23:51 19 Febbraio 2020
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Coronavirus cinese - 2020 (165)
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Da Wuhan nel sud della Cina, l’infezione del nuovo coronavirus ha gradualmente colpito prima la Cina, poi altri paesi del mondo; in Italia sono già stati registrati due casi di cinesi che hanno contratto la malattia.

La globalizzazione e la dimensione planetaria del trasporto aereo certamente favoriscono questa diffusione. L’OMS dopo 213 morti in Cina ha dichiarato l’“emergenza globale”.

Per cercar di capire gli aspetti di questa infezione, e quale sia il suo potenziale di propagazione, Sputnik-Italia ha intervistato il professor Giorgio Palù, ordinario di microbiologia e virologia alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Padova.

- Professore cos’è questo nuovo coronavirus?

- I coronavirus appartengono alla famiglia dei virus a RNA “coronaviridae” proprio per l’aspetto morfologico della particella virale: sono dei virus rotondi di 120-130 nanometri di diametro, hanno sulla superficie delle spicole che formano una specie di corona. È una famiglia che contiene più di 100 specie diverse di virus, che infettano uccelli, animali, tra cui mammiferi e anche l’uomo. Ne conoscevamo 6 che infettavano l’uomo, 4 sono i comuni virus del raffreddore, poi dal 2002 abbiamo avuto dei virus zoonotici, sono coronavirus che sono passati dall’animale all’uomo: nel 2002 la SARS che è una sindrome respiratoria acuta grave con la mortalità del 10%, nel 2012 la MERS sindrome acuta “mediorientale”, in Arabia Saudita, con mortalità del 35%, adesso dal dicembre 2019 questo nuovo coronavirus. Tutti questi virus sono trasmessi dall’animale all’uomo. La zoonosi è un’infezione che colpisce primariamente un’animale e che può diffondersi anche all’uomo nonostante non sia il suo ospite naturale. Questi virus, sia per la SARS, che per la MERS, come pure per questo nuovo virus, che è molto simile al genoma della SARS, dal pipistrello sono poi passati in ospiti intermedi: per la SARS lo zibetto e il procione, per la MERS il dromedario, non conosciamo ancora l’ospite intermedio per questo nuovo coronavirus.  

Sintomatologia

- Quali sono i sintomi che potrebbero far pensare che una persona sia stata infetta da questo virus?

- Questo virus provoca una polmonite interstiziale, l’OMS le definisce come infezioni febbrili con segni radiologici di polmonite con perdita e diminuzione sia dei linfociti, dei granulociti, i globuli bianchi, e mancanza di risposta dopo un periodo febbrile di 3 – 4 giorni alle classiche cure antibiotiche. Sappiamo che le persone colpite sono della città di Wuhan, ma che si sta diffondendo in tutta la Cina. I dati ufficiali cinesi parlano di 15-20 mila persone infette. Epidemiologi sia britannici, sia di Hong Kong dicono che questa infezione è maggiore e parlano di centinaia di migliaia di persone infette. La mortalità parla, per ora, di 380 persone decedute quasi tutte in Cina, se si esclude una nelle Filippine, quindi se facciamo il calcolo della mortalità, questo virus rispetto ai sui predecessori SARS e MERS avrebbe un mortalità intorno al 2% forse anche un po’ meno. Questo non significa che non sia pericoloso, è un virus che tende a persistere nell’ospite e non a ucciderlo. Tanto meno uccide tanto più rapidamente si diffonde.

Dal centro di epidemiologia della Cina sappiamo che le persone colpite in prevalenza hanno un’età mediana intorno ai 60 anni, che i bambini sono pochi, meno del 30%, che in prevalenza sono maschi e che il 30% di queste persone hanno un’infezione grave. Sappiamo anche che le persone stanno guarendo, guariscono con i comuni presidi terapeutici, antipiretici, idratazione e se occorre anche ventilazione assistita. Guariscono. Quello che non sappiamo è quale sia l’ospite intermedio. Sappiamo che il recettore per questo virus è lo stesso della SARS: l’enzima di conversione dell’angiotensina-2, un mediatore importante perché può mediare la permeabilità vasale e anche la pressione arteriosa.      

