20:22 06 Aprile 2020
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Dunque le lancette del cosiddetto giorno del giudizio sono state spostate 20 secondi di anticipo. Ora separano il mondo dal disastro nucleare solo 100 secondi.

In un'intervista rilasciata a Sputnik Izumi Nakamitsu, vicesegretaria generale e alto rappresentante per il disarmo presso le Nazioni Unite, ha parlato della stabilità strategica in esito al fallimento del Trattato sull'eliminazione dei missili a corto e medio raggio, delle prospettive per la Russia e gli Stati Uniti di estendere il Trattato sulla riduzione delle armi strategiche (START-3) in scadenza l'anno prossimo, della situazione in cui versa il poligono nucleare della Corea del Nord e dell'impatto delle armi ipersoniche.

– In agosto il Trattato sull'eliminazione dei missili a medio e corto raggio (INF) ha cessato di esistere. Come ha influito questo sulla stabilità strategica globale?

– Penso che (il fallimento del Trattato INF, NdR) sia stato estremamente deplorevole. Come lei ha giustamente sottolineato, questo ha avuto delle conseguenze. E ora ne stanno parlando diverse istituzioni. Fino all'ultimo momento, il Segretario generale (dell’ONU, NdR) ha invitato entrambe le parti del Trattato ad avviare un dialogo diretto, chiedendo ad esse di fare un tentativo per risolvere le controversie emerse. Purtroppo questo non è accaduto.

Quindi il Trattato non esiste più. E noto che molti Stati europei stanno esprimendo la loro preoccupazione. Ovviamente questa situazione avrà un impatto diretto sulla sicurezza europea. Alcune regioni, quali l’Asia, cominciano a sostenere che al momento, oltre al fallimento del Trattato INF, molti degli accordi che sostenevano la stabilità a livello globale stanno cessando di esistere. La preoccupazione in tal senso è grande.

Sta succedendo qualcosa di interessante... Non so quanto il termine "interessante" sia adatto in questo contesto. Ma il fatto che il Trattato INF non sia più in vigore dal 2 agosto ha indotto molti Paesi (Stati Uniti, Russia e molti Paesi europei) a pensare che forse sia ora di elaborare una nuova strategia per il controllo degli armamenti e il disarmo.

Nel mondo oggi molte cose stanno cambiando. Alcune delle piattaforme di dialogo, degli accordi vigenti e degli strumenti utilizzati perdono di efficacia. Dobbiamo quindi pensare ai nuovi approcci, alla nuova strategia (o agli elementi di una nuova strategia) in termini di sicurezza. Questo è un effetto collaterale, se volete, di ciò che è accaduto ad agosto.

Ma in fin dei conti, siamo tutti preoccupati. Speriamo che nessuno Stato, nemmeno gli Stati Uniti e la Russia, adotti provvedimenti pericolosi e destabilizzanti o proceda a dispiegare armi in Europa.

– Lei ha menzionato le preoccupazioni dei Paesi europei, così come la sua preoccupazione per il possibile dispiegamento di armamenti. A questo proposito, ritiene utile la proposta del presidente russo Vladimir Putin rivolta ai partner europei e americani di firmare un memorandum sul non dispiegamento di missili a medio e corto raggio?

– Non conosco tutti i dettagli di questa particolare proposta, ma qualsiasi iniziativa che scoraggi gli Stati dall'intraprendere azioni potenzialmente destabilizzanti, qualsiasi proposta sincera come questa, non è che benvenuta. Spero davvero che, con l’uscita dalla scena del Tratto INF, i Paesi prendano seriamente in considerazione l’adozione di nuove misure per preservare la stabilità nella regione.

Come ho detto, la fine del Trattato INF ha certamente un impatto diretto anche sull'Europa. Ma ha sollevato preoccupazioni in tutto il mondo in merito al disarmo e alle questioni di sicurezza internazionale.

– Finora i partner stranieri di Mosca si sono dimostrati scettici nei confronti della proposta avanzata dalla Federazione Russa. Non pensa che sarebbero i Paesi della NATO a dover mostrare maggiore attenzione all'iniziativa russa?

– Non sono esattamente al corrente delle discussioni attualmente in corso in seno alla NATO. Ma ho la sensazione che probabilmente stiano già discutendo tutti questi temi. Il fallimento del Trattato INF è cosa recente, dunque sono sicuro che staranno passando al vaglio eventuali nuove misure da adottare. Qualsivoglia proposta volta a evitare l’adozione di provvedimenti destabilizzanti dovrebbe essere presa in considerazione con la massima serietà. Non si tratta soltanto della proposta avanzata dal presidente Putin, dei cui dettagli tra l’altro non ho preso visione.

– Vi è un altro trattato estremamente importante che non è ancora caduto nel dimenticatoio, lo START 3. È in scadenza nel 2021. A Suo avviso, il trattato che sostituirà lo START-3 dovrebbe includere non solo Russia e Stati Uniti, ma anche potenze nucleari come Cina, Francia e Regno Unito?

