16:36 20 Gennaio 2020
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Kamchatka, Vladivostok, Yakuzia: al via la nuova avventura siberiana del leggendario viaggiatore italiano Adalberto Buzzin!

Adalberto Buzzin è uno dei pochi “specialisti” di viaggi in Siberia, si dedica a tempo pieno ai viaggi dall’età di diciotto anni sempre sulla strada: autostop, macchine, camion, moto e mezzi locali. In passato ha organizzato e realizzato importanti spedizioni come: Italia – Vladivostok; Ural 2002; Islanda invernale; Siberia invernale; Venezia – Tokyo; Transafrica; Magadan e Siberia estrema.

65enne italiano, che non può immaginare la sua vita senza il freddo, passerà un mese in Siberia a 30 grandi sottozero e andrà alla ricerca dei popoli autoctoni che vivono nella tundra più profonda dominata dal colore bianco. Buzzin ha deciso di attraversare, su una UAZ 452, in compagnia del suo vecchio amico Andrei Shkutnik, la penisola della Kamchatka, nell'Estremo Oriente russo. E dopo gli amici arriveranno in Siberia, dove percorreranno, sempre con lo stesso mezzo, uno dei maggiori corsi d'acqua - il fiume Lena ghiacciato dal gelo invernale.

  • Adalberto Buzzin – viaggiatore italiano
    Adalberto Buzzin – viaggiatore italiano
    © Foto : fornita da Adalberto Buzzin
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© Foto : fornita da Adalberto Buzzin
Adalberto Buzzin – viaggiatore italiano

 

Il loro viaggio entusiasmante sarà possibile seguire tramite una pagina Facebook.

Per fortuna Sputnik Italia ha raggiunto Adalberto Buzzin mentre lui faceva la valigia per partire per la “terra del ghiaccio e del fuoco”.

— Adalberto, perché ha deciso di ritornare nel gelido ed affascinate Estremo Oriente?

— In questo momento mi è venuto il “mal” di Siberia. Infatti, questa avventura sarà la mia tredicesima volta. Kamchatka mi manca e vado a visitarla però il “must” del viaggio sarà il fiume Lena, dove percorrerò in auto circa 400-500 chilometri. Li sarò fuori dal mondo perché sarò senza cellulare. Sul fiume Lena, prima di arrivare a Yakutsk, ci sono i luoghi dove vivono gli Evenki, pastori nomadi, e Nerjungri, dove si trova una delle più grandi miniere del mondo a cielo aperto. Per me sarà molto interessante ad andare a vedere e a curiosare questo “mondo” incredibile ma poco conosciuto.

— Quali saranno le tappe principali del vostro nuovo viaggio?

— Prendo oggi il volo per Mosca e da lì raggiungerò queste lande affascinanti raggiungendo Petropavlovsk, in Kamchatka, la “terra del ghiaccio e del fuoco” - la chiamo cosi perché ci sono 200 vulcani che si mescolano alla neve, acque cristalline, natura incontaminata. Dicono che al livello panoramico è la parte più bella non solo di tutta la Russia siberiana ma addirittura di tutto il mondo. Dopodiché prendo un treno che mi porta a Chabarovsk, faccio un cambio di treno e arrivo in Yakuzia, dove mi fermo in un piccolo villaggio da cui avrò bisogno di una UAZ 452 che mi aiuterà a visitare la natura superba e ad arrivare alla capitale Yakutsk.

— Una volta Lei ha confessato che Siberia è il suo “più grande amore”. Cosa Le attrae di questa terra lontana e a volte vergine?

— Io amo la Siberia innanzitutto perché è immensa e io mi sento li piccolo, piccolo. Soprattutto quello che mi ha colpito è l’ospitalità russa e la gentilezza della popolazione. Sono sempre benvisto, sempre ospitato e ricevo sempre sorrisi e aiuti che per me è una grandissima cosa che riscalda il mio cuore. E poi io amo il freddo, soprattutto quello siberiano che è molto secco. Quando io vedo il bianco, sono sempre molto contento.

