03:39 30 Marzo 2020
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L’Iran è un partner commerciale importante con cui è sempre più difficile fare affari. In seguito alle sanzioni americane contro Teheran le imprese italiane hanno di fatto messo una pietra sopra al mercato iraniano, un interscambio che raggiungeva i 5 miliardi nel periodo pre sanzioni.

Le nuove sanzioni imposte recentemente da Washington contro l’Iran e chiunque contribuisca al settore produttivo del Paese rendono di fatto quasi impossibili le relazioni commerciali fra le imprese italiane e quelle iraniane. Se l’accordo sul nucleare del 2015 aveva fatto sperare in una riapertura del dialogo e delle relazioni commerciali, l’uscita dall’accordo da parte di Washington e le sanzioni americane hanno isolato economicamente l’Iran.

Come si devono muovere gli imprenditori in questo mondo di sanzioni? “Credo che le imprese italiane stiano cominciando a considerare l'Iran come un partner da mettere per il momento in sonno commerciale”, questa è l’opinione espressa in un’intervista a Sputnik Italia da Marco Padovan, avvocato esperto di sanzioni internazionali.

– Nuove sanzioni americane contro l'Iran. Avvocato Padovan, che conseguenze possono portare per le imprese italiane che sono legate all'Iran?

– Sono abbastanza importanti poiché l'ultimo executive order del presidente Trump ha introdotto un concetto che non è definito e come tale è preoccupante. Mi riferisco al settore manifatturiero iraniano, vengono comminate delle sanzioni secondarie ai soggetti che lavorino o supportino il settore manifatturiero iraniano. Non essendo stato definito il settore manifatturiero iraniano, di fatto bloccherebbe ogni intervento significativo in favore dell'industria produttiva iraniana. Noi italiani siamo grandi produttori e grandi esportatori di macchine utensili e di mezzi di produzione ed in Iran avevamo un mercato importante oltre ad una grande conoscenza del mercato. Avevamo una stima reciproca tra imprese italiane ed iraniane, perciò definire il perimetro di questo ambito sanzionatorio è veramente importante. Per il momento l'incertezza fa si che la prudenza sia altissima e di fatto l'impresa italiana sta riconsiderando molte delle sue prese di posizione sull'Iran.

– Le sanzioni contro l’Iran durano da tempo oramai, chi ne è rimasto maggiormente penalizzato?

– Tutta l'industria di macchine utensili, cioè le macchine che servono alla produzione e a creare linee produttive. Gli italiani in questo sono molto bravi, abbiamo una parte importante della nostra esportazione nel mondo ed in Iran.

– Vista la situazione, crede che il mercato iraniano rimanga importante per gli imprenditori italiani? Com’erano le relazioni fra i due Paesi prima delle sanzioni?

– Storicamente è stato molto importante. Dopo la prima importante ondata di sanzioni dove Europa e Stati Uniti erano allineati, il periodo che si è concluso con il JCPOA, il commercio era sceso notevolmente. Poi era ripreso, c'era stata una ripartenza dopo il JCPOA, ma in seguito all'uscita americana dall’accordo sul nucleare iraniano il commercio era di nuovo precipitato.

In realtà il mercato iraniano è per gli italiani estremamente importante potenzialmente, perché nella storia del commercio bilaterale tra Italia ed Iran, al di là dell'acquisto energetico di petrolio che oggi è nullo, c'è però sempre stato uno scambio di macchine utensili. Per l'Italia è un interessantissimo mercato, si parla di alcuni miliardi di euro. La facility che si era immaginato di mettere in piedi con l'Italia con il supporto del ministero dell'economia e finanza italiana attraverso il sistema bancario era una facility di 5 miliardi di euro e avrebbe dovuto supportare l'esportazione italiana in Iran, quindi si immaginava di riuscire ad esportare almeno 5 miliardi di merci.

Ovviamente ciò non si è fatto e l’operazione è stata abortita per effetto di quello che è accaduto, gli Stati Uniti sono usciti dal JCPOA, la situazione è diventata sempre più tesa. Siamo arrivati ai giorni nostri con l'attacco al generale Soleimani, l'abbattimento del jet ucraino, il bombardamento delle basi americane in Iraq e il nuovo executive order del 10 gennaio sul blocco del settore manifatturiero. Credo che le imprese italiane stiano cominciando a considerare l'Iran come un partner da mettere per il momento in sonno commerciale.

– Come sappiamo con le sanzioni alla Russia, c'è stato il fenomeno delle produzioni in loco e quindi molti imprenditori per non esportare hanno cominciato a produrre in Russia. Crede che ci possa essere qualcosa di simile con l'Iran? Cosa dovrebbero fare gli imprenditori?

– Assolutamente no. Perché le sanzioni americane, che colpiscono chiunque nel mondo contribuisca al settore manifatturiero quindi produttivo e di trasformazione iraniano, è passibile di sanzioni secondarie. Quindi si rischia di essere sanzionato negli Stati Uniti. Questo ovviamente riguarda investimenti significativi.

Gli italiani non pensano di produrre in Iran, quello che potrebbero forse pensare è riuscire a presidiare quel mercato con qualche soluzione pragmatica, però oggi io vedo estrema prudenza sul mercato…

– Dazi americani contro l’Europa, sanzioni alla Russia, sanzioni all’Iran…in questo mondo di guerre economiche come si devono muovere gli imprenditori? Lo Stato dà delle istruzioni o ognuno se la deve cavare con le proprie forze?

– Le istituzioni italiane sono sempre state abbastanza al fianco dell’impresa. Purtroppo l’istituzione risponde al governo, il governo risponde ad esigenze politiche. Il consiglio operativo non può che venire quindi dalla consulenza legale o aziendale esperta di queste materie. L’impresa fa molto fatica a navigare in un mondo che è passato dalla grandissima apertura della globalizzazione ad un mondo che va chiudendosi o comunque dove si limitano gli scambi internazionali. È un trend di lunga durata almeno fin tanto che le tensioni fra Stati Uniti e Cina, Stati Uniti e Russia avranno una qualche conclusione. Non avverrà di certo domani mattina.

Vorrei aggiungere che ci stiamo concentrando sugli aspetti oggettivi delle sanzioni. C’è un’altra tendenza abbastanza interessante sia nella normativa americana sia nella normativa europea: le sanzioni orizzontali soggettive. Adesso si comincia a colpire individui, che possono essere grandi capi di industria o grandi capitalisti. Il tutto sulla base di violazioni di alcune norme di comportamento sociale, per esempio nel settore della cyber security o se parliamo della malavita organizzata. In realtà non dovremmo più guardare soltanto ad aree geografiche, ma dovremmo preoccuparci anche abbastanza orizzontalmente della qualità personale degli interlocutori commerciali, che diventeranno poi inevitabilmente strumento di pressione politica.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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