22:51 06 Aprile 2020
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Il capitano ha abbandonato la nave. In vista delle regionali in Emilia Romagna e in Calabria Luigi Di Maio ha ufficializzato le sue dimissioni da capo politico del Movimento 5 Stelle.

"E' il momento di rifondarsi: oggi si chiude un'era mentre il governo va avanti. Ho fatto crescere il Movimento al meglio delle mie possibilità. Dalle retrovie qualcuno ci ha pugnalato alle spalle. Ma è importante continuare a cambiare lo status quo nelle istituzioni. Io continuerò il mio percorso nel M5s, le mie funzioni ora passano a Vito Crimi", - ha dichiarato Di Maio durante il suo discorso di addio.

Perché Luigi Di Maio ha deciso di mollare la guida del M5S? Cosa succede ora? Il governo è alle battute finali? Per parlarne Sputnik-Italia ha raggiunto Aldo Torchiaro, Analista politico per il quotidiano Il Riformista, consulente strategico dell'associazione italiana consulenti politici (AICOP).

– Aldo, a tuo avviso, cosa ha spinto Luigi Di Maio di rassegnare le dimissioni? E‘ stata un decisione sofferta ma inevitabile?

– Di Maio aveva ormai perso il contatto con il suo partito, in rivolta contro di lui per le decisioni arbitrarie e verticiste. I Cinque Stelle non hanno organicità di struttura, sono un partito liquido con un retroterra gassoso. Vivono male la disciplina, non accettano il compromesso. E Di Maio, che ha perso 26 parlamentari dall'inizio della legislatura, sa che domenica il suo partito perderà consenso verticalmente sia in Emilia Romagna, sia in Calabria. Ha preferito non mettere la faccia sulla sconfitta.

– Di Maio è stato “tirato dalla giacchetta”, come ha detto il premier Conte, cioè “licenziato” dai sui sostenitori o Casaleggio? Oppure tutto questo processo è esclusivamente dovuto alle sconfitte elettorali e alle continue defezioni di parlamentari dal gruppo del M5S?

– Il Movimento Cinque Stelle ha due veri padroni: Davide Casaleggio e Beppe Grillo. Tutti gli altri sono personaggi funzionali al momento, al target da colpire e alle campagne da vincere. È un partito-azienda, non scalabile e del tutto privo di democrazia interna. Tanto che se voti contro l'indicazione dei proprietari, un accordo notarile ti multa con migliaia di euro da riconoscere alla Srl che ti ha messo in Parlamento. Il problema dei dipendenti di quella Srl - i parlamentari - è che non possono appellarsi ai sindacati per la tutela dei loro diritti.

– Perché le mansioni di capo politico del M5S passano adesso a Vito Crimi?

– Crimi è il più anziano dei garanti, dunque un reggente perfetto. Ma non è uno stupido: è perfino possibile che riservi delle sorprese, come spesso nella politica italiana hanno fatto i "re transetti".

– Con le dimissioni di Di Maio, che lascerà anche il ruolo di responsabile della delegazione grillina al governo, si apre una pagina ben complicata per il M5S e anche per la maggioranza e dunque per l’esecutivo…

– Il governo italiano è davvero anomalo. Il Presidente del Consiglio è un avvocato che non ha mai fatto politica e non è di nessun partito. Il partito più votato alle elezioni ora non ha un capo delegazione che lo rappresenta. Chiunque sa che il M5S è ai minimi termini, perde qualche parlamentare ogni settimana. Il Partito Democratico può trarne vantaggio. È strutturato, è fatto di personale politico preparato. Secondo me Zingaretti si sta fregando le mani, adesso il boccino lo ha in mano lui. E Conte potrebbe diventare il vero leader dei Cinque Stelle. Uno scenario gradito al Quirinale: la linea Mattarella-Franceschini vuole Pd e M5S alleati ancora a lungo, come argine anti-Salvini.

© AP Photo / Andrew Medichini
– Alcuni analisti pensano che Di Maio se ne va per poi tornare, che la sua è stata una mossa ben pensata. Sostengono che Di Maio, che ha portato il partito dal 33 per cento alle percentuali di oggi, dopo un percorso di transizione verso gli stati generali, vuole arrivare più forte all'appuntamento di marzo. Condivi questa visione? Che strategia, a tuo avviso, lui ha in mente? 

– Di Maio è stato scaricato dalla casa madre, fine dei giochi. In troppi ce l'hanno con lui. Agli Stati Generali, se arrivano divisi come sembra, con Paola Taverna da una parte e Stefano Patuanelli dall'altra, i due grandi negoziatori - Bonafede e Fico, sentiti Grillo e Casaleggio - potrebbero chiedere a Crimi di rimanere come Garante ancora fino a fine legislatura, in nome della stabilità del Paese.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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