16:16 23 Settembre 2020
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La legge per la libertà religiosa ha suscitato grande scalpore in Montenegro e nei Balcani dando vita a proteste di piazza. La legge recentemente approvata dal parlamento montenegrino minaccerebbe le proprietà della Chiesa Ortodossa serba nel Paese. L’associazione italiana “Una voce nel silenzio” esprime solidarietà alla Chiesa ortodossa serba.

Il 14 gennaio i volontari dell’associazione Una voce nel silenzio, impegnata nella difesa delle comunità cristiane perseguitate nel mondo, si sono dati appuntamento di fronte al Consolato del Montenegro a Milano per manifestare il proprio dissenso nei confronti della “legge per la libertà religiosa” approvata dal Parlamento montenegrino.

Il testo approvato il 27 dicembre determinerebbe la confisca di tutti i beni ecclesiastici che non hanno un atto di proprietà antecedente al 1918. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito alla controversa legge del Montenegro Stefano Pavesi, presidente dell’Associazione “Una voce nel silenzio”.

– Stefano Pavesi, di cosa si occupa la vostra associazione?

"Una voce nel silenzio" si occupa di aiutare i cristiani perseguitati nel mondo. Al momento siamo attivi in Siria, in Palestina ed in Kosovo.

– Come funzionano gli aiuti?

– Noi facciamo delle iniziative in Italia, durante le quali invitiamo alcuni esperti e volontari che sono stati in quei posti per raccontare cosa succede, quindi raccogliamo fondi per utilizzarli nei territori. In Palestina abbiamo ricostruito un campo di calcio, in Siria stiamo aiutando la ricostruzione della chiesa di Homs, mentre in Kosovo abbiamo aiutato diverse scuole ed enclave serbe. Al momento abbiamo in progetto di aprire un nostro ufficio direttamente in Kosovo per i ragazzi serbi.

– Ci parli della manifestazione del 14 gennaio davanti al consolato del Montenegro a Milano. Di cosa si tratta?

– Il 27 dicembre è stata approvata una legge dal parlamento montenegrino, tra l'altro durante la seduta sono stati arrestati dei parlamentari di etnia serba, che viene chiamata “legge per la libertà religiosa”. In realtà in questa legge ci sono degli articoli che dicono chiaramente che i beni della chiesa ortodossa serba antecedenti al 1918 potranno essere confiscati dal governo. Ovviamente questa cosa è assurda sia per la chiesa serba, come testimoniano le manifestazioni in Serbia e Montenegro, ma è assurda anche per noi che andiamo a tutelare quelle comunità cristiane perseguitate nel mondo, non soltanto fisicamente. Secondo noi una legge per la libertà religiosa dovrebbe garantire i luoghi di culto alle religioni che fanno parte di quello Stato e non toglierli. Ci siamo presentati quindi davanti al consolato del Montenegro per esprimere in maniera pacifica il nostro dissenso a questa legge.

La manifestazione dell'Associazione Una voce nel silenzio
© Foto : fornite dall'Associazione "Una voce nel silenzio"
La manifestazione dell'Associazione "Una voce nel silenzio"

– Quindi il maggior pericolo di questa legge è che vengano tolti i luoghi di culto alla chiesa ortodossa serba, giusto?

– Esatto! Temiamo che si crei una situazione come in Kosovo dove poi l'islam prende sempre più piede, diventando la religione predominante con tutti i problemi che poi ne conseguono. Dato che il Montenegro fa solo il gioco delle potenze occidentali, vorremmo evitare che diventi un nuovo Kosovo.

– Come diceva da anni operate in Kosovo aiutando le enclave serbe, quali sono le maggiori difficoltà della popolazione serba?

– In Kosovo le enclave sono tutte separate fra di loro, si tratta di piccoli paesini con intorno la maggioranza albanese. Hanno difficoltà economiche, molto spesso non riesco a lavorare e vivono grazie ai sussidi che arrivano dalla Serbia. Vi sono difficoltà anche aggregative: molti giovani decidono, non trovando lavoro, di andarsene. Questo comporta anche la scelta di non fare figli.

Noi aiutiamo le persone che decidono di rimanere, in particolare aiutiamo le scuole. Crediamo che con la cultura si possa cambiare questa mentalità e si possa riuscire a fare rinascere il Kosovo, sede di moltissimi monasteri della cultura serba ed europea. Vorrei anche ricordare che dal Kosovo è partita la più grande percentuale di foreign fighters andati a combattere per l’Isis. In Kosovo, infatti, c’è un grande problema di estremismo islamico e di droga, è uno stato da dove parte e passa la maggior parte dello spaccio che poi arriva in Europa. Abbiamo chiesto attraverso l’europarlamentare Silvia Sardone, che è stata in Kosovo durante le elezioni, un maggiore controllo da parte dell’Unione Europea verso questo Stato.

– Perché secondo lei il tema dei cristiani perseguitati nel mondo non è molto “di moda” e non occupa abbastanza spazio sui giornali?

– Non è un tema mainstream, è meglio parlare dell’immigrazione, di chi viene in Italia e deve essere aiutato per forza. Ci si dimentica dei cristiani che spesso soffrono, che non hanno nemmeno i soldi per spostarsi dai loro paesi. Le comunità cristiane in determinati Paesi, in particolare in Medioriente o nei Balcani, sono molto legate alle proprie tradizioni e al loro credo. Questo a un certo mondo occidentale fa molta paura.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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