16:19 20 Gennaio 2020
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Da molti anni Franco Frattini rimane uno dei politici italiani più noti all’estero.

Franco Frattini ha cominciato la sua carriera come giudice, mentre ha iniziato a occuparsi di politica a 30 anni. Nel 1995 per la prima volta ha ottenuto la carica di ministro. In seguito, è stato due volte Ministro degli Esteri oltre che Vicepresidente della Commissione europea. Nel 2018 è stato nominato Rappresentante speciale della OSCE per la Transnistria. Oggi è Presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale e giudice della Corte Suprema. Il corrispondente di RIA Novosti a Roma Sergey Startsev ha chiesto a Frattini di condividere le sue impressioni sugli incontri con Vladimir Putin.

— In quale occasione ha conosciuto Vladimir Putin? Come è avvenuto il vostro primo incontro?

— Ho conosciuto Vladimir Putin nel 2001, quando venne al summit G8 di Genova come Presidente della Federazione Russa. Proprio in quell’incontro l’allora nostro premier Silvio Berlusconi lanciò l’idea che, apparve rivoluzionaria a molti, anche a me. Allora il governo italiano disse a Putin e al George Bush Jr, che allora era il presidente americano: “Noi crediamo che si debba smettere questa storia antica dell’Occidente contro la Russia. Perché non pensiamo a una Russia che lavora insieme alla NATO?”

Allora sembrò una pazzia assoluta, ma debbo dire che sia Putin come anche Bush si dichiararono disponibili. Non avrei creduto mai che un presidente di un grande paese come la Russia, che era l’erede dell’Unione Sovietica avrebbe detto di sì. Tuttavia, soltanto un anno dopo, a Pratica di Mare fu firmato lo storico trattato che istituiva il consiglio Russia-NATO. Questo fu un gesto per il quale poi Bush ci disse: “Non avrei mai immaginato che Putin avrebbe dato il via libera”. Così si realizzò questo storico passo.

— Una volta ha raccontato come Putin l’ha invitata alla sua città natale San Pietroburgo…

— Sì, è successo nel 2003, quando l’Italia aveva la presidenza di turno dell’Unione Europea e io ero Ministro degli Esteri. Allora mi chiamò e mi disse: “Quest’anno non è solo la presidenza italiana dell’UE. Sono anche 300 anni dalla fondazione di San Pietroburgo che è stata progettata in gran parte dagli architetti italiani. Dunque, vi chiedo di mandare i vostri esperti per un restauro di alcuni palazzi storici di San Pietroburgo progettati dagli architetti italiani e di celebrare insieme questo anniversario”.

Così andò. Putin organizzò una celebrazione straordinaria con il governo italiano come ospite d’onore. Noi andammo, proprio per celebrare un anniversario legato a una parte dell’arte italiana del XVIII secolo.

Poi ho avuto anche diverse occasioni di incontrare personalmente il Presidente, anche perché, quando da Ministro degli Esteri andavo a Mosca, Putin mi riceveva sempre, anche se non ero capo dello Stato o del governo. Per ben due volte mi ha ricevuto nella sua dacia vicino Mosca.

— Per favore, ce lo racconti più dettagliatamente.

— La prima volta mi ricevette poco dopo che divenni Ministro degli Esteri. Per arrivare in macchina alla residenza fuori città ci si metteva circa 45 minuti. E allora Putin mi raccontò che qualche volta, quando faceva tardi a lavoro, rimaneva a dormire al Cremlino per non tornare alla dacia. Mi spiegò che non voleva dare fastidio alle migliaia di moscoviti, in quanto per motivi di sicurezza avrebbero dovuto bloccare la strada causando ingorghi. Questo mi piacque molto.

Torniamo al nostro incontro nella dacia fuori Mosca. Sapendo che sono un grande amante degli animali, Putin portò con sé un bellissimo labrador nero Connie, una cagnetta nera molto carina. Durante il nostro colloquio è stata tutto il tempo seduta davanti al camino in mezzo a noi. Proprio in quell’occasione mi disse: “So che tu tieni molto alla salvaguardia della natura. Io ho intenzione un progetto molto serio, un programma di protezione della tigre di Amur, perché si sta per estinguere. Sarà un programma unico al mondo che salverà questo raro animale dall’estinzione”. Questo progetto poi è stato davvero realizzato e la tigre di Amur è stata salvata.

Quindi ho vari ricordi belli degli incontri con Putin che ne raccontano l’umanità. Uno può essere un grande leader, ma ha sicuramente anche un aspetto umano personale molto importante e interessante.

— Cosa metterebbe in risalto parlando delle qualità personali del presidente della Russia?

— Lui ha una capacità invidiabile, come ce l’hanno molti russi, di scherzare e sorridere. Anche se di solito appare molto austero nelle occasioni ufficiali. E un’altra qualità. È uno dei pochi leader nel panorama internazionale che apprezza e mantiene l’amicizia personale. Me ne sono reso conto, quando ormai non più Ministro degli Esteri, ho saputo che sono stato insignito dell’Ordine dell’Amicizia.

