22:08 17 Febbraio 2020
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Gli impegni presi dall'azienda con il governo per rilanciare la produzione non sono rispettati né a Napoli né negli altri stabilimenti Whirlpool. Questo l'allarme della Fiom.

"La nostra preoccupazione non si limita all'emergenza imminente su Napoli, ma al fatto che l'azienda non ha realizzato gli investimenti e quelle politiche commerciali previste nell'accordo quadro con il governo sul piano industriale", ha detto a Sputnik Italia Claudia Ferri, coordinatrice nazionale di Fiom-Cgil.

"Noi riscontriamo un immobilismo rispetto all'accordo - prosegue Ferri - Le crescite di volume prudenziali non sono né prudenti né sono state rispettate".

Whirlpool ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Napoli, ma quello partenopeo non è l'unico stabilimento in cui l'accordo quadro non è stato rispettato. La realizzazione del piano industriale è in ritardo generale: molti dei volumi promessi non sono stati inviati, il personale in riduzione con incentivi all'uscita volontaria, la produzione è in diminuzione, le ore di solidarietà sono le stesse che nel 2018.

Ma non è solo la mancata saturazione - totale e parziale - che preoccupa sindacati e operai. La multinazionale trasferisce uffici e mansioni in est Europa. La dislocazione dei centri decisionali contraddice la ratio dell'accordo siglato con il governo per il rilancio, cioè la centralità strategica dell'Italia nell'area Emea. 

Il timore di molti è che i vertici abbiano firmato l'accordo, prendendo gli ammortizzatori sociali, ma con l'intenzione di portare le fabbriche a chiusura. Una dopo l'altra, come un “carciofo che si sfoglia una foglia per volta” precisa Claudia Ferri.

L'accordo per il rilancio entro il 2021

Il 25 ottobre 2018 Whirlpool firma un accordo con il governo per portare, con l'aiuto di un piano straordinario di ammortizzatori sociali in deroga e altri incentivi, tutti gli stabilimenti del gruppo alla saturazione totale, rilanciando la produzione e la centralità strategica dell'Italia nell'area Emea. 

Il 31 maggio 2019, viene annunciato lo spostamento della produzione e la chiusura dello stabilimento di Napoli che, secondo i piani doveva essere il centro di produzione Emea di lavatrici di alta gamma e a cui l'azienda aveva destinato 17 milioni di investimenti. Il 29 gennaio 2020, dopo mesi di trattative con il governo, la multinazionale annuncia la chiusura entro la fine del 2020.

I vertici garantiscono che la cessazione della produzione sia prevista solo su Napoli, ma operai, rsu e sindacati temono di essere “davanti a un processo che parte da Napoli, e a seguire riguardi tutti gli altri stabilimenti”, ci spiega Rosario Rappa, segretario provinciale Fiom di Napoli.

“Se non si blocca questo processo di cui Napoli  è la chiave di volta, bene che va ci rimarrà lo stabilimento di Varese, come succursale della Polonia”.

La centralità dell'Italia in Emea e gli investimenti sulle altre fabbriche del gruppo, assicura l'ad Luigi La Morgia, non sono in discussione. Ma è davvero così?

fornita da Antonio Donnarumma

Nessuno è al sicuro

Dinnanzi alla decisione di Whirlpool di retrocedere unilateralmente dagli impegni, il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli ha dichiarato che il governo non ha gli strumenti per costringere la multinazionale a rispettare gli accordi, nonostante l'azienda stia usufruendo di contributi di natura pubblica.

“Il ministro di un governo non può dichiarare la sua impotenza, perché non ha gli strumenti. Gli strumenti sono di natura legislativa. Ha avuto 8 mesi, ne ha altri 10. Se c'è la necessità di modificare alcune norme di legge, per mettere in campo azioni di contrasto a un processo di delocalizzazione, perché di questo si tratta, il governo ha avuto e ha ancora tutto il tempo per poterlo fare, anche con legislazione d'urgenza”, spiega Rosario Rappa a Sputnik Italia.

“Quando il governo è una delle parti – prosegue il segretario provinciale Fiom - e l'accordo è stato siglato e garantito da elementi economici, come gli ammortizzatori, allora quello che viene messo in discussione è se siamo uno stato di diritto, in cui la legge ha forza, o se siamo una repubblica delle banane. Perché  significa che tutti possono sottoscrivere un accordo al ministero e poi rimangiarsi la parola il giorno dopo senza pagarne le conseguenze”.