– In fin dei conti, se si vuole davvero ridurre il numero di armi nucleari, sarebbe auspicabile che tutti gli Stati in possesso di tali armi aderissero al trattato. Purtroppo, però, non abbiamo ancora conseguito questo risultato.

Il primo passo che auspichiamo (non solo io, ma anche il Segretario generale) è l'estensione dello START-3 da parte di Stati Uniti e Russia. Il trattato prevede una proroga di 5 anni. E noi vogliamo che questo accada.

I recenti sforzi profusi per assicurare la multilateralità di questo trattato sono un compito complesso. Non succede di certo da un giorno all’altro. Per questo motivo, non è una buona idea tentare di coniugare la risoluzione della questione estremamente urgente relativa alla proroga del trattato e di quella che afferisce invece all’adesione allo stesso di Cina e altre nazioni. Probabilmente dovremo distinguere la trattazione delle due questioni poiché desideriamo che il trattato venga prorogato fino ad esaurimento della sua validità.

Ma in fin dei conti, se vogliamo davvero eliminare le armi nucleari, tutti gli Stati che le possiedono dovrebbero essere coinvolti nell'accordo. Tutti loro hanno un certo grado di responsabilità. Tuttavia, se si considera unicamente il numero di testate, Stati Uniti e Russia detengono ancora circa il 90% dell'arsenale totale. Quindi, riteniamo che su di loro ricada una parte importante della responsabilità in materia di disarmo. Per questo, invitiamo entrambe queste nazioni a cooperare tra di loro per estendere la validità dello START-3.

– Ma ad un certo punto, in un prossimo futuro, sarebbe bene coinvolgere anche le altre potenze nucleari in una sorta di accordo congiunto?

– Sì, servirebbe un qualche tipo di accordo. È vero.

– Il Segretario generale dell'ONU intende incontrare personalmente il presidente Trump e il presidente Putin per spingerli ad approvare la proroga del trattato?

– Il Segretario incontra entrambi i leader durante i vertici. Lo fa regolarmente. E quando si incontrano (questo è, ovviamente, a livello di capi di Stato), non parlano solo di questioni relative al disarmo, ma anche di altre sfide di ogni tipo. Credo che questo tema venga incluso nell'ordine del giorno della discussione. Il Segretario generale ne parla sia in discorsi pubblici, rivolgendosi alla stampa, sia personalmente ai presidenti. Li ha già incoraggiati a lavorare alla proroga dello START-3.

– È previsto un incontro a questo livello con i leader dei due Stati nel prossimo futuro?

– Tali incontri vengono solitamente annunciati poco prima dei negoziati stessi. Quindi, non so quando si terrà il prossimo incontro di questa tipologia. Ma sono certa che il Segretario generale ha ben presente questo tema tra le sue priorità.

– Il nuovo trattato strategico sugli armamenti strategici offensivi dovrà tener conto anche delle nuove armi russe quali il Kinzhal, il Burevestnik e i Poseydon che di fatto non sono armi strategiche?

– Sì e no. Proviamo a concentrarci sul mantenere ciò che abbiamo. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta con il Trattato INF. Ma lo START-3 è ancora attivo. Quindi, proviamo a conservare ciò che già abbiamo e ad estenderlo nei limiti del possiamo, ossia per 5 anni.

Ad un certo punto, si dovranno passare al vaglio anche questi nuovi sistemi di armamenti che potrebbero avere un impatto a livello strategico.

È interessante che nelle condizioni attuali molti si rendano conto del reale cambiamento delle cose. La situazione a livello strategico è cambiata enormemente. Questo è accaduto in parte per via di questi nuovi sistemi di armamento e in parte per quelli tradizionali ad impatto strategico. Dunque, sarà necessario rivedere gli attuali approcci, analizzarli e studiarli da vicino. A mio avviso, sono proprio questi gli aspetti che i Ministeri della difesa delle grandi nazioni dovranno prendere in esame.

Tutto ciò che riguarda, ad esempio, lo sviluppo scientifico e tecnologico nell’ambito cibernetico, spaziale e dell’intelligenza artificiale è di fondamentale importanza. Le armi ipersoniche potrebbero essere equipaggiate con testate nucleari così come con unità di combattimento tradizionali. Dunque, al momento sono molti i punti all’ordine del giorno da discutere in maniera approfondita.

– Ma in primo luogo sarà necessario estendere la validità dello START-3 nella sua forma attuale?

– Sì, per conservare quello che abbiamo già raggiunto. Infatti, tutti riconoscono che sia in corso moltissimi cambiamenti e che dobbiamo elaborare una nuova strategia. Tuttavia, si tratta di un processo lungo. Inoltre, eliminare ciò che è stato per poi ricominciare a discutere di aspetti nuovi è estremamente pericoloso. Sarebbe molto meglio se conservassimo ciò che già abbiamo raggiunto e allo stesso tempo cominciassimo a discutere degli aspetti alla base della nuova strategia. Questo è ciò che auspichiamo.

– L'ONU dispone di dati affidabili sugli armamenti strategici che detiene la Corea del Nord?

