16:37 16 Luglio 2020
Interviste
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Se si guarda la Terra di notte dallo spazio, la Corea del Sud sarà uno dei suoi punti più luminosi, un vero e proprio mare di luci, soprattutto rispetto alla vicina Corea del Nord.

Sembra che i problemi relativi alla riduzione dei gas serra e all'aria pulita trovino lì una risoluzione in quanto gli abitanti si interessano ai problemi climatici e non c'è spazzatura. Rae Kwon Chung, coordinatore del Comitato Internazionale in seno al Consiglio nazionale coreano per il clima e la qualità dell'aria e vincitore del Premio Nobel per la pace, ha rilasciato un'intervista alla corrispondente di Sputnik Natalia Paramonova.

— Lei sostiene che oggi le nostre vite siano determinate dai politici i quali hanno un orizzonte di pianificazione molto breve quando si tratta di clima. Se l'umanità smettesse di emettere gas serra all'istante, i risultati sarebbero visibili solamente tra 50-100 anni. Quindi, è necessario tornare alla dittatura?

— Il problema è che il mandato politico è molto breve. Tuttavia, non auspicherei l’avvento di una dittatura. A mio avviso, sarebbe sufficiente che i politici capissero le persone e sostenessero le loro idee. Ad esempio, nel Regno Unito, in Germania, Danimarca e Norvegia la gente capisce la necessità di tutelare l’ambiente e riceve il sostegno dei politici. Questo non per la magnanimità dei politici, ma perché è la gente a chiedere un'agenda per il clima.

Lo stesso succederà anche in altri Paesi: Corea del Sud, Stati Uniti o Russia. La gente arriverà ad ottenere il sostegno dei politici, anche se non è cosa facile.

— La Corea del Sud è considerata una potenza molto sviluppata dal punto di vista digitale. Come pensi che la gente comune capisca che bisogna agire per tutelare l’ambiente?

— Alla gente in realtà non importa, vuole solo che l’elettricità costi poco. I programmi dei politici conservatori (i conservatori sono stati al potere in Corea del Sud dal 2008 al 2017, NdR) incutono nella gente il timore di dover pagare prezzi elevati per l'elettricità. Questa tecnica viene usata dai conservatori per "vendere" agli elettori una energia elettrica prodotta a partire dal carbone e, dunque, non sostenibile. La maggior parte delle persone, però, non ha nulla in contrario.

La Corea del Sud è influenzata dalla politica di Trump. Molte persone guardano Trump e pensano: perché dovremmo preoccuparci del cambiamento climatico? Questo permette ai lobbisti del settore energetico di ritardare la transizione o di renderla possibile a prezzi più elevati.

Nel 2009 la Corea si è impegnata a una riduzione del 30% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2005. Ma invece di una riduzione del 30%, abbiamo aumentato le emissioni del 20%. Si tratta di un fallimento totale causato dalla propensione a prediligere decisioni che forniscono risultati a breve piuttosto che a lungo termine. Il precedente governo ha rinviato l’attuazione di una politica green a data da destinarsi e ha cancellato dai programmi qualsivoglia iniziativa a favore dell’ambiente. Sono state invece costruite 27 nuove centrali elettriche a carbone. La gente preferisce i benefici a breve termine. Sono molto sensibili in tal senso, mentre non si interessano alle minacce a lungo termine.

A mio parere, sarà molto difficile per la Corea ridurre le proprie emissioni di gas serra del 37% (questo l’impegno della Corea del Sud nell'ambito dell’Accordo di Parigi, NdR) perché il nostro consumo di energia è ancora in aumento, non in diminuzione.

— Ma se i coreani non si preoccupano del clima, non si capisce in che modo saranno rieducati in breve tempo gli elettori in modo che essi stessi chiedano al governo di agire per tutelare l’ambiente.

— Gli argomenti a favore di un’energia a basso costo sono molto forti, ma ora la situazione comincia a cambiare. Infatti, l’inquinamento dell’aria è dovuto non soltanto alle centrali a carbone, ma anche alle particelle sottili, le cosiddette PM. È un problema di grande entità: le particelle, infatti, hanno un grande impatto sulla salute. I cambiamenti climatici e le loro conseguenze si inseriscono in una prospettiva a lungo termine, mentre la salute degli individui e la loro capacità di respirare sono segnali immediatamente percettibili. Regolarmente vengono pubblicati i dati relativi all'inquinamento atmosferico e alla salute. La gente capisce da sé che non si tratta di dati aridi.

La gente vede che il cielo non è limpido e che fanno fatica a respirare.  L'inquinamento dell'aria è un argomento delicato. Le preoccupazioni circa la salute sono strettamente legate al miglioramento del tenore di vita.

