20:24 04 Giugno 2020
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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)
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Con la conferma di due turisti cinesi contagiati dal coronavirus, che ora si trovano all’Ospedale Spallanzani, aumentano di giorno in giorno l’ansia collettiva e la xenofobia nei confronti della comunità cinese in Italia.

Basta leggere i giornali per capire che la situazione è oramai fuori controllo su quasi tutto il territorio italiano, da Roma a Torino. A Firenze, per esempio, è diventato virale il video in cui un uomo dall’accento fiorentino insulta una coppia di persone di origine cinese che passeggiano sull’Arno. Nel video si sentono le parole “Schifosi, sudici andate a tossire a casa vostra”. Fa riflettere anche il blitz razzista del partito neo-fasciata Forza Nuova che a Como e a Brescia ha agito attaccando dei volantini con scritto “Coronavirus? Compra italiano” alle vetrine di negozi cinesi.

Sembra che molti italiani hanno deciso di seguire questo consiglio perché le attività di imprenditori cinesi in Italia si stanno drammaticamente svuotando: piovono disdette negli hotel situati nei quartieri cinesi e gli italiani stanno letteralmente boicottando i ristoranti asiatici.

Quali sono gli origini di questa psicosi anticinese? Si può giustificare gli episodi intolleranza con la paura irrazionale per il virus? O forse la società italiana è già contagiata con il virus di xenofobia? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto il Prof. Gabriele Giorgi, Psicologo e Associato in Psicologia delle organizzazioni presso l'Università Europea di Roma, il più grande esperto in Italia di psicosi collettive.

— Perché la comunità cinese oggi è considerata come capro espiratorio su cui si può sfogarsi? Si può giustificare gli episodi intolleranza che si sono verificati contro i cittadini di origine cinese con la paura irrazionale o si tratta semplicemente di un alibi per chi ce l’ha con i cinesi?

— Le spiegazioni possano essere diverse. Sicuramente esiste il cosiddetto “virus della paura” che ha a che fare con la psicologia delle masse di Freud, che metteva alla luce il rischio la personalizzazione dell’individuo. A volte la persona nel gruppo, soprattutto in casi estremi di paura, di ansia, può avere anche dei comportamenti irrazionali. E quindi questo ci fa capire che i certi episodi possono essere condotti. In questo caso sono i meccanismi che purtroppo fanno parte del mondo delle discriminazioni.

Il vero rischio è che le paure si trasmettano facilmente. Ci sono alcune paure “intelligenti”, che servono all’individuo. E ci sono anche delle paure razionali che fanno male alle persone, sono le paure che talvolta generano altre paure. Quindi, qui bisogna tenere in considerazione i meccanismi di “paure multiple” . Per cui tutta la situazione di cronaca sicuramente è un po’ indotta anche da questa tensione forte, che si sta vivendo la società per il coronavirus partito proprio dalla Cina. E questa tensione quindi ha generato un'altra paura che porta un sentimento anticinese. Ovviamente non possiamo tollerare questi comportamenti – sono paure razionali che in questo caso diventano discriminazioni.

— Questo vuol dire che una parte della società italiana era già malata e “contagiata”, cioè questi comportamenti discriminatori e a volte violenti non sono nati improvvisamente “grazie” al coronavirus, ma sono apparsi su un terreno già fertile da questo punto di vista?

— Assolutamente. Sono le persone che probabilmente avevano già dei sentimenti discriminatori dentro loro stessi e delle visioni negativi nei confronti della Cina. Inoltre, nella società di oggi esiste qualche difficoltà con l’accettazione dell’altro e adesso sono pure usciti fuori le situazioni riguardanti il “virus della paura” che sicuramente alimentano ancora di più queste visioni negativi causando dei comportamenti aggressivi e discriminatori. Si parla proprio di “frustration aggression theory” – la frustrazione che è legata molto all’ansia accumulata che poi sfocia in aggressione.

— I rappresentanti della comunità cinese in Italia hanno trovato un’altra spiegazione. Secondo loro, tutta è colpa di invidia sociale e del fatto che alcuni cinesi hanno la qualità di vita più elevata di quella degli italiani?

— Può essere qualche persona che ha trovato con il coronavirus un elemento scatenante. Io mi occupo di psicologia del lavoro e posso perfettamente immagine questa scena quando uno pensa che gli stranieri “rubano” il lavoro degli italiani. Però, direi, aspetto economico potrebbe essere solamente uno delle tantissime motivazioni… .

— Pensa che anche la stampa italiana che purtroppo diffonde spesso le fake news con l’unico scopo di “vendere la notizia”, dovrebbe sentirsi responsabile per questa situazione abbastanza scatenata?

— Sicuramente le emozioni, come la paura, sono molto contagiose e molto trasmissibili anche quando si tratta di un fatto che neppure si è visto con i propri occhi ma addirittura si è soltanto sentito sulla radio o letto sui giornali. Quindi in questa situazione di paura anche i media senz’altro giocano un ruolo importante - l’informazione può essere utile solo se è basata sui fatti veri perché in qualche modo razionalizza le cose. Invece l’informazione amplificata e falsa ovviamente può lasciare spazio a dei dubbi e quindi creare ulteriori paure. 

— La psicosi collettiva rischia di raggiungere pure le scuole italiane. Per esempio, i governatori leghisti di Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Trentino hanno scritto una lettera al Ministero della Sanità chiedendo che il periodo di isolamento previsto per chi rientra dalla Cina sia applicato anche ai bambini che frequentano le scuole. Questa iniziativa potrebbe, a Suo avviso, alimentare ulteriormente il clima di xenofobia? 

 — Sicuramente è una scelta forte! Dal punto di vista cautelativo e dalla richiesta di informazioni potrebbe essere anche una mossa corretta. Dall’altra parte, bisogna comunque avere fiducia in chi conosce meglio questo argomento, negli scienziati e nel Ministero della salute. Questa, secondo me, è la strada da seguire. 

— L’allarmismo per il coronavirus è completamente fuori controllo o si può ancora fare qualcosa per fermare o almeno gestire questa onda di diffidenza? È possibile cancellare dalla mente degli italiani l’associazione automatica virus-persona di origine cinese? 

— Sicuramente in questo caso bisogna diffondere l’informazione più corretta possibile sul coronavirus e cercare di eliminare le fake news. Bisogna pure ricordare sempre tutte le azioni che vengono messe in atto dagli scienziati, dal Ministero della salute. Questi elementi potrebbero avere un effetto, direi, rassicurante e razionalizzante. Bisogna fidarsi delle persone che ci dicono la verità.

Ovviamente ci saranno dei problemi legati a questa associazione fra coronavirus e Cina. Non è facilissimo cancellare dalla mente di tutte le persone questo sentimento di diffidenza che potrebbe avere anche ripercussioni anche sul business. Ci sono persone che oggi non vogliono andare a mangiare al ristorante cinese e non vogliono compare gli oggetti prodotti in Cina, ecc.

Bisogna però fare di tutto per evitare questo “effetto domino” con la razionalizzazione, quindi fidarsi dell’informazione corretta. È sicuramente il metodo migliore per risolvere questo problema. In Italia abbiamo solo due casi di contagio, stiamo facendo tutto per non diffondere il virus e quindi la situazione non è così allarmante e sicuramente non è colpa dei cinesi che vivono e lavorano in Italia da 10 anni…

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Coronavirus, situazione in Italia (21 gennaio - 20 marzo) (447)

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