18:28 15 Agosto 2020
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"L'Uccisione di Soleimani fornirà ulteriore linfa all’elettorato patriottico e fa passare in secondo piano la “questione impeachment”, Sputnik Italia ha raggiunto Filippo Romeo, Analista of Vision & Global Trends.

Tutto il mondo è sotto shock per l’eliminazione del generale Soleimani, capo delle milizie al-Quds, la forza d’élite delle guardie rivoluzionarie iraniane.  

L’uccisione è avvenuta su una strada vicina all’aeroporto di Bagdad. Per l’attacco è stato usato il drone MQ-9 “Reaper”. L’ordine è partito direttamente dal presidente Trump che rivendica l’assassinio del generale sottolineando che “Soleimani stava pianificando imminenti e sinistri attacchi contro diplomatici e militari americani”.

Il 62enne Qassem Soleimani era uno dei militari più carismatici e potenti di Teheran (considerato il potenziale futuro leader del Paese) e dell'intero Medio Oriente. Il generale, conosciuto anche come “comandante ombra”, era la mente delle operazioni iraniane in Iraq e Siria e ha praticamente firmato tutte le più importanti “vittorie” militari dell'Iran. 

Non si è fatta attendere la reazione durissima del presidente iraniano Hassan Rouhani:

“Non c’è dubbio che la grande nazione dell’Iran e le altre nazioni libere della regione si vendicheranno dall’orribile crimine commesso dagli americani”.

Perché Trump ha ordinato di uccidere l’uomo in prima fila sul campo e braccio destro del potere di Teheran? Ha paura di perdere le elezioni presidenziali nel 2020 o ci sono altri motivi nascosti? Washington è davvero pronto a sostenere una guerra con una potenza militare come l’Iran? La decisione degli USA rischia di aggravare la situazione in Medio Oriente e provocare una pericolosa ulteriore escalation di violenza? Per un approfondimento in merito Sputnik-Italia ha raggiunto Filippo Romeo, Analista of Vision & Global Trends.

— Filippo, l’operazione “Soleimani” segna un drammatico cambio di passo dell’amministrazione Trump. Perché, a tuo avviso, il presidente americano ha ordinato di uccidere potente e carismatico capo dell’unità speciale al-Quds senza neanche chiedere il parere del Congresso americano?

— “L’omicidio del Generale Soleimani, figura di grande carisma e alto profilo militare, segna l’apice delle tensioni tra Iran e Stati Uniti, fortemente alimentate durante il corso della Presidenza Trump.

La motivazione ufficiale fornita dal Pentagono è che Soleimani stava progettando attacchi nei confronti di diplomatici e militari americani presenti in Iraq e nella regione, nonché che fosse il responsabile della morte di centinaia di americani e degli attacchi contro l’ambasciata americana a Baghdad negli ultimi giorni.

Tuttavia, come sostengono autorevoli analisti e commentatori attenti alle vicende del vicino Medio Oriente e che conoscono molto bene il percorso e le qualità di Soleimani, è difficile credere che il generale fosse così sprovveduto da progettare tali attacchi che, senz’altro, avrebbero rappresentato degli utili elementi scatenanti da fornire al nemico. 

Se invece l’esecuzione rappresentasse l’immediata risposta agli episodi dei giorni scorsi accaduti nel teatro iracheno, è del tutto evidente che la sproporzione sarebbe incommensurabile. 
La decisione di Trump, adottata senza la consultazione del Congresso, si presterebbe a una duplice interpretazione: spezzare l’asse sciita consolidatosi in quell’area a seguito della guerra in Siria; trarre beneficio a livello elettorale dalle ripercussioni che tali situazioni avrebbero sull’opinione pubblica statunitense”.

— A proposito dei benefici elettorali, secondo una ipotesi molto diffusa, il presidente americano, che fra l’altro rischia un impeachment in vista delle elezioni 2020, ha fatto questo passo per non fare la fine di Carter che 40 anni fa ha perso le elezioni a causa di cosiddetta una “crisi di ostaggi”, l’attacco e il sequestro di 52 dipendenti dell'ambasciata americana a Teheran. È davvero così? Trump vuole coinvolgere America in una guerra per vincere le elezioni?

