18:51 30 Marzo 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
260
Seguici su

La questione dell'utilizzo medico dei cannabinoidi è spesso approcciato come un fatto politico più che scientifico. Ma adesso, con il decreto della Regione Sicilia che prevede la somministrazione gratuita sotto prescrizione, cade un tabù.

In Italia la legge ha ammesso dal 2015 l'accesso alle cure alternative a base di sostanze cannabinoidi. Ma ci sono ancora resistenze di chi teme che l'utilizzo medico possa incentivare quello illegale dello stupefacente. A pagarne le spese sono i malati, che non hanno accesso ai farmaci o che devono pagarli a prezzo pieno. 

La giunta di centrodestra della Regione Sicilia, con il decreto firmato lo scorso  21 gennaio dall'assessore regionale Ruggero Razza, ha approvato l'erogazione  a carico del sistema sanitario regionale dei preparati a base di cannabinoidi per una seri di patologie. Una vera e propria rivoluzione che spiazza i proibizionisti, ma che il presidente Nello Musumeci ha rivendicato.

"Proprio perché siamo contro ogni droga, ogni spacciatore e ogni possibile forma di legalizzazione delle sostanze stupefacenti. Proprio perché siamo contro tutto ciò, non possiamo negare a un siciliano malato di sclerosi, ove lo desiderasse e ritenesse necessario, di provare a lenire le sue sofferenze con i farmaci derivati dalla #cannabisterapeutica, facendoci carico delle spese per questa cura. Prima di essere un atto amministrativo è un atto di civiltà." 

La gratuità è prevista per le terapia contro il dolore cronico e neuropatico e spasmi in patologie sclerosi multipla. Restano fuori alcune gravi patologie ma l'atto dell'assessore Razza allarga lo spettro a ulteriori evidenze scientifiche che emergeranno in quest'ambito.

Per l'erogazione gratuita sarà necessaria la prescrizione di medici specializzati, per terapie di un periodo non superiore ai sei mesi. Le cure a base di cannabinoidi, per lo più preparati galenici, non sono dei sostitutivi assoluti delle terapie tradizionali, ma sono integrative, qualora il soggetto non risponda ai normali trattamenti.

"Il thc ancora non è stato inserito tra i farmaci,  restano ampi margini di studio sia delle proprietà che degli effetti indesiderati. Si può considerare una specie di integratore, che si utilizza come terapia integrata o supplementare su alcune patologie, quando il soggetto non è reattivo ai farmaci tradizionali", ha detto a Sputnik Italia il dottor Enzo Venuto, dirigente medico dell'Asp Catania.

Venuto individua il problema connesso con l'utilizzo terapeutico della cannabis, che si fonda, sostanzialmente, su un grande equivoco: la confusione tra il piano medico  e l'uso illegale della sostanza come stupefacente.

Lo studio della molecola e il suo utilizzo è stato "viziato dall'opinionismo di area. C'è una difficoltà oggettiva nel fare un discorso non ideologico e si finisce per dividere l'opinione pubblica in due settori: quello dell'esaltazione degli effetti benefici, per poterla giustificare a fini che non sono solo farmacologici, l'altro è invece quella della demonizzazione della molecola che viene fatta per allontanare i potenziali rischi".

La "reputazione negativa" della cannabis ha rallentato non solo la diffusione dei trattamenti, ma anche lo studio di tutte le potenzialità mediche e curative della sostanza. Ma che la pianta abbia degli effetti medicinali è un'evidenza su cui concorda la comunità scientifica.

"Non deve stupire che sostanze ad azione stupefacente siano dotati di effetti terapeutici: il farmaco più antico della storia dell’umanità, cioè la morfina, è un importantissimo strumento terapeutico pur essendo una sostanza che induce tossicodipendenza", dice a Sputnik Italia il professor Filippo Drago, ordinario di Farmacologia all'Università di Catania, con cui abbiamo approfondito la questione.

Che tipo di effetti hanno i cannabinoidi nella cura di determinate malattie?

Esiste l’evidenza che i cannabinoidi esercitano diversi effetti clinici utili nella correzione di sintomi importanti di gravi malattie.  L’efficacia dei cannabinoidi, in particolare del tetra-idro-cannabinolo (THC) è stata dimostrata in una serie di patologie del sistema nervoso, quali l’ansia e la depressione, disturbi del movimento e della coordinazione motoria come la Malattia di Parkinson e la Malattia di Huntington, il dolore neuropatico, la sclerosi multipla e le lesioni del midollo spinale. Malattie che colpiscono organi periferici quali l’arteriosclerosi, l’infarto del miocardio, l’ipertensione, lo stroke, il glaucoma, l’obesità e la sindrome metabolica, l'osteoporosi possono ugualmente beneficiare dell’azione terapeutica dei cannabinoidi, anche se tale azione terapeutica non è stata riconosciuta ancora dalle autorità sanitarie.

Attualmente un prodotto è in commercio a base di cannabinoidi, il Sativex, indicato per il trattamento dei sintomi in pazienti affetti da spasticità dovuta alla sclerosi multipla. Il Decreto Ministeriale 9 novembre 2015 stabilisce che la cannabis terapeutica può trovare impiego nel dolore cronico e quello associato a sclerosi multipla, oltre che a lesioni del midollo spinale, alla nausea e al vomito causati da chemioterapia antiblastica, radioterapia e terapie per HIV, come stimolante l’appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa, nel glaucoma, nella sindrome di Gilles de la Tourette.

Esistono effetti collaterali o danni alla salute?

Tutti i farmaci possiedono un profilo di tossicità che va valutato attentamente in rapporto al loro profilo di efficacia. Al di là della possibilità di indurre dipendenza al THC (ma alcuni prodotti derivati dalla Cannabis non sono dotati di effetti stupefacenti) e di determinare gli effetti psichici tipici della marijuana e dell’hashish, quali dispercezioni e disturbi psicotici. Il Sativex può determinare vertigini, sedazione, affaticamento, depressione, disturbi gastrointestinali, ipertensione.

Molti ritengono che aprendo all'uso terapeutico si mostrino gli aspetti positivi della sostanza e quindi si possa in qualche modo promuovere l'uso della sostanza come stupefacente. Ritiene reale questo rischio?

Penso che il rischio esista anche se non si deve pensare che una sostanza stupefacente non possa essere utilizzata per scopi terapeutici. E’ stato già fatto l’esempio della morfina e degli altri analgesici stupefacenti che sono strumenti insostituibili nella terapia del dolore grave cronico.

E’ necessario sperimentare adeguatamente l’efficacia e la sicurezza dei prodotti derivati dalla Cannabis per definirne esattamente il loro ruolo terapeutico. Infatti, è possibile che in molti casi l’efficacia di questi prodotti non sia superiore a quella di altri farmaci già disponibili e con un minore impatto in termini di sicurezza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook