia una sua competenza, quindi la polizia segue l’ordine pubblico, la asl segue la sanità, la sovrintendenza i beni culturali e così via. È giustissimo, ma questi enti non si parlano fra loro.

Perché un cittadino possa avere un’autorizzazione non deve scrivere ad un ente, ma a quattordici enti! Abbiamo inventato in realtà degli strumenti di semplificazione e unificazione, cioè lo sportello unico. Alla fine però si tratta di strumenti passacarte e non di strumenti di decisione.

– Qual è la via d’uscita dal tunnel? Si riuscirà mai a semplificare la burocrazia in Italia?

– La risposta più semplice sarebbe dire di no. L’ultimo capitolo del libro è intitolato “la riformite”, parla cioè di tutti i tentativi di riforme fatti da Cavour, Giolitti, Mussolini, De Gasperi e dai ministri più recenti che hanno cercato di semplificare la burocrazia. Per essere ottimisti una speranza c’è: il digitale.

Fino ad ora abbiamo sempre messo pezzi di digitale dentro ai procedimenti tradizionali. I nostri procedimenti sono tuttora pensati come cartacei, ma puoi stampare i documenti e inviarli via pec. Resta comunque la complicazione. Bisognerebbe riuscire a ripensare il procedimento, che deve già nascere digitale. Per esempio si potrebbe avere una sola app attraverso la quale parlare con diverse amministrazioni. Servirebbe in altre parole uno sportello unico digitale. Per fare un parallelo: per noi oggi è molto semplice il sistema di amazon, dove compri qualunque cosa. Ecco, questa dovrebbe essere la direzione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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