23:34 19 Febbraio 2020
Interviste
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Le Sardine dalle piazze entrano a Palazzo. I pesciolini che si definiscono apartitici, ma parlano con i ministri e chiedono un incontro con lo stesso premier Conte, hanno fissato per il 16 febbraio a Roma la loro prossima manifestazione. Chi sono realmente le sardine e che prospettive politiche hanno?

In seguito al recente incontro con il ministro per il Sud Provenzano le sardine sul proprio profilo Facebook specificano che si offrono “come strumenti di dialogo, di confronto, di analisi, di critica costruttiva e di intraprendenza”. “Che ognuno stia al suo posto: i politici in Parlamento, le sardine in mare aperto, nessuno sul divano, né in poltrona” continua il post.

I giornali parlano già delle prime spaccature all’interno del movimento. Dalla compromettente foto con i Benetton alla proposta bizzarra di creare un programma Erasmus fra il Nord e il Sud Italia, qual è la vera identità delle Sardine? Durante i colloqui con i ministri i pesciolini “apartitici” si espongono in qualità di cosa? Riusciranno a stare a galla nel mare della politica ancora per molto? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Marco Tarchi, politologo, professore di scienza politica all’università di Firenze.

– Professore Tarchi, ritiene che il movimento delle Sardine sia realmente spontaneo?

– Penso che lo sia solo in parte. Può darsi che l’idea iniziale sia venuta spontaneamente, ma di sicuro, non appena il primo incontro in piazza ha avuto successo, sono arrivate – e sono state accolte ben volentieri – le sponsorizzazioni mediatiche e politiche, e probabilmente i sostegni logistici e finanziari. Con la sola buona volontà, fenomeni di questo tipo non si tengono in piedi. E poi l’obiettivo era chiaro: far vincere il “buon” centrosinistra contro i “cattivi” populisti, rimobilitare tutti coloro che, pur sentendosi di sinistra, di andare a votare per il Pd avevano poca voglia.

– Le Sardine si rendono conto, a suo avviso, che non basta lottare solo nelle piazze, ma vi è la necessità di creare un partito con un programma? Altrimenti si tratta solo di un club o un gruppo di persone che condividono gli stessi interessi...

– Non credo che vogliano creare un partito. A loro conviene, in tutti i sensi, rimanere nello status di organizzazione fiancheggiatrice di altri partiti (allo stato attuale, il Pd), pur rivendicando a parole l’indipendenza. Ogni forma di istituzionalizzazione – fra l’altro, costosa – li metterebbe in una condizione di concorrenza che indurrebbe gli attuali sponsors a fare un passo indietro. Già si leggono, su giornali che li hanno entusiasticamente accolti e sostenuti, articoli che ne sottolineano spaccature e contraddizioni. È un sintomo eloquente. Un conto è fare da ariete contro il “nemico”, un altro proporsi come alternativa agli “amici”. Finirebbero in un angolo.

– Le sardine dovrebbero stilare un programma con scritto per cosa lottano. Hanno degli ideologi concreti?

– Il programma lo hanno già, nei fatti, e non lo hanno certo scritto loro. Sono gli alfieri di tutto ciò che suona “politicamente corretto”: una versione un po’ edulcorata e garbata nelle forme dei temi da sempre cavalcati dai centri sociali e in generale dalla sinistra radicale: contro le frontiere e le identità, per l’immigrazione, la multietnicità e il multiculturalismo, a favore delle rivendicazioni e delle “conquiste” Lgbt e dell’ideologia del genere, per un generico permissivismo etico, per una ideologia dei diritti di quasi ogni genere e specie (fuorché, ovviamente, quello, rivendicato dai loro avversari, di non condividere le loro convinzioni), per un’anacronistica riproposizione dello scontro fascismo/antifascismo, e così via.

– Il Movimento 5 stelle perde colpi, le Sardine sembrano essere sempre più popolari. Come si posizionano le sardine — un movimento di estrema sinistra o di centro sinistra? In Italia c’è il bisogno secondo lei di un partito di centro sinistra, quindi «più a destra» del Partito Democratico e di Italia viva?

– Più a destra di Italia viva mi sembra impossibile, per chi voglia conservare anche un brandello dell’etichetta “sinistra”. E anche il Pd non viaggia molto lontano da quelle posizioni. Certo, nella base conserva ancora qualche irriducibile ingenuo convinto che Zingaretti e i suoi possano un giorno rialzare i vessilli delle battaglie del Pci (si veda il dirigente locale che, nel giorno del ricordo delle foibe, ha postato un encomio del maresciallo Tito), ma ai vertici le idee sono tutt’altre: stare nel centrosinistra guardando più al centro che a sinistra. Del resto, il fallimento di Leu e di ogni altra formazione a sinistra del Pd è eloquente. Che le Sardine possano raccogliere i consensi in uscita dal M5S mi sembra molto improbabile. La loro “popolarità” è di circostanza e destinata ad esaurirsi, a meno che non svolgano sempre e solo il ruolo di battistrada di sinistre già ben note e sperimentate.

– Le sardine si dipingono «anti populiste». Oggi chi è realmente populista nel panorama politico del Paese secondo lei?

– Se l’aggettivo è usato non in declinazioni polemiche e onnicomprensive, ma seguendo una logica scientifica che vede nel populismo una ben precisa mentalità soltanto la Lega (anche se, negli ultimi tempi, con minore convinzione, su alcuni versanti). Beppe Grillo per una decina d’anni ha interpretato perfettamente la mentalità populista, ma oggi ha cambiato rotta e nel M5S da sempre c’è stata una riluttanza a seguire per intero la linea da lui tracciata. Unica eccezione: Di Battista.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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