14:22 27 Ottobre 2020
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Un anno di notizie 2019 (12)
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Da “Italia viva” di Renzi alle sardine in piazza, sono tante le novità in questo 2019 che sta per terminare. Secondo i sondaggi la Lega rimane il primo partito, in calo tutti gli altri ad eccezione di Fratelli d’Italia. Il 2019 che anno è stato per la politica italiana?

Volge al termine l’anno dei governi di Conte, premier che ha sancito l’unione del matrimonio Lega e 5 stelle e, in seguito alla crisi di governo, la coppia ancora più stravagante formata dal movimento di Grillo e il Partito Democratico.

Per tirare le somme del 2019 sulla scena politica italiana Sputnik Italia ha raggiunto Marco Valbruzzi, politologo, coordinatore dell’Istituto Cattaneo.

— Marco Valbruzzi, che anno è stato per la politica italiana questo 2019?

— Il 2019 è stato indubbiamente l’anno di Conte. Un ignoto professore di diritto privato è diventato il principale pilastro (assieme a Mattarella) del sistema politico italiano, il punto di equilibrio interno al Movimento 5 stelle e di due governi di segno quasi totalmente opposto. Se e quando questo punto di equilibrio verrà meno, sarà uno showdown per l’intera legislatura.

— Quali sono i fatti più rilevanti a suo avviso?

— Direi che sono i due i fatti politicamente rilevanti: il voto europeo con la vittoria di Salvini e la conseguente crisi del governo gialloverde. L’esperienza del primo governo populista è terminata tra fischi e lanci di piatti tra i due coniugi. Mentre il nuovo esecutivo giallorosso ha la possibilità di ricostruire un bipolarismo su basi completamente nuove, ma il percorso è accidentato da personalismi esasperati e l’assenza totale di una visione strategica sul futuro.

— Secondo tutti i sondaggi la Lega rimane il primo partito italiano. Salvini è l’unico leader «forte» sulla scena politica italiana al momento?

— Sono sempre più convinto che Salvini non sia un leader “forte”. La sua forza deriva dall’ideologia forte sulla quale ha costruito la propria leadership. Si tratta della stessa ideologia che ha portato alla vittoria Trump, Johnson, Bolsonaro, Orbàn ecc. E questo lo rende diverso dagli altri leader che abbiamo visto in passato, a cominciare da Renzi, che si reggevano su progetti-spot senza alcuna coerente visione ideologica. In questi casi la comunicazione precede la politica, mentre per i leader come Salvini la comunicazione procede di seguito alla politica. Ecco perché la leadership di Salvini è meno precaria di quella dei suoi predecessori. 

— Il partito di Giorgia Meloni stando ai sondaggi ha registrato un vero e proprio boom di consensi. Perché Fratelli d’Italia riscuote questo successo secondo lei?

— In parte per motivi personali legati alla leadership di Giorgia Meloni, probabilmente il leader più “politico” tra quelli in circolazione in Italia. Ma per Fratelli d’Italia vale poi lo stesso argomento utilizzato per spiegare il successo della Lega di Salvini: l’esistenza di una chiara e forte ideologia in linea con lo spirito del tempo. Il sovranismo non è un venticello passeggero, ma un sistema di idee e di strategie destinato a durare. Tutto quello che manca a sinistra…

— Ecco, ma la sinistra esiste ancora o rimane a galla principalmente grazie ad una politica basata sull’«antisalvinismo»?

— La sinistra, italiana ed europea, non si è ancora ripresa dalla Grande Recessione, cioè la crisi economica che ha travolto le economie avanzate dal 2008. La sinistra deve trovare il suo ruolo nel nuovo assetto economico e sociale. Deve scegliere se continuare a rappresentare l’élite colta a proprio agio con l’economia e la cultura globali o se vuole provare a fornire risposte agli strati più poveri o maggiormente impoveriti della società. Finora ha provato a tenere i piedi nelle due staffe, senza riuscirci, ma il tempo delle ambiguità e dell’ideologia della “fine delle ideologie” è alle nostre spalle. Oggi chi non sceglie da che parte stare rischia di stare dalla parte dell’irrilevanza.

— Che idea si è fatto del movimento delle sardine?

Le sardine sono l’antimateria: l’opposizione perfettamente uguale e contraria al populismo salviniano. Sono nati per opporsi al linguaggio del salvinismo e hanno centrato in pieno l’obiettivo. Ora Salvini si trova in contropiede: aver perso il monopolio delle piazze lo ha letteralmente “spiazzato”. 

— Ma queste sardine avranno un futuro politico strutturale o rimarrà una protesta di piazza?

— Per il momento le sardine sono più una moda che un movimento. Sono ancora un aggregato di individui senza un’identità collettiva e senza un sentimento di comune solidarietà. Come moda sono state un grande successo, ma ad oggi non sembrano pronte per diventare un vero e proprio movimento collettivo. Non è detto che sia necessario, ma se vogliono continuare ad avere un futuro nella politica italiana prima o poi dovranno sciogliere i due nodi fondamentali: quello della loro identità (chi sono) e quello dei loro rapporti con le forze politiche (con chi sono).  

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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