16:46 20 Gennaio 2020
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Assobibe non ci sta e avverte che per la sugar tax sono a rischio 5000 posti di lavoro.

L'imposta, a fronte di un gettito modesto (568 milioni in 27 mesi) produrrebbe un rincaro del 40% in più sulle bevande analcoliche, per lo più destinate ai bambini, dovuto a un incremento stimato del prelievo del 28%. Uno scenario aggravato dalla plastic tax che secondo l'associazione di categoria determinerà un incremento del costo del PET del 110%.

La Coca Cola ha bloccato 49 milioni di investimenti nel paese che minaccia di sospendere, assieme alla chiusura di due stabilimenti (Marcianise, Campania, e Oricola, Abruzzo), e fa sapere di poter ripiegare sull'estero per l'acquisto di arance, che prende dalla Sicilia dopo il lancio della Fanta araciata rossa Igp.

Non è solo l'abbandono di Coca Cola a minacciare l'economia siciliana e l'indotto – un indotto che, va ricordato è caratterizzato dalla filiera consortile Ipg e Dop. Sull'isola esistono eccellenze che vedono a rischio il proprio futuro a causa dell'effetto combinato di sugar e plastic tax. Una di queste è la Sibat Tomarchio srl, storica azienda catanese leader in Sicilia nel settore soft drink a base agrumicola, al suo centesimo anno di attività, che da dieci anni ha allargato strategicamente la sua platea oltre lo stretto raggiungendo i mercati di 26 paesi stranieri tra cui Russia, Germania, nord Europa, Cina e Australia.

Sputnik Italia ha incontrato Claudia Sutera, responsabile marketing della società, che ha spiegato le criticità e i controsensi che l'azienda – associata ad Assobibe – riscontra nelle misure approvate in manovra finanziaria.

"Noi potremmo condividere le finalità etiche di queste tasse, ovvero la lotta all'obesità infantile e la salvaguardia dell'ambiente. Ma se entriamo nel dettaglio, le modalità con cui sono state pensate non servono a raggiungere gli obiettivi che si prefiggono", premette la Supera che ci mostra un dossier dell'anno passato  del Ministero della Salute elaborato assieme ad Assobibe.

Le bibite analcoliche, con 40 kcal a porzione incidono solo dello 0,6%, un apporto minimo giornaliero rispetto alle merendine, che con 350 kcal in media forniscono il 5,2% dell RDA, ci spiega. 

"La sugar tax non è una tassa sui consumi, ma sulle aziende che producono bevande dolci. Non si parla solo di zucchero ma anche di edulcoranti, che sono tutte quelle sostanze in grado di conferire dolcezza, tra queste anche quelle che non hanno un apporto calorico. Quindi non vediamo come tassare questa tipologia di bevande possa contrastare l'obesità infantile".

— Una tassa non sullo zucchero, ma sulla dolcezza?

— Esatto. Sulla sugar tax stiamo aspettando la consegna all'interno della Gazzetta Ufficiale di questa legge, poi attendiamo che vengano fornite indicazioni chiare sugli ambiti di applicazione. Al momento questa tassazione non distingue tra prodotti con o senza zucchero, inglobando anche le bevande sugar free. Quindi non è una tassa sullo zucchero utilizzato ma sulla dolcezza equivalente a tot grammi di zucchero. 

E allora su cos'è la tassa? È sulle aziende, sul tessuto industriale.

— Assobibe ha dichiarato che questa tassa serve solo a far cassa. Voi condividete quest'opinione?

— Che serva solo a far cassa dovrebbe essere abbastanza chiaro, perché le finalità iniziali, che hanno portato alla nascita di queste due tasse, in realtà non vengono garantite.

In realtà sembra una legge nata per far cassa e per attaccare una sola categoria che è la nostra. Continuiamo a non comprendere come mai venga attribuito questo effetto dannoso al nostro mondo e non a tutte le categorie merceologiche che contengono lo zucchero.

Non capiamo in che modo una tassa su un edulcorante, che non ha nessun apporto calorico, possa contrastare l'obesità infantile?

— E la plastic tax? Non non considerate utile una tassa che spinga alla sostituzione di materiali ecosostenibili?

— L'alternativa alla plastica, che è un materiale al 100% riciclabile, potrebbe essere il PET biodegradabile. Ma per le bevande gassate i contenitori biodegradabili non sono possibili.

Un'altra alternativa potrebbe essere il PET riciclato, ma in questo momento è irreperibile e in ogni caso c'è una legge italiana che dice che per le bevande non si può utilizzare più del 50% di PET riciclato.

Noi oggi abbiamo una legge che tassa le aziende se non usano PET riciclato e un'altra legge che permette l'utilizzo del PET riciclato solo per la metà del peso complessivo del contenitore.

— La combinazione di sugar e plastic tax che impatto avrà sul prezzo, sulla produzione e sull'occupazione e dell'indotto?

— Inevitabilmente ci sarà un aumento dei prezzi al consumo per le nostre bibite, derivante dall'impatto della sugar tax, che noi stimiamo di circa 3