10:46 08 Agosto 2020
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Si avvicina il 75-o anniversario dalla vittoria dell’Unione Sovietica sul nazifascismo, il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Fatti storici che spesso e volentieri vengono deformati e sottaciuti per motivi politici. Oggi, più che mai, è importante ricordare il ruolo dell’Urss nella sconfitta sul nazismo.

Dal film di Benigni “La vita è bella”, dove a liberare Auschwitz sono i carri armati con le bandiere a stelle e strisce, fino ai giorni nostri sono tante le occasioni in cui si manipolano le vicende storiche e si svaluta il contributo dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale. In seguito alla risoluzione del Parlamento Europeo dove si equipara il comunismo al nazismo, la Commissione Europea ha pubblicato il giorno della memoria sui suoi canali social che “è importante non dimenticare come 75 anni fa le forze alleate liberarono Auschwitz”.

Ebbene, qual è il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo? Quanto sono pericolose le manipolazioni storiche? Sputnik Italia nell’ambito del suo ciclo di approfondimenti in vista del 75-o anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale ha raggiunto per un’intervista Angelo d’Orsi, storico, già professore ordinario del pensiero politico all’Università degli Studi di Torino, direttore della rivista Historia Magistra.

— Professore d’Orsi, qual è il ruolo dell’Unione Sovietica nella sconfitta del nazismo e quanto è importante parlarne oggi?

— È importante parlarne oggi perché il ruolo dell’Unione Sovietica, storicamente accertato, viene ignorato e incredibilmente svalutato. Come sappiamo, c’è stata una vergognosa risoluzione del Parlamento dell’Unione Europea, la quale si colloca nella svalutazione del ruolo dell’Unione Sovietica. Ogni settimana vi è un’occasione per rilevare questa svalutazione che gli storici non potrebbero ignorare. Questo processo è antistorico e quindi rappresenta un vulnus alla verità storica.

La verità storica ci dice che l’Unione Sovietica è stata decisiva per fermare la svastica. Sarebbe utile se qualcuno dei nostri politici potesse sfogliare il mio libro su Leone Ginzburg per capire che si tratta di un personaggio attuale anche oggi. Ginzburg mentre accadono i fatti si rende conto che a Stalingrado Hitler la guerra l’ha persa. Oggi Stalingrado non viene più citata nel discorso pubblico, è un fatto gravissimo, perché a Stalingrado avviene la svolta decisiva della guerra. La storiografia seria, anche liberale, riconosce che quella battaglia ha avuto un significato decisivo per rovesciare le sorti della guerra e riconosce il contributo decisivo dell’Unione Sovietica. Questo anche grazie alla politica staliniana, lo dico da antistalinista. Stalin ha compiuto stragi ingiustificabili ed efferate, è stato un grande massacratore di comunisti, ma allo stesso tempo ha avuto un ruolo determinante per fare dell’Unione Sovietica, seppure con prezzi altissimi, un baluardo d’acciaio. Stalin ha trasformato l’impianto economico della Russia a tappe accelerate in un impianto industriale. Ciò è servito a dare all’Armata Rossa una forza propulsiva e di resistenza straordinarie. Inoltre c’è un altro aspetto fondamentale.

— Quale?

— Non va dimenticato il ruolo della popolazione russa e non vanno dimenticate le vittime russe: più della metà del totale dei morti provocati dalla Seconda Guerra mondiale sono militari e civili russi. Oggi gli intellettuali dovrebbero fare una battaglia seria per contrastare questa costante e infame svalutazione del ruolo dell’Unione Sovietica. Mi fa piacere ribadirlo su Sputnik all’interno del vostro ciclo dedicato alla celebrazione del 75-o anniversario della vittoria.

— Prima lei citava la risoluzione europea che equipara comunismo e nazismo. Potremmo citare altri casi: la Commissione Europea ha scritto sui suoi canali internet “75 anni fa le forze alleate liberarono Auschwitz”. Quanto sono pericolose e dannose le manipolazioni storiche?

— Potremmo inanellare una collana di svarioni storici, che però non sono determinati dalla mera disconoscenza dei fatti. Si tratta di svarioni storici determinati da un intento politico e ideologico. La frase che lei citava è un esempio clamoroso. Perfino la senatrice Segre è riuscita a rispondere a qualcuno che le ricordava come i sovietici liberarono Auschwitz affermando che questi non hanno liberato niente, perché i nazisti erano già scappati. Ora io vorrei chiedere: ma perché i nazisti sono scappati? Sono scappati perché stava arrivando l’Armata Rossa e non perché ad un certo punto si sono stufati di ammazzare. È stata un’affermazione inaccettabile.

Ci sono tanti esempi di questo genere. Inoltre si possono trovare diverse interviste fatte ai giovani: quei pochi che sapevano cosa fosse stato Auschwitz alla domanda su chi avesse liberato il campo di concentramento rispondevano “gli americani”. Il messaggio di Benigni che fa entrare ad Auschwitz i carri armati con la bandiera a stelle e strisce è passato. L’uso politico della storia deformante finisce per prevalere sulla ricostruzione onesta degli avvenimenti. Benché la domanda di storia sia molto forte da parte dell’opinione pubblica, purtroppo gli storici di professione finiscono per essere obliterati e messi in sordina. Prevalgono i Benigni, i comunicatori e i giornalisti sedicenti storici. La conoscenza storica viene scacciata dal dibattito pubblico dalla moneta cattiva, cioè dalla pseudo storia, dalla doxa, dall’opinione e non dall’episteme.

— Perché avviene tutto questo? Perché così spesso e volentieri viene svalutato questo ruolo e si fa fatica a riconoscere i fatti storici inerenti alla vittoria dell’Unione Sovietica sul nazismo?

— Secondo la mia interpretazione nell’opinione pubblica, opportunamente manipolata secondo i grandi protettorati dell’informazione sul piano occidentale, c’è l’idea di una totale continuità fra comunismo e post comunismo in Russia. L’odio e la paura del comunismo continua nel post comunismo trasformandosi semplicemente in paura della Russia. La russofobia ha antecedenti illustri e risale a tempi lontani. È come il fiume carsico che ogni tanto riemerge, poi sparisce e riemerge ancora.

Ancora una volta devo citare Ginzburg che invitava i suoi compagni anti fascisti a riflettere sul fatto che non si poteva pensare ad un’Europa federale progressista escludendo la Russia. La Russia, ci diceva Ginzburg, è parte integrante d’Europa e l’identità europea che esclude la Russia non è un’identità europea. Come possiamo ricostruire e difendere un’identità europea federale, progressista, democratica escludendo la storia, la cultura e perfino la religiosità russa? Tutto ciò deve fare parte della koinè europea. È un messaggio che viene clamorosamente dimenticato. Noi leggiamo per fortuna ancora Tolstoj, Dostoevskij, leggiamo un po’meno Gorkij. Dimentichiamo che tutti loro sono stati dei giganti della letteratura, che hanno contribuito a definire un campo intellettuale ed etico morale che deve essere ricordato all’interno di un processo di ricostruzione di un’Europa del tutto diversa dall’Unione Europea che troneggia oggi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Seconda Guerra Mondiale, USA, Polonia, URSS
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