05:43 23 Ottobre 2020
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Oltre i drammatici effetti da un punto di vista sanitario in Cina, il Coronavirus contagia in gran misura i mercati e l’economia mondiale, Italia inclusa. La Cina è un nodo fondamentale delle catene di fornitura globale e i turisti cinesi, prima del virus, rappresentavano una fonte di ricchezza per il Belpaese.

Qual è il vero impatto del Coronavirus e quando si riprenderà l’economia?

L’economia della Cina ha subito una dura battuta d’arresto dovuta alla diffusione del Coronavirus, il Pil del Paese scende e le imprese chiudono i battenti. A preoccupare, oltre alle numerose vittime, sono gli effetti del virus sull’economia cinese e i mercati internazionali. Il 2020 era stato annunciato come l’anno del turismo e della cultura Italia-Cina, ma proprio il turismo è stato fra i settori a soffrirne di più.

Le conseguenze dell’epidemia hanno contagiato anche l’Europa e l’Italia. Quali sono i mercati maggiormente colpiti e quali sono le prospettive per l’economia globale? Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Giuliano Noci, prorettore del Polo territoriale cinese presso il Politecnico di Milano.

– Giuliano Noci, qual è l’impatto economico del Coronavirus?

– L’impatto rischia di essere molto rilevante e potrebbe essere addirittura superiore a quello della guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina. Questo virus si è scatenato in un momento di massima spinta dei consumi interni, cioè il Capodanno lunare. In questo senso vi è una ripercussione importante nel momento in cui 400 milioni si spostano per il turismo.

Vi è poi il tema di inevitabili ripercussioni che vedremo sull’automotive. Nei prossimi mesi non è facile che il mercato si riprenda. Non scordiamoci poi delle catene di forniture globali, la Cina è stata ed è tuttora il workshop produttivo di molte industries, se pensiamo a tutto il mondo dell’elettronica, della telefonia, dei cip e degli elettrodomestici. Parliamo in totale di oltre un paio di punti persi del pil. Non è chiara la diffusione dell’epidemia. Molti lavoratori non sono tornati nelle aree dove lavoravano. L’impatto in Cina è molto importante, l’entità dipenderà da quanto durerà questa situazione.

– Quali saranno le ripercussioni economiche del virus in Europa e soprattutto in Italia?

– Le conseguenze sono immediatamente dirette. La Cina è il mercato più importante al mondo per numerose categorie merceologiche. Se pensiamo all’automotive la Germania avrà ripercussioni pesanti, di conseguenza anche l’Italia, che è un Paese di fornitura di molti assemblatori di automobili. C’è inoltre una ripercussione importante in termini di aziende che esportano in Cina.

Alcune aziende hanno già annunciato che cominciano ad avere carenze di componenti, la stessa Apple ha dichiarato che non riuscirà a consegnare gli iphone da un certo punto in avanti, si ridurranno i volumi di consegna. Sperimenteremo per la prima volta il fatto che le catene di fornitura sono globali. Nel momento in cui un nodo così importante va in difficoltà, le ripercussioni hanno una dimensione globale. Vi è un altro elemento cruciale.

– Quale?

– Il turismo, un elemento che impatta in particolar modo sull’Italia. I cinesi sono la popolazione turistica più grande del pianeta, in Italia sono il primo scontrino medio, parliamo di oltre mille euro a scontrino. L’anno scorso erano stati 5 milioni i turisti cinesi, il 2020 era inoltre l’anno del turismo e della cultura Italia-Cina. In quest’ambito le ripercussioni sono molto gravi. Per l’Italia, così come per la Francia, si aggiunge un ulteriore tema, cioè quello del lusso. La domanda dei beni di lusso dipende quasi dal 50% degli acquisti dei cinesi. Il lusso, assieme all’automotive saranno i settori maggiormente colpiti. Al di là di un drammatico impatto da un punto di vista sanitario, le conseguenze economiche saranno quindi rilevanti.

– Lei come valuta la reazione del governo cinese a questa drammatica e complessa situazione? In molti hanno criticato il ritardo della Cina nell’affrontare il problema.

– Al di là del ritardo che io non sono in grado di commentare, la reazione della Cina è stata eccezionale, unica al mondo; qualsiasi altro Paese non avrebbe mai potuto fare quello che ha fatto la Cina. La Cina ha messo in quarantena 60 milioni di persone. Io ho contatti quotidiani con i cinesi: per il sistema di valori confuciani i cinesi hanno un profondissimo rispetto della società e quindi stanno attentissimi. Le città sono ancora deserte, gli scambi sono minimizzati. La reazione è stata unica e ben diversa rispetto alla Sars.

– Come valuta invece la reazione che c’è stata in Italia e la diffusione del panico sui media e nell’opinione pubblica?

– La reazione italiana è sconsiderata. Da nessuna parte nel mondo è andata così, ho tanti colleghi internazionali che sono sorpresi dalla reazione italiana. La chiusura dei voli è irrilevante: in un mondo globale in cui tutti gli aeroporti sono aperti che l’Italia chiuda i voli diretti non vuol dire niente. I cinesi infatti stanno arrivando da altri aeroporti internazionali. Il livello di allarme nella società è davvero eccessivo. In Italia sono stati registrati 3 casi, di cui 2 cinesi. Ci vuole comunque tanta attenzione, ma l’allarme è eccessivo. Bene ha fatto il presidente della Repubblica Mattarella ad andare nella scuola con tutti i bambini cinesi, facendo capire che la situazione è seria, ma va presa per quello che è. Non serve sovraccaricare il tutto di stati emotivi, che non giovano a nessuno.

– Quanto dureranno ancora gli effetti economici del Coronavirus?

– Molti ritengono che potrebbe essere la fase calante. È probabile, ma non è certo. Se adesso riprendono le fabbriche si entra in una situazione nuova. Fino alla settimana scorsa era tutto chiuso, con le fabbriche aperte i contatti aumentano.

Sarà cruciale la prossima settimana. Se la settimana entrante la derivata si riduce e non aumentano i contagi la situazione cambia. Aumenterà il livello di interconnessione fra persone, probabilmente entreremo in una fase diversa. Credo che ad oggi sia presto per dirlo, abbiamo una settimana per capire il trend. Oltre il 90% dei casi di contagio comunque si concentrano nella zona di Wuhan, e questo è positivo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Coronavirus, Economia
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