Questo vuol dire che qualora la società decidesse, potrebbe spostare altri stabilimenti senza conseguenze. Nessun sito, nessun posto di lavoro è garantito dall'accordo. Sono diverse le fabbriche in criticità analoghe a quelle di Napoli, in ammortizzatori sociali e incentivi all'uscita volontaria e che soffrono ritardi nell'adempimento del piano industriale.

La situazione a Comunanza e Siena

“In fabbrica c'è preoccupazione. Pensiamo che dopo l'eventuale chiusura di Napoli l'azienda da qui in avanti avrà le mani libere per fare qualsiasi cosa”. Lo dichiara a Sputnik Italia Gianni Lanciotti, rsu di Comunanza (AP).

Uno stabilimento che come quello di Napoli, insiste su un luogo sensibile, che ha vissuto il terremoto del 2016, e che è solo parzialmente saturato. Nel piano industriale Comunanza avrebbe dovuto ricevere il reshore dalla Polonia e diventare polo Emea per le lavasciuga, trasferendo la produzione Indesit di lavatrici a Napoli.

“Il piano è stato rispettato parzialmente. Gli investimenti per un certo numero di soldi e totalmente non sono stati fatti e ad oggi non abbiamo le produzioni aggiuntive previste”.

Dalla firma dell'accordo ci sono state 90 uscite dovute all'incentivo all'esodo, che hanno ridotto il personale a 320 unità, mentre le ore di solidarietà sono le stesse degli anni pre-accordo.

Perché un'azienda che ha in mente un rilancio, taglia personale mantenendo basso il livello della produzione?

“Se l'organico si assottiglia e arriva sotto un certo livello – osserva Lanciotti - poi diventa difficilmente sostenibile il sito, per le spese fisse. Se non ci sono determinati volumi e di conseguenza determinati addetti la sua sopravvivenza è fortemente a rischio”.

Nella stessa situazione si trova lo stabilimento di Siena. Una riduzione del personale di 70 unità in un anno, ammortizzatori sociali usati al massimo e contenimento della produzione.

“Su Siena nel piano industriale c'è l'impegno ad aumentare la produzione di 150 mila pezzi circa, da 300.000 a 450.000. Ma ultimamente hanno fatto un bilanciamento su una linea per fare meno pezzi al giorno. Quindi siamo veramente alla sagra dell'incoerenza”, ci spiega il rappresentante sindacale Stefano Borgogni.

“Le mosse dell'azienda – prosegue Borgogni - fanno pensare a un processo di dislocamento, se non a breve termine a medio lungo. Perché stanno spostando non solo gli stabilimenti produttivi, ma anche molte funzioni che prima erano in Italia, a Pero e Fabriano, funzioni centrali che spostano in Polonia, quindi la nostra paura è che piano piano Whirlpool faccia fuori le fabbriche piccole, per poi spostarsi piano piano verso i paesi dell'Est.

  • Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    © Foto : Antonio Donnarumma
  • Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    © Foto : Antonio Donnarumma
  • Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    © Foto : Antonio Donnarumma
  • Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    © Foto : Antonio Donnarumma
  • Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    © Foto : Antonio Donnarumma
  • Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
    © Foto : Antonio Donnarumma
  • La manifestazione dei lavoratori Whirlpool, Roma, 4 ottobre
    La manifestazione dei lavoratori Whirlpool, Roma, 4 ottobre
    © Foto : Claudia Ferri
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© Foto : Antonio Donnarumma
Le manifestazioni dei lavoratori Whirlpool
Delocalizzazione delle funzioni strategiche

Lo stabilimento di Fabriano, centro decisionale strategico di Whirlpool per tutta l'area Emea, vive da tempo un processo di dislocazione delle funzioni. Uno “stillicidio” di posizioni e funzioni centrali (logistica, finance, ufficio legale) che vengono trasferite all'estero con cadenza quasi quotidiana, spiega a Sputnik Italia Pierpaolo Pullini, Cgil Ancona.

Scelte aziendali in contraddizione con la ratio del rilancio degli stabilimenti e con l'obiettivo della centralità dell'Italia nell'area Emea.

“Il rischio è quello che restino esclusivamente delle funzioni di supporto che quindi non ci sia una centralità vera e propria all'interno della strategia di Whirlpool - sottolinea Pullini - E poi se continua questa cosa che degli uffici importanti cominciano ad essere spostati anche le parti primarie, significa che la multinazionale potrebbe anche avere in mente che l'head quarter, il quartier generale di Emea non sia più in Italia, ma si sposta in un altro paese. Questa è la preoccupazione che c'è. Chiaramente non è una certezza però è un campanello d'allarme che ci suona”.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Italia, Whirlpool
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