Il mio grande amico Sergey Lavrov allora mi disse: “Il Presidente non dimentica gli amici. Anche se non sei più ministro, ti ha voluto dare un’onorificenza così importante, perché non si dimentica di tutto quello che hai fatto da commissario europeo e da ministro italiano per migliorare i rapporti con la Russia”. Devo dire che questo atteggiamento nei confronti degli amici è tipico del vostro Paese. Tuttavia, ho visto comportarsi così il capo dello Stato e questo non è scontato…

— Qual è secondo Lei il segreto della longevità politica di Putin?

— Credo che questo segreto sia che Putin dice la verità alla gente, sia quando si tratta di momenti buoni che cattivi. Per esempio, quando l’Occidente ha messo le sanzioni alla Russia, facendo un errore molto grave secondo me, lui non si è abbattuto, non si è disperato. Ha detto: “Va bene, adesso la Russia troverà il modo di realizzare quello che le manca”. E quindi, ad esempio, è cresciuto il potenziale dell’agricoltura, che ha permesso di limitare l’effetto negativo di queste sanzioni. In tutto ciò, lui ha spiegato ai cittadini e al popolo che i problemi rimangono ed esistono realmente. Questa è la prima cosa: lui dice la verità, anche se la verità può essere spiacevole.

L’altra cosa è che ha una propria visione della situazione. Sicuramente oggi Putin è quello che ha una visione strategica più forte rispetto a praticamente tutti gli altri leader. Per quanto mi riguarda solo il Papa Francesco ha una visione geostrategica altrettanto grande, per quanto diversa da quella del presidente della Federazione Russa. Anche quelli che non amano troppo Putin, devono ammettere che negli ultimi anni ha azzeccato tutte le mosse di politica estera: sul Medio Oriente, sull’Iran, sulla Siria e adesso anche sulla Libia. Questa è un’altra dote importante che spiega come sia ancora al potere.

E un’altra cosa che mi piace moltissimo di Putin. Ha dimostrato, anche con atti concreti, quanto sia importante mantenere la propria identità, le proprie tradizioni e le proprie radici. So che lui è un cristiano attivo, una persona che ha molta devozione per il Cristianesimo. Lui ha detto sempre, in tutte le occasioni possibili che l’identità cristiana deve essere salvaguardata. Per me, che sono un cristiano italiano, dispiace molto che non siamo riusciti a mettere nulla sulle radici cristiane dell’Europa nel Trattato dell’Unione europea. Putin invece su questa cosa è sempre stato molto più fermo, molto più preciso. Quindi è una cosa che apprezzo molto.

— Lei ha appena menzionato il Papa insieme al leader russo. Che significato hanno a Suo parere i loro incontri?

— Penso che gli incontri che Putin ha avuto con Papa Francesco, anche l’abbastanza recente in Vaticano, rendano ormai possibile quello che prima sembrava del tutto impossibile, cioè una visita del Papa a Mosca. Sarebbe un evento storico, come è stato un evento storico l’incontro tra il Patriarca Kirill e Papa Francesco a Cuba. Probabilmente ora la possibilità di tale visita sta aumentando.

— È noto che Putin non è entrato subito in politica. Come vede il fatto che ha iniziato la sua carriera professionale nelle strutture di sicurezza dello Stato?

— Sono convinto che per avere un impegno politico bisogna avere prima dimostrato il proprio valore come servitore dello Stato, come professionista, imprenditore, militare. In altre parole, quelli che nella loro vita fanno soltanto politica, francamente mi danno qualche preoccupazione. Io, ad esempio, sono un giudice di mestiere. Prima di diventare ministro ero già magistrato da tanti anni, e al momento sono giudice nella Corte Suprema. Quindi ritengo che solamente chi ha visto dall’interno come funziona lo Stato, chi era un servitore dello Stato, può servire i cittadini in qualità di politico. Questo si manifesta con la competenza e con la preparazione della persona. Fin quando manca tutto questo, il politico purtroppo è succube di tanti fattori.

Putin ha servito lo Stato negli apparati di sicurezza e soltanto poi è diventato politico. Uno come Putin, che conosce lo Stato, che ha lavorato nella sicurezza dello Stato sin da giovane, capisce meglio cosa è bene per il popolo. Penso sia una cosa molto importante.

— Ritiene che Putin lascerà la politica dopo che nel 2024 si concluderà il suo mandato presidenziale?

— Credo che il Presidente Putin valuterà meglio di chiunque altro se rimanere nel 2024. Penso che molto dipenderà dal fatto che lui pensi che la sua missione sia compiuta oppure no. Ritengo che Putin debba continuare a lavorare se penserà che ci sia ancora qualcosa di importante da fare per la Russia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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