Sembra che l’infettività del virus, studiata dagli epidemiologi cinesi abbia un indice di contagiosità di 2,2 questo vuol dire che la sorgente dell’infezione, se è in stretto rapporto infetta 2 persone da vicino, la SARS ne infettava 3,5 e il virus del morbillo ne infetta 18. È un virus che si diffonde meglio della SARS, ma forse, come contagiosità non è ai massimi livelli. 

- L’OMS ha dichiarato l’ “emergenza globale. Come funziona, cosa significa lo “stato d’emergenza” dal punto di  vista medico?

- Si chiama “Public Health Emergency of International Concern” ossia “emergenza di salute pubblica e di sanità pubblica d’impatto globale”. Viene dichiarata dopo aver considerato il virus prima di media-alta, poi di elevata pericolosità, fino a dichiarare lo “stato d’emergenza globale”. Lo si è dichiarato recentemente nel 2009 per la pandemia dell’influenza H1N1, cosiddetta “suina”, lo si è dichiarato nel 2016 per lo Zika, nel 2014 per l’Ebola e ancora nel 2019 per l’Ebola che dall’Africa Occidentale si è diffuso nella Repubblica del Congo. Questo vuol dire che l’allerta deve essere massima e che le autorità sanitarie, i ministeri, possono instaurare delle procedure per questi casi gravissimi.

- Quali sono queste procedure?

- Oltre al monitoraggio sintomatico e sindromico, quindi: misurare la febbre negli aeroporti, vigilare sulle persone, decontaminazione, misure di protezione individuale quali mascherina, occhiali, camici, guanti.. anche isolamento dei pazienti infetti, fino alla quarantena, disposizione già adottata per esempio dall’Australia e anche dal governo italiano che ha inoltre bloccato i viaggi da e per la Cina.

Sta di fatto, però, che ha bloccato i viaggi diretti ma non quelli che arrivano attraverso altre compagnie aeree o attraverso altri paesi.

Allarmismo ma senza panico

- Professore, cosa consiglia alla gente per evitare il panico davanti a questa infezione?

- È un’infezione che ha una mortalità non elevata. È una polmonite virale quindi un’infezione a rischio che può avere delle sequele importanti. Ovviamente bisogna seguire quello che ha già consigliato l’OMS e il Ministero della Salute: evitare i contatti, i viaggi in regioni dove il contagio è massimo come nella provincia di Hubei e nella città di Wuhan. Le nostre autorità hanno già messo in quarantena i nostri 50 connazionali che risiedevano a Wuhan. Direi che al momento c’è da sdrammatizzare. In Italia per ora ci sono due casi. Sono solo 2 casi su 60 milioni di abitanti.

- Quale quarantena spetta ai viaggiatori di ritorno dalla Cina?

- Quarantena è un termine che significa “40 giorni d’isolamento”. Per prima è stata introdotta dalla Serenissima Repubblica di Venezia; dal ‘300 in poi l’Europa è stata squassata da pestilenze di peste bubbonica, che viaggiava sulle navi. I veneziani mettevano queste navi fuori dal porto di Venezia sulla cosiddetta isola del Lazzaretto, nella laguna, ma al di fuori dal contatto con la comunità veneziana. Le navi restavano alla fonda non sbarcavano, a loro portavano i viveri soggetti ben protetti, anche allora usavano camici e maschere.

La quarantena per questo virus non è di 40 giorni poiché il virus ha un’incubazione media di 5 giorni, ma può andare da un giorno fino a 12 – 14 giorni prima che si manifesti. Pertanto questa “quarantena” è di 14 giorni, che è il periodo massimo  per il virus infiltrato nell’organismo per dare i sintomi della sua presenza. Siccome questo è un virus che causa la polmonite, è chiaro che ha una trasmissione aerea, perciò si trasmette: per goccioline di aerosol, con lo starnuto, oppure con le secrezioni della mucosa orale, faringea e nasale, qualche volta anche indirettamente attraverso il contatto di oggetti, o di persone che toccano con le mani. L’importante sono le norme igieniche: lavarsi spesso le mani, vediamo quanti cinesi mettono la mascherina anche se stanno bene, solo per precauzione. Come si suol dire, sempre meglio prevenire che curare.              

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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