— Una sosta in un piccolo villaggio potrebbe facilmente trasformarsi in bellissimo incontro. È così? Potrebbe ricordare qualche episodio che Le ha profondamente colpito durante uno dei suoi viaggi in Russia?

— Una volta con un mio amico russo ci siamo persi su una pista, verso tre di mattina siamo arrivati in un piccolo villaggio siberiano dimenticato anche da Dio. C’era solamente un’isba (casetta), abbiamo bussato la porta ed è uscita una babushka (nonna) che in 5 minuti ci ha preparato la cena e il letto per dormire. La mattina successiva la volevo ringraziare con un po’ di rubli, e lei ha rifiutato di accettarli perché lei preferiva invece di tenere i soldi in banca, lasciare questo bello ricordo nel suo cuore. Queste sono le piccole cose che fanno grande il viaggio.

— Da queste avventure nascono anche delle amicizie vere. So che anche questa volta Le accompagnerà il suo fedelissimo amico Andrei Shkutnik…

— Ci conosciamo con Andrei da 25 anni e abbiamo fatto tantissimi viaggi invernali insieme. Siamo stati a Magadan, Vladivostok partendo con la macchina dall’Italia. Quindi, ci capiamo al volo e abbiamo un’ottima sinergia tra di noi. Per esempio, se decidiamo che domani dobbiamo partire alle 5,00, alle 4:30 siamo già tutti e due pronti”.

— Cosa metterà nella Sua valigia “siberiana”?

— Metto tante maglie, pantaloni, le scarpe tecniche (sono degli stivaletti che tengono i piedi veramente caldi) che ho comprato a Mosca un paio di anni fa, un passamontagna e tante macchine fotografiche.

— Come si prepara psicologicamente per un viaggio così impegnativo? Molto spesso l’Estremo Oriente Russo viene descritto come un posto pericoloso e sconsigliato per varie ragioni…

— Mi preparo prima di tutto leggendo anche se dopo la realtà del viaggio è un po’ diversa. Diciamo che trovo il 50 per cento veritiero e il 50 per centro bisogna inventarlo sul momento. Non c’è assolutamente nessun pericolo, anzi se io mi fermo con la macchina a fare delle fotografie, qualche Kamaz si sicuramente fermerà per mi chiedermi se tutto è ok e se ho bisogno di aiuto. Per cui le leggende sulla Siberia pericolosa non hanno assolutamente niente a che vedere con la realtà. Per me la Siberia è il posto più scuro al mondo, il freddo a parte che uno deve essere preparato per affrontarlo, soprattutto in gennaio.

— In una delle Sue avventure russe Lei ha conosciuto il pronipote di Rasputin, il monaco “nero”, che tanta influenza esercitò sulla famiglia dello zar Nicola II. Durante questo nuovo viaggio è previsto qualche incontro interessante?

— Per quanto mi risulta, questa volta non è previsto nessun incontro particolare. Consocerò un ministro di Petropavlovsk che ci aspetterà in aeroporto. Porto a lui il vino italiano come regalo e lui ci darà dei consigli sui certi villaggi dove vivono delle nomadi, esattamente come vivevano 50-60 anni fa. Quindi, avremo possibilità di vedere, di toccare con mano la loro realtà. Ma la cosa bella di questi viaggi che non si può sapere mai in anticipo cosa ti aspetta dietro l’anglo….

— Nel 2013 Lei ha scritto un libro dedicato a Magadan. Dobbiamo aspettare un nuovo volume sulla Russia “inedita”?

— Assolutamente sì! Al mio rientro, dovrò firmare un contratto con una casa editrice milanese. Pubblicherò un libro a tiratura nazionale da Palermo a Bolzano che verrà poi tradotto in varie lingue. Spero di fare un buon lavoro.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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