21:13 06 Aprile 2020
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La Commissione Europea ha proposto il dimezzamento del livello di cadmio nel riso dagli attuali 0,20 ai 0,10 microgrammi per ogni chilogrammo di prodotto.

Paradossalmente tale imposizione aumenterebbe la presenza dell’arsenico nel riso, compromettendo la qualità del prodotto e la sua sicurezza. A pagarne le conseguenze la risicoltura italiana e la tutela dei consumatori.

La proposta di Bruxelles di dimezzare la soglia di cadmio presente nel riso avrebbe un impatto negativo sulla qualità del prodotto, sull’intera filiera produttiva e sull’ambiente. A denunciarlo è l’Ente Nazionale Risi:

“L’Ente si è adoperato nel fornire ai Ministeri italiani competenti e agli stakeholder, interpellati con la consultazione, tutti gli elementi necessari a evidenziare che il dimezzamento del limite di cadmio vanificherebbe gli sforzi ed i risultati ottenuti da tutta la filiera del riso ed, in particolare dai risicoltori, atti ad assicurare i migliori standard qualitativi in grado di assicurare la massima tutela del consumatore”.

Quali sono i pericoli maggiori di tale iniziativa? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Marco Romani, coordinatore del dipartimento di agronomia del centro ricerche sul riso dell’Ente Nazionale Risi.

– L’Unione Europea si è impegnata a dimezzare il limite del cadmio presente nel riso. Marco Romani, come commenterebbe questa notizia?

– È un’iniziativa preoccupante perché a livello italiano abbiamo il 7% di campioni di produzione nazionale che stanno nel range fra 0,10 e 0,20 microgrammi. I risicoltori italiani hanno imparato a gestire l’acqua in modo da massimizzare la sicurezza nel prodotto nei confronti dei consumatori per quello che riguarda i contenuti di arsenico e cadmio. I due contaminanti hanno un comportamento opposto nei confronti della gestione dell’acqua: il cadmio è molto solubile e assimilabile nella pianta in condizioni di asciutta nelle risaie; l’arsenico invece quando la risaia è sommersa. La gestione dell’acqua che hanno messo a punto i nostri risicoltori è quella di un compromesso che riduce entrambi i contaminanti cercando di avere una certa flessibilità nei limiti nell’uno o nell’altro.

Con il dimezzamento del limite i risicoltori sarebbero costretti ad aumentare l’utilizzo dell’acqua, a prolungare la sommersione, a non fare asciutte. Tutto ciò comporterebbe un innalzamento dell’arsenico, portando complessivamente ad una qualità peggiore del riso.

– Quali sono i rischi maggiori di questa iniziativa?

– Oltre all’innalzamento dell’arsenico vi sarebbero delle difficoltà in alcune aree della risicoltura italiana ad avere un approvvigionamento idrico che consenta di sommergere la risaia per tutto il ciclo colturale e anche nelle ultime fasi del ciclo in modo che il cadmio resti sotto lo 0,10. È una difficoltà legata alla minor piovosità, alla minor disponibilità della risorsa irrigua e contestualmente anche alla sostenibilità ambientale della risaia. Sappiamo benissimo che se gli agricoltori riescono ad asciugare in alcune fasi del ciclo colturale riescono anche a ridurre le emissioni di gas serra nell’atmosfera. Viceversa con questa imposizione tutto si vanificherebbe e sarebbe compromessa la sostenibilità della risicoltura.

– Si tratta di un danno per il Made in Italy?

– La risicoltura dovrà perseguire le imposizioni legislative, ovviamente con maggiori difficoltà e anche con un rischio per il mantenimento di questa specificità della coltivazione del riso in cui l’Italia è leader europeo. È un grave danno per tutti.

Ora in Italia non c’è un inquinamento in atto, le acque sono pulite, i terreni hanno dei livelli di cadmio e arsenico del tutto fisiologici per i terreni agrari. Il problema è non rendere assimilabili questi contaminanti per trasferirli poi nella granella. Le tecniche agronomiche e la gestione dell’acqua svolgono un ruolo principale, noi cerchiamo di dare le giuste indicazioni. Ora viene messo tutto in discussione.

– Sperate in una risposta politica da parte dell’Italia?

– Certo! La tutela del consumatore deve considerare entrambi i contaminanti. Se vogliamo mantenere una risicoltura europea con delle qualità eccellenti speriamo di vedere un approccio olistico alla problematica.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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