Su pressione della popolazione l'attuale governo (il nuovo governo con maggioranza democratica è salito al potere nel 2017, NdR) sta cercando di ridurre il volume della produzione di energia elettrica a partire dal carbone. In inverno sono state chiuse tra le 16 e le 29 centrali a carbone responsabili dell’inquinamento atmosferico (infatti, in sede di combustione del carbone si crea la fuliggine che viene rilasciata attraverso le tubazioni delle centrali e inquina l'aria, NdR). Il governo sta cercando di operare una transizione dal precedente metodo di produzione di energia, di ridurre l'uso dell'energia nucleare e di aumentare la quantità di fonti di energia rinnovabili.

La gente crede che i problemi a lungo termine siano problemi di qualcun altro, ma tutto è cambiato con l'inquinamento dell'aria. La gente, infatti, capisce che è un rischio immediato che li tocca da vicino e comincia a cambiare opinione.

— La rinuncia al carbone sembra essere un problema già risolto. Ciononostante aumenterà la produzione di carbone in Russia. Infatti, anche se vi sono programmi volti a ridurre l'inquinamento atmosferico, la Russia intende esportare il carbone perché rappresenta un’entrata per il bilancio e possibilità di lavoro per la popolazione. Alla luce di queste come è possibile rinunciare al carbone?

— Quando l'economia dipende da una produzione “non sostenibile”, il governo deve predisporre un piano volto a salvaguardare il tenore di vita di quelle persone che dipendono ad esempio dall'estrazione del carbone. L'esempio più semplice è quello di costruire centrali fotovoltaiche in luogo di quelle al carbone. In tal modo, si creano molti nuovi posti di lavoro. Scendere sottoterra per estrarre il carbone? Non fa per niente bene e nessuno vuole farlo. 

In realtà mentono quando dicono che il modello tradizionale di distribuzione delle risorse energetiche non possa essere cambiato. Esistono reti elettriche ad alta tensione che possono essere utilizzate per garantire la fornitura di energia, esistono anche nuove tecnologie nell’ambito delle super-reti e degli accumulatori di CO2. Anche gli investimenti per lo sviluppo del settore petrolifero sono ingenti e paragonabili a quelli necessari per lo sviluppo delle super-reti. Tuttavia, gli investimenti in petrolio non hanno sempre successo, mentre il buon esito di quelli in super-reti è di fatto garantito.

In Corea del Sud vi sono consumatori di tale energia. La Russia ad esempio è in grado esportare energia da Vladivostok alla Corea del Sud. È anche possibile utilizzare tubazioni sottomarine per trasferire energia su brevi distanze. Tra la Norvegia e la Gran Bretagna l’energia elettrica passa attraverso cavi lunghi solamente 500km. Sempre in Europa, anche la Danimarca utilizza questo sistema. In caso di vento forte, la Danimarca ottiene il 100% dell’energia che le serve dalle turbine eoliche. Il problema della variabilità del vento è vero in quanto provoca discontinuità di rete, ma si tratta di una criticità risolvibile.

A mio avviso, il gas può essere una fonte transitoria, mentre l'energia nucleare rimane un’opzione molto pericolosa. Se si risolvesse il problema delle scorie, potrebbe anche andare. In Corea del Sud, ad esempio, non vi sono luoghi dove stoccarle perché il territorio non è abbastanza vasto.

I negoziati internazionali sul clima sono spesso paragonati a quelli per la risoluzione del problema legato al buco dell'ozono. Anche in quel caso il problema era globale e si è riusciti a trovare un accordo: infatti, il buco si sta restringendo. Lei ha partecipato anche alla risoluzione del buco dell'ozono. Come siete riusciti a risolvere tutto così rapidamente?

È vero, ho lavorato al buco dell'ozono. Quando si è scoperto che il gas freon, utilizzato nella produzione di numerosi oggetti, contribuisce a far deteriorare lo strato di ozono, i governi si sono accordati per interromperne l’utilizzo nel processo produttivo.

Per la Corea questo è stato un problema enorme perché abbiamo iniziato a produrre microchip semiconduttori negli anni '80. Il freon veniva usato per pulire questi microchip. Quando nel 1987 fu adottato il protocollo di Montréal (l’accordo internazionale che limita l'uso del freon, NdR), il freon fu abbandonato e questo fu una catastrofe per il settore.

La Corea fu tenuta a rispettare le restrizioni imposte dal Protocollo di Montréal relativamente all'uso del freon. I coreani sono stati presi dal panico perché a repentaglio vi era l’intera produzione di microchip. Cominciammo a pensare a come fare: cambiare la tecnologia o cercare alternative? Fui coinvolto nella ricerca di un'alternativa al freon. I negoziati durarono 10 anni, cercammo una soluzione, elaborammo una legislazione per vietare il freon e trovare nuovo materiale. Ne pagammo le conseguenze a caro prezzo, ma imparammo la lezione. La Corea dovette sottoscrivere il Protocollo di Montréal, altrimenti le sarebbero state irrogate sanzioni pecuniarie.

— Ma perché il problema del buco dell’ozono è stato risolto e quello del clima no?