— “E’ indubbio che il clamore dell’eliminazione di un’icona del mondo sciita, quale appunto era il generale Soleimani, fornirà ulteriore linfa all’elettorato patriottico e, al contempo, consentirà a Trump di avere maggiore presa anche sui membri della comunità ebraica presente in USA. Anche le critiche mosse dagli ambienti democratici rischiano di rendere impopolare la loro parte politica, amplificando il consenso del Presidente e, conseguentemente, far passare in secondo piano la “questione impeachment””.

— Il Presidente della Camera Usa Nancy Pelosi condanna l’uccisione del generale Soleimani definendolo “un atto sproporzionato” che “rischia di provocare una ulteriore escalation di violenza”, fino al “punto di non ritorno”. Lo stesso parere ha Joe Baiden, candidato alle presidenziali USA, che ha definito l’assassinio “un atto sconsiderato”. Pensi anche tu che questa volta Trump ha oltrepassato il Rubicone?

— “E’ del tutto evidente che si è trattato di un’azione volutamente eclatante che potrebbe innescare una nuova e acuta spirale di violenza dagli effetti incontrollabili. Ne sono un esempio le reazioni di Khamenei, i Pasdaran e Hassan Nasrallah, leader degli Hezbollah libanesi, che hanno promesso dure rappresaglie. A ciò si aggiunga la richiesta di giustizia espressa dalle migliaia di manifestanti scesi in piazza, la cui componente radicale potrebbe prevalere infrangendo definitivamente quell’argine garantito fino ad oggi dall’attuale establishment”.

— Per questa guerra gli USA potrebbero pagare un prezzo molto caro. Alcuni analisti ritengono che gli Stati Uniti non avrebbero le idee chiare su come procedere e soprattutto su come fronteggiare una possibile escalation militare coll’Iran che non è un paese qualsiasi ma una potenza militare molto forte che ha anche ambizioni nucleari… Sei d’accordo?

— “Condivisibile è il pensiero dell’Ambasciatore Bradanini secondo cui “gli imperi in declino sebbene relativo, come quello che sperimentano gli Stati Uniti - diventano ancor più pericolosi”. Tuttavia, escludo che gli Stati Uniti abbiano interesse a impegnarsi direttamente sul terreno. Sono ben consapevoli del fatto che l’Iran, anche per via della sua conformazione montuosa, è difficile da espugnare facilmente. Un’azione militare causerebbe notevoli perdite sia in termini economici che di vite umane. Tali ragioni portano a dubitare si tratterà di un confronto di tipo convenzionale”.

— L’uccisione di Soleimani, che dopo il fallimento dell’accordo sul nucleare è stato a prendere il controllo della situazione, è una perdita enorme per il regime. Teheran ha già annunciato una “dura vendetta”. Quali scenari si aprono in questo momento per il Medio Oriente (dicono che il primo bersaglio potrebbe essere l’Israele) e di conseguenza per l’Europa Occidentale?

— “Indubbiamente l’area del vicino oriente è esposta a notevoli ripercussioni. Si ipotizza che le azioni iraniane saranno di tipo asimmetrico e che Israele potrebbe, senz’altro, rientrare tra gli obiettivi. Le conseguenze per l’Europa saranno di carattere politico, economico e sociale interessando l’ambito energetico per come dimostra l’aumento immediato dei prezzi del petrolio, la gestione dei profughi, nonché la tutela delle rotte marittime che transitano per Suez e che potrebbero subire ripercussioni relative alla situazione in Yemen e alla instabilità del Sinai”.

— E come dovrebbe reagire all’uccisione di Soleimani l’ONU di cui anche l’Iran fa parte? Difenderà come al solito gli interessi americani o farà finalmente un arbitro imparziale?  

— “L’organizzazione delle Nazioni Unite è, a mio parere, una struttura inadeguata ad affrontare le nuove sfide e ai nuovi equilibri internazionali. Per tali ragioni ritengo che anche in questa occasione abbia margini di manovra limitati e poco incisivi. A ogni modo sono apprezzabili le dichiarazioni del segretario generale, Antonio Guterres, che, invocando la necessità di una de-escalation nel Golfo, ha ricordato che “il mondo non può permettersi un’altra guerra”. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
Qasem Soleimani, Donald Trump, Iran
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