– L'AIEA, agenzia dell’ONU per l’energia atomica, ha avuto accesso ai dati della Corea del Nord fino al 2009. Da allora l’accesso è stato negato e ci si basa su materiali ricavati da fonti di libera fruizione quali immagini catturate dai satelliti. Quindi la risposta è no, non abbiamo informazioni indipendenti circa ciò che realmente accade in Corea del Nord.

– Quindi al momento l’ONU non dispone di informazioni relative alle misure adottate dalla Corea del Nord dal 2009 in poi?

– Esatto. Le capacità dell'ONU di valutare e comprendere cosa stia accadendo in Corea del Nord sono assai limitate.

– Nel 2018 le autorità nordcoreano hanno smantellato il poligono nucleare di Punggye-ri. È stato distrutto definitivamente e senza possibilità di un’eventuale futura ricostruzione? Può confermarlo?

– Ci è stato negato l’accesso al sito. È stato invitato solamente un ristretto gruppo di giornalisti. Ma per confermare l’effettiva distruzione del sito servono grandi conoscenze tecniche. Dunque, considerata l’assenza di veri esperti in loco non possiamo affermare con certezza l’avvenuta distruzione del sito e l’impossibilità di una sua futura ricostruzione.

– Disponete di dati relativi all'esistenza di altri poligoni nucleari attualmente operativi in Corea del Nord?

– No. A Vienna ha sede l’Organizzazione del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari la quale dispone di un sistema di monitoraggio internazionale. In sostanza, qualora si verifichi un test nucleare sotterraneo, questa è in grado di rilevarlo. È la nostra vera e propria fonte di informazioni affidabili. Nell’ultimo periodo non ha rilevato segnali di ulteriori nuovi test. La risposta alla Sua domanda è che non lo sappiamo. Al momento non abbiamo sentito parlare dello svolgimento di alcun test.

– Ritiene che l’Accordo sul nucleare iraniano possa avere un futuro?

– Dallo scorso luglio, l'Iran ha ridotto significativamente i suoi impegni in materia nucleare nell'ambito dell’Accordo. Di conseguenza, i Paesi europei hanno deferito la questione alla Commissione congiunta per la risoluzione delle controversie.

Va detto che al momento l’Accordo sul nucleare deve affrontare uno dei problemi maggiori. Alla luce della recente e brusca escalation di tensioni in Medio Oriente si potrebbe facilmente sentenziare che l’Accordo sul nucleare iraniano ha vita breve. Tuttavia, l’avvio del meccanismo di risoluzione delle controversie non implica il ripristino automatico di tutte le precedenti sanzioni comminate dall’ONU contro l’Iran oppure il coinvolgimento del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Il meccanismo di risoluzione delle controversie consiste in una serie di misure che permettono alle parti di discutere e risolvere le questioni in modo da soddisfare tutti i soggetti coinvolti. I rappresentanti delle nazioni europei hanno discusso con me personalmente. In occasione di colloqui con altri alti funzionari dell’ONU è stato di recente osservato che l’avvio del meccanismo di risoluzione delle controversie era semplicemente parte del compito loro assegnatogli. L’obiettivo è utilizzare qualsiasi piattaforma disponibile per cooperare con l’Iran e convincerlo a rispettare nuovamente in toto l’Accordo sul nucleare. Anche l’Iran coerentemente ha dichiarato che le misure adottate per ridurre i propri impegni nell’ambito dell’Accordo sono reversibili.

Al momento bisogna sfruttare tutte le possibilità per trovare una soluzione. Dobbiamo trovare il modo di indurre l’Iran a rispettare nuovamente tutte le condizioni dell’accordo e di garantire a Teheran vantaggi economici significativi. La conservazione dell’Accordo sul nucleare iraniano è più importante che mai.

– Come valuta il rifiuto Stati Uniti e Israele di partecipare alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla creazione di un’area libera da qualsivoglia arma di distruzione di massa in Medio Oriente? In che misura la posizione assunta dai due Stati può aggravare la situazione nella regione?

– Credo che in questo contesto l'impatto sulla situazione generale sia minimo. Ma vorrei sottolineare in questa occasione che il primo incontro di questo convegno ha riscosso un grande successo. Credo che abbia superato le aspettative di tutti. I Paesi partecipanti si sono pienamente impegnati in un processo aperto e inclusivo. Il processo non si è precluso a Israele e agli Stati Uniti. Infatti, nella loro dichiarazione politica i Paesi partecipanti hanno ribadito che tutti gli Stati della regione erano invitati a partecipare al processo. Quindi, speriamo vivamente che alla fine anche loro (e in particolare mi riferisco a Israele) possano partecipare. Noi faremo del nostro meglio per far sì che ciò avvenga.

Penso che i Paesi che hanno partecipato alla conferenza siano stati in grado di adottare un approccio moderato e di far capire che si è trattato di una piattaforma utile. Tutti i Paesi osservatori che hanno partecipato, quali la Federazione Russa, il Regno Unito, la Francia e la Cina, si sono detti molto soddisfatti dell'esito di questo incontro. Quindi, a nostro avviso, sono stati cinque giorni molto positivi quelli della conferenza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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