13:49 04 Giugno 2020
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Oggi 20 gennaio il voto della Giunta per le immunità del Senato sulla richiesta di processo per Matteo Salvini in merito alla gestione del caso Gregoretti.

Spiazza la richiesta lanciata dal leader leghista ai suoi senatori di votare “sì” al processo. A pochi giorni dalle elezioni in Emilia Romagna Salvini diventa “martire” e riceve così un bell’assist.

La giunta delle immunità parlamentari si riunisce il 20 gennaio alle 17.00 per decidere sull’autorizzazione a procedere avanzata dal tribunale dei ministri di Catania nei confronti dell’ex ministro dell’interno Matteo Salvini per il ritardato sbarco l’estate scorsa di 131 migranti a bordo della nave Gregoretti. Il leader del Carroccio è indagato con l’accusa di sequestro di persona, arresto illegale e abuso di ufficio.

© AP Photo / Carmelo Imbesi
La Gregoretti

Il voto di oggi si colloca a soli 5 giorni dalle elezioni regionali in Emilia Romagna. Salvini dai palchi della campagna elettorale ribadisce così la sua posizione:

“Oggi decidono se sono un criminale o meno. Io prendo un detto della mia nonna: ‘Male non fare, paura non avere’. Siccome devono essere i delinquenti ad aver paura del processo, io ribadisco: mandatemi a processo. Se devo andare in galera per difendere il mio Paese ci vado a testa alta”.

Il voto sul processo a Salvini che riflesso avrà sulle imminenti elezioni regionali in Emilia Romagna? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Paolo Feltrin, politologo, già professore di scienza politica all’Università di Trieste.

– Il giorno del voto sulla nave Gregoretti è arrivato. Salvini chiede ai suoi di votare “sì” per mandarlo a processo. Questa contromossa del leader della Lega ha spiazzato il Pd e i 5 stelle. Professore Feltrin, qual è il suo punto di vista personale sulla vicenda?

– Come spesso capita in Italia i nodi politici vengono affrontati per via giudiziaria. Il primo tema è se si trattasse di un problema davvero di tipo giudiziario nell’opera del Ministro. La mia impressione è che la risposta sia negativa, quindi credo il primo errore sia stato commesso nel non trovare un modo per sminare fin da subito un’ingerenza indebita della magistratura su quella che è un’evidente iniziativa politica del Ministro degli Interni.

Tuttavia la conseguenza inevitabile è che tutto venga buttato in politica. La stessa iniziativa giudiziaria fuoriesce dai suoi limiti e tutti gli attori, dalla maggioranza alle opposizioni, la trattano come una vicenda solo e soltanto politica. Chi può trarne maggiori vantaggi di “propaganda” è proprio Salvini. Il leader della Lega può fare il martire della causa dell’ordine e del controllo delle frontiere. Sotto questo profilo non esiste un giudizio di merito, la questione continua ad essere politica. Il punto cruciale sono i tempi. L’iniziativa va a collocarsi esattamente a qualche giorno dal voto in Emilia Romagna. Nei prossimi giorni indubbiamente l’unica cosa di cui si parlerà sarà Salvini. Si tratta di un regalo grande come una casa alla Lega.

– Oggi al voto secondo lei si presenteranno anche gli altri partiti?

– A questo punto è pura tattica. Con ogni probabilità una serie di partiti diserterà e giocherà sul far venire meno i numeri legali. Se manca il numero legale il tutto viene rinviato. Il punto principale da osservare è che a trarne maggior vantaggio dall’intera vicenda e dal modo in cui è stata gestita è proprio Salvini. Ora il leader leghista rilancia tutti i suoi temi con l’assist della maggioranza.

– La maggioranza contava di spostare il voto di oggi sul processo a Salvini, ma la posizione del presidente del Senato Casellati ha confermato la data del 20 gennaio.

– Una volta che politicizzi tutta l’iniziativa anche la data della scadenza diventa un fatto politico. Immediatamente abbiamo visto tutte le polemiche sul comportamento della presidente del Senato. Non c’è niente di strano, ora si tratta solo di politica politicante.

– Quale sarà dunque il riflesso del voto di oggi sull’imminente appuntamento elettorale?

– Si è sempre detto che l’interesse di Salvini era nazionalizzare il voto in Emilia Romagna. Più il voto era regionalizzato e localizzato più favoriva il centrosinistra, più il voto prendeva una dimensione nazionale più avrebbe favorito Salvini. La nazionalizzazione del voto proprio sul tema degli immigrati può forse però convincere una parte dell’elettorato 5 stelle a votare il centrosinistra.

Da un punto di vista generale è chiaro che nei prossimi giorni tutti i temi amministrativi verranno messi in secondo piano e a dominare sarà la discussione sul processo a Salvini.

– Il premier Conte a più riprese ha definito le elezioni regionali in Emilia non fondamentali a livello nazionale. Lei cosa ne pensa?

– Bisogna distinguere il gioco politico dalle valutazioni più tecniche. È ovvio che qualsiasi partito di maggioranza dica che il voto non influenza l’azione del governo. Perché dovrebbe dire qualcosa di diverso? Non è questo il punto. Se vincesse il centrosinistra nulla quaestio: sarebbe un risultato che rafforza la maggioranza, in ogni caso sarebbe nel segno della tradizione di quanto è accaduto in Emilia Romagna da 70 anni. Se invece vincesse il centrodestra si tratterebbe di un evento straordinario, sarebbe la prima volta in 70 anni.

Le conseguenze delle elezioni sul governo passano in secondo piano. Un eventuale cedimento dell’Emilia Romagna alla destra sarebbe un fatto di assoluto rilievo politico nazionale. Viene giù la cittadella rossa. Un’eventuale sconfitta del centrosinistra in Emilia Romagna supera di gran lunga il problema del governo, diventa un fatto epocale!

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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