— Dopo la risoluzione del problema legato al buco dell'ozono, emerse quello del clima e iniziarono i negoziati in tal senso. La situazione del buco dell'ozono e del Protocollo di Montréal è simile a quella del clima e dei negoziati internazionali ad esso correlati. Tuttavia, la differenza è che il buco dell'ozono e la questione del freon riguardavano i Paesi sviluppati. Svezia, Norvegia e Finlandia sarebbero state le nazioni più colpite dal restringimento del buco dell'ozono. Nel caso del cambiamento climatico, invece, i più colpiti sarebbero principalmente i Paesi in via di sviluppo: piccoli Stati insulari o Stati costieri che saranno sommersi. I Paesi sviluppati sarebbero meno colpiti dal cambiamento climatico. Inoltre, quando parliamo di clima, non parliamo di un solo materiale, ma di una varietà di materiali e stili di vita.

Penso che i negoziati sul cambiamento climatico siano ancora piuttosto difficili. Non mi aspetto molto, ma non perché le trattative siano inefficaci, ma perché hanno maggiore peso le leve economiche, gli investimenti nelle energie rinnovabili e le stesse super-reti. Le aziende saranno più disposte ad investire in questi nuovi progetti che nella estrazione di petrolio. Si tratta di progetti più sostenibili rispetto alla produzione di carbone e petrolio. Inoltre, gli investimenti in queste ultime fonti sono assai rischiosi.

— In Russia è in corso da due anni la riforma sui rifiuti. Questo è un argomento ancora più delicato dell'inquinamento atmosferico e del clima. Ci può descrivere la portata del problema della spazzatura in Corea?

— La Corea del Sud ha un grave problema di smaltimento. Abbiamo 400 inceneritori. Il 4% dell'energia che utilizziamo proviene dall'incenerimento dei rifiuti. Da questo dipende anche buona parte del teleriscaldamento. La sicurezza di queste centrali è legata a una loro buona gestione. In Germania, Norvegia, Danimarca vi sono sistemi del genere e sono sicuri. Paesi come Italia, Portogallo, Spagna, Regno Unito e Grecia inviano i loro rifiuti in Germania, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia per vengano inceneriti lì.

Se sotterriamo i rifiuti, si creerà nelle discariche il metano, ossia il gas serra più potente, molto di più della CO2 in termini di impatto sul clima. In Corea, ciò che non può essere compostato o riciclato viene bruciato. Si tratta perlopiù di avanzi e rifiuti domestici.

Si è deciso di costruire impianti di incenerimento perché non c'è terreno libero in Corea del Sud.

Numerose sono state le trattative portate avanti con la popolazione per determinare l’eventuale luogo di costruzione e per minimizzare l'impatto negativo di impianti simili. Le obiezioni e le proteste si verificano con regolarità, quindi è necessario negoziare e convincere la popolazione che non ci saranno effetti negativi. La tecnologia è a un livello così elevato ora che non vi è inquinamento. I dati sull'inquinamento sono forniti in tempo reale. Le misurazioni sono effettuate in tempo reale, sono a disposizione delle persone. Dunque, il controllo è impeccabile.

— E quando avete iniziato la vostra riforma e come funziona il sistema adesso?

— Abbiamo iniziato la riforma nel 1993. La prima fase della riforma riguardava i costi legati spazzatura. Non possiamo più disfarcene come ci pare, ma dobbiamo porla in un sacchetto biodegradabile.

Il sistema è strutturato come segue. Una persona compra dei sacchi della spazzatura e ci mette dentro tutto ciò che non può essere riciclato. I sacchi sono collocate in appositi locali all’interno delle case. Molte persone vivono in appartamenti e portano la loro spazzatura in un posto adibito a questo scopo. Non è necessario segnalare di chi è la spazzatura, perché è già stato comprato e pagato il sacco per lo smaltimento e il riciclaggio. L’acquisto del sacco è già la tassa sui rifiuti.

Più spazzatura hai, più sacchetti ti servono, quindi più paghi per i rifiuti. I sacchi sono di dimensioni diverse. Si può comprare un sacco a 5 centesimi, a 25 centesimi. Questo incentiva moltissimo le persone a differenziare ciò che si può riciclare. Se un soggetto non ha messo la spazzatura nel sacco, l’addetto comunale non la raccoglie.

Sapete quanta gente ha incominciato a fare la differenziata dopo l’introduzione di questo sistema? L’80%. Ve lo immaginate? Non appena la gente ha iniziato a pagare per la spazzatura non riciclabile, solo il 20% ha continuato a non fare la differenziata. È il potere del denaro ed è successo in un solo anno.

— Quanto spende di rifiuti ogni mese?

— In media, spendo circa 10-20 $ al mese. Non è molto, ma è comunque un incentivo. Perché dovrei pagare per la spazzatura che può essere riciclata? Tutti vogliono differenziare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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