23:25 19 Febbraio 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
2110
Seguici su

Secondo l’Istat il calo della produzione industriale italiana nel 2019 è stato dell’1,3% rispetto al 2018, il peggiore dato dal 2014. Fra problemi strutturali, uno scenario internazionale critico e l’allarme Coronavirus le prospettive non sembrano per niente rosee.

Brutte notizie per l’economia italiana. Secondo i dati Istat l’industria italiana nel 2019 è crollata: -1,3% rispetto all’anno precedente. Il Pil del Paese rallenta e non dà segnali di ripresa.

Mentre i mercati internazionali sono messi alla prova dal coronavirus, il governo italiano che cosa fa? Quali misure andrebbero messe in campo per frenare la crisi economica che colpisce il Paese? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Francesco Daveri, professore di macroeconomia presso SDA Bocconi School of Management.

– Il 2019 è stato un anno orribile per l’industria. Francesco Daveri, possiamo dire che le politiche degli ultimi due governi non hanno dato frutti e l’Italia è tornata in recessione?

– Mi sembra presto per dire che l’Italia tornerà in recessione. Quello che si vede dai dati però, variabili di trimestre in trimestre, è che la crescita è attorno allo 0. Ci sono stati trimestri con una crescita marginale dello 0,1%. Da otto trimestri sostanzialmente l’economia italiana fa crescita zero. Alcuni dati dell’industria per gennaio 2020 prima dello scoppio del coronavirus segnalavano un ritorno di fiducia degli imprenditori per l’inizio dell’anno. Vedremo adesso gli effetti del virus sull’economia…

– Meno 1,3% per il 2019 rispetto al 2018. Questo è il dato Istat peggiore dal 2014 per l’industria italiana.

– Ovviamente è un dato molto negativo. Il Pil è composto però dalla produzione industriale e dalla produzione di servizi. Il dato dei servizi è stato abbastanza positivo da generare un +0,2%. L’Italia ha, come la Germania, un’economia a due facce: l’industria va male, il settore dei servizi ha continuato a mostrare segni positivi.

– Che cos’è necessario fare per fermare il crollo dell’industria?

– Da un alto una parte di questo rallentamento è importato dall’estero: l’economia italiana è molto esposta al commercio estero, dobbiamo esportare tanto. Se la Germania va male esportiamo di meno. C’è da dire che gli Stati Uniti stanno andando molto bene adesso. In Europa Francia e Spagna stanno meglio della Germania. Se la Germania dovesse peggiorare però rallenterebbe tutta l’Europa.

Per rilanciare l'industria serve far ripartire gli investimenti pubblici oggi al 2% del PIL (uno dei valori più bassi in Europa). Serve rifare ponti, fare strade al sud e completare la digitalizzazione della pubblica amministrazione e delle reti. Poi per aiutare lavoratori e piccole imprese bisogna ridurre l'irpef sui redditi medi e bassi. Riducendo con gradualità detrazioni e deduzioni.

– La Spagna cresce, lo dicono i dati. Com’è riuscita ad ottenere questo risultato?

– Facendo più deficit per salvare il suo sistema bancario. L’Italia ha cercato di fare con i suoi mezzi e questo ha implicato di aumentare le tasse per riuscire a far quadrare i conti, mentre gli spagnoli sono riusciti ad evitarlo. I soldi che ha speso la Spagna in deficit li ha usati abbastanza bene per rilanciare il sistema bancario e per rilanciare l’economia. Hanno avuto una strategia diversa dalla nostra durante la crisi dell’euro a cavallo fra il 2011 e il 2012.

C’è da dire che gli spagnoli partivano da un livello di debito pubblico molto inferiore rispetto l’Italia. Nel 2007 in Spagna il debito raggiungeva il 36% del pil, l’Italia aveva già il 100% del pil. La crisi ha aggiunto debito a entrambi i Paesi però in Spagna sono riusciti a fare molto più debito. Se avessimo fatto politiche espansive come gli spagnoli avremmo ottenuto il default.

– Che effetti avrà il Coronavirus sull’economia internazionale e soprattutto sull’economia italiana?

– Il grosso degli effetti riguarda il turismo cinese, la voglia di spendere dei cinesi. Gli italiani annullano i viaggi in Cina, i cinesi non fanno più viaggi in Italia. È uno degli effetti più rilevanti. Se si diffondesse il panico ci sarebbe una recessione molto più seria di quella che abbiamo visto con il virus Sars. Il governo cinese si è mosso in ritardo, però gli altri governi si sono attivati e sono pronti ad intervenire in supporto delle proprie economie.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook