12:45 03 Giugno 2020
Interviste
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La conferenza sulla Libia a Berlino (29)
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Aguila Saleh Issa, presidente del Parlamento libico che sostiene Haftar, ha spiegato a Sputnik come è possibile risolvere la crisi libica. Con una frecciata all’Italia: l’accordo firmato tra Sarraj e la Turchia va contro gli interessi di Roma.

Qual è il Suo punto di vista sugli ultimi sviluppi a Mosca? Perché l'accordo non è stato firmato?

A. Salekh: Durante l'incontro ci è stata presentata una proposta finale sulla quale il governo russo ha lavorato molto. Ma non l'abbiamo firmato perché ci vuole tempo per studiarne a fondo tutti i punti. Nel documento sono riportate molte condizioni e bisogna anche considerare che la situazione ha messo in ombra la presenza della parte turca. 

Lei ha chiesto 48 ore per studiare il documento. Il termine ora è scaduto. Ha preso una decisione?

A. Saleh: Abbiamo prorogato la disamina del documento anche perché non abbiamo incontrato il Feldmaresciallo dopo le ultime trattative. Si trova ancora in Egitto. Ora si avvicina la data della conferenza di Berlino, una piattaforma in cui potremo trovare alcune soluzioni.

Durante il suo intervento al Parlamento arabo (il Parlamento arabo è l'organo legislativo della Lega araba, NdR) Lei ha parlato della necessità di sottoscrivere un accordo congiunto per la difesa dei Paesi arabi e di una possibile richiesta di intervento militare alla parte egiziana. Si sono svolte trattative in questo senso?

A. Saleh: Non abbiamo ancora bisogno di assistenza militare. Ma se ci fosse un'invasione turca, come minaccia di fare il presidente turco Erdogan, avremo bisogno dell'aiuto dell'Egitto o dell'Algeria o di qualche altro Paese. Naturalmente i primi su cui facciamo affidamento sono gli Stati arabi.

Vi sono paesi arabi disposti a intervenire nella situazione libica in caso di invasione turca?

A. Saleh: A mio avviso, qualora vi sia un'invasione turca, nessuno dei Paesi arabi si tirerà indietro. La Libia intrattiene rapporti di collaborazione di lunga data con l'Egitto, l'Algeria e altri Paesi arabi. Questi Paesi prenderanno sicuramente una posizione chiara su questo tema.

Alcuni temono che, qualora l'esercito libico prendesse le redini del potere, nel Paese si instaurerà nuovamente un regime militare. Come può rispondere a questa affermazione?

A. Saleh: Si tratta di un errore. Innanzitutto, l'esercito libico ha dichiarato che l'operazione a Tripoli è volta al contrasto dei gruppi terroristici i cui combattenti sono ricercati a livello locale e globale.  Queste stesse persone hanno preso il controllo della capitale qualche anno fa. Il governo di Al-Wefaq è rimasto prigioniero. L'esercito non può stare a guardare, la città deve essere liberata. È stato dichiarato apertamente che non si tratta di un colpo di Stato, di conquistare qualche territorio né tantomeno di schierarsi con qualche forza libica. Tutto quello che dobbiamo fare è scacciare i gruppi terroristici.

Quindi possiamo dire che non vi è alcuna intenzione di ripristinare il regime militare nel Paese?

A. Saleh: Certo che no. Abbiamo un parlamento eletto, una costituzione che disciplina le interazioni politiche nel Paese. Nessuno sta parlando di regime militare.

Da un lato, dicono che il governo di Al-Wefaq è giunto al termine. Dall’altro, anche il parlamento di Tripoli ha esaurito il suo mandato. Cosa pensa a riguardo?

A. Saleh: Si tratta di ignoranza o di manomissione dei fatti. La durata del mandato del Parlamento è stabilita dalla Dichiarazione costituzionale (al momento invece della legittima Costituzione della Libia si impiega la Dichiarazione costituzionale provvisoria adottata dopo il rovesciamento del regime di Gheddafi durante la guerra civile, NdR). Il Parlamento può emendare la Dichiarazione costituzionale. Ad oggi ha apportato 11 emendamenti. L’undicesimo recita che il potere del Parlamento sarà legittimo fino all’elezione di un nuovo governo. La comunità internazionale sta cercando di evitare un vuoto di autorità legittima. In Libia è proprio questa autorità a dettare la politica interna ed estera.

Il Parlamento libico rappresenta gli interessi di tutte le regioni del Paese. Non pensate che l'operazione a Tripoli violi gli interessi delle altre regioni?

A. Saleh: La liberazione di Tripoli è una risposta all'appello del popolo libico, soprattutto di quei cittadini che vivono in prigionia. Il popolo, il parlamento e l'esercito chiedono la liberazione di Tripoli (...).

La comunità internazionale sostiene che il governo di Al-Wefaq è riconosciuto a livello internazionale. Mentre Lei ritiene che sia prigioniero di gruppi armati. Come si può risolvere questa ambiguità per rispettare sia i diritti della legittima autorità sia la posizione della comunità internazionale?

A. Saleh: La comunità internazionale ha approvato un accordo politico che limita il mandato di al-Wefaq a un anno, prorogabile poi per un altro anno. Ma i termini sono stati superati. Anche nell'accordo si diceva che il governo di al-Wefaq avrebbe dovuto ottenere l'approvazione del parlamento, ma questo non è avvenuto.

Alla prossima conferenza di Berlino si prevede una divisione tra le forze politiche internazionali che sosterranno le diverse parti in causa nel conflitto libico. Questo impedirà di raggiungere un accordo?

A. Saleh: La crisi sarà risolta dal cambiamento dell’autorità al potere. La situazione potrebbe stabilizzarsi non appena l'attuale governo (al-Wefaq) sarà sostituito. In 4 anni questo governo non è stato in grado di fare nulla, credo che sia sufficiente.

Qual è la sorte che toccherà agli accordi che il governo di Al-Wefaq ha stipulato con altri Paesi?

A. Saleh: Non hanno efficacia legale. Le decisioni sovrane dovrebbero essere prese congiuntamente con il Consiglio presidenziale (il più alto organo esecutivo della Libia istituito in conformità all'Accordo di Skhirat, firmato il 17 dicembre 2015, e presieduto da Sarraj, NdR), ma non è stato così. Inoltre, gli accordi presi non hanno ottenuto il sostegno del Parlamento.

© Sputnik . Vitaly Belousov
Il vertice dei ministri degli Esteri della Russia Sergey Lavrov e del governo dell'Est Libia Aguila Saleh Issa

Come valuta il ruolo della Russia nella risoluzione della crisi libica?

A. Salekh: La Russia svolge un ruolo importante nella risoluzione della crisi libica. Sono molto grato al Presidente russo Vladimir Putin e al governo russo per la loro ospitalità. Sono stati profusi molti sforzi, ma la presenza dei politici turchi ha complicato la situazione. Non hanno altro che alimentare la crisi e non hanno contribuito alla sua risoluzione.

L'Italia ha annunciato il possibile invio delle proprie truppe in Libia. Questo potrebbe essere il primo di molti interventi?

A. Saleh: Siamo contro qualsiasi invasione. Non possiamo chiedere assistenza all'estero per affrontare i libici. L’accordo marittimo firmato tra Sarraj e la Turchia non fa gli interessi dell’Italia. In caso di intervento straniero chiederemo aiuto ai nostri fratelli arabi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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