16:42 28 Gennaio 2020
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A Istanbul il presidente russo Putin e il suo omologo turco Erdogan hanno proposto un cessate il fuoco per la crisi libica, marginalizzando di fatto il ruolo dell’Unione Europea. L’Italia ha fatto invece una “figuraccia” con il doppio vertice mancato a Roma fra Serraj e Haftar, perdendo così ancora altri colpi nella partita libica.

Il successo diplomatico della Russia e della Turchia mette i puntini sulle “i” e mostra chiaramente chi sono i principali attori sullo scacchiere libico. Il bilaterale di Putin ed Erdogan a Istanbul ha ottenuto rapidamente un importante risultato che l’Unione Europea da anni non riusciva a raggiungere.

Il mancato incontro fra i due leader libici a Roma ha segnato un capitolo imbarazzante per la politica estera italiana nella regione. L’Italia ha perso definitivamente la Libia? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Michela Mercuri, esperta di Libia, docente di Storia contemporanea dei Paesi Mediterranei all’Università di Macerata, docente presso la Società Italiana per le organizzazioni internazionali (SIOI), autore del libro “Incognita Libia”.

– Iniziamo dal mancato vertice di Roma: quella fra Al Serraj e Haftar. Michela Mercuri, che cosa significa per l’Italia questo flop?

– Credo che questo sia uno dei punti più bassi della politica italiana. Haftar è arrivato in Italia nella speranza di avere anche Al Serraj e di poter ottenere un bilaterale, ma l'Italia ha attuato un grande bluff dicendo ad Al Serraj che Haftar non era presente a Roma. Serraj sapendo invece che il leader della Cirenaica era a Roma ha deviato il suo volo. I motivi sono personali di Serraj, ma sono dettati anche dal fatto che in questo momento Serraj è molto vicino alla Turchia, la quale ha profondamente inviso Haftar. Dunque in questo momento la Turchia si è sostituita a Serraj nel conflitto e nelle mosse tattiche da fare e probabilmente ha chiesto a Serraj di non recarsi a Roma. Da un lato è evidente una dipendenza di Serraj dalla Turchia, a cui è molto grato in questo momento per il supporto datogli. Dall'altra parte abbiamo il fallimento della politica italiana che per un attimo ci ha fatto sperare di poter recuperare almeno parzialmente il proprio ruolo in Libia con un incontro a Roma tra i due massimi esponenti del Paese.

– Parliamo invece dell'incontro avvenuto tra Putin ed Erdogan che hanno lanciato un appello per il cessate il fuoco. Questo bilaterale evidenzia che c’è un maggiore peso nella regione della Russia e della Turchia rispetto all'Europa e all'Italia?

– Assolutamente sì, la Russia e la Turchia sono i veri player internazionali che contano in Libia. Questo perché in qualche modo hanno supportato i due alleati sul terreno: chi ha le forze sul terreno vince e decide, questa è una regola aurea delle relazioni internazionali. La Turchia ha fatto un accordo con Al Serraj inviando presumibilmente dei combattenti presenti nel levante, già in territorio tripolino, la Russia ha supportato Haftar insieme ad altri alleati come gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.

Si sono quindi incontrati con un vertice lampo, perché probabilmente avevano già un piano importante per poter dirimere la questione libica, hanno deciso piuttosto rapidamente un cessate il fuoco a partire da sabato notte, sostituendosi di fatto nelle decisioni a Serraj e ad Haftar. Adesso staremo a vedere se il cessate il fuoco reggerà, perché in Libia sono presenti anche una serie di gruppi e milizie che potrebbero non rispettare il cessate il fuoco. Tutto ciò ci fa capire chi conta realmente in Libia. Era prevedibile che Russia e Turchia si accordassero visti gli interessi in comune che vanno dal Turkish stream alla vendita di sistemi missilistici S400 russi alla Turchia e visto un rapporto import export che sta crescendo molto negli ultimi anni.

– Di Maio ha dichiarato che l'Italia era da molto tempo in ritardo su questo dossier, ma che il Paese abbia ancora molto da dire sulla Libia. Cosa ne pensa dell'operato del ministro degli esteri? L'Italia avrà un peso nella regione?

– L'accordo tra la Russia e la Turchia ha completamente marginalizzato l'Italia e l'UE. In realtà l'Unione Europea non ha mai sostenuto la linea italiana a partire dal tema migranti. Di Maio tardivamente, dopo aver capito di aver perso completamente la Libia, ha inaugurato una serie di viaggi: prima a Bruxelles, poi in Turchia dove ha incontrato il suo omologo, quindi in Egitto e via dicendo. Se questi viaggi e questo attivismo però non sono accompagnati da un serio piano per la Libia, che sia anche concordato con le istituzioni europee, parliamo allora di una sorta di "viaggi di piacere". Se non c'è un piano politico l'Italia non ha nessuna chance di essere incisiva in Libia in un momento in cui gli attori importanti sono ben altri.

– Dato che gli interessi dei Paesi europei in Libia divergono, l'Italia può seguire una propria linea e tornare a contare in Libia? Che cosa dovrebbe fare Roma?

– L'Italia per tornare in Libia dovrebbe innanzitutto trovare una linea europea comune, perché l'Italia nel momento in cui dominano due grandi potenze come la Turchia e la Russia, da sola può fare ben poco. L'unica cosa da fare per poter almeno mangiare le briciole della "torta libica", è quello di cercare di far sedere la Russia e la Turchia ad un tavolo allargato anche all'Unione Europea. In questo caso l'UE e l'Italia potrebbero recuperare un minimo ruolo. Detto ciò non vedo perché la Russia e la Turchia in questo momento dovrebbero farlo. Potrebbe accadere solo se questo accordo non reggesse ed allora l'Unione Europea potrebbe tornare a fare da paciere anche se non ci è ma riuscita.

– Un quadro assolutamente pessimistico per l'Italia...

– Sì, abbiamo agito troppo tardivamente. Abbiamo lasciato che la Turchia occupasse il nostro posto, che si piazzasse in Libia booth on the ground. Recentemente Di Maio si sarebbe dovuto recare in Libia, per una missione semieuropea, con Germania, Francia e Gran Bretagna, ma Al Serraj ha detto che non eravamo graditi. Tutto ciò è indicativo del nostro peso in Libia in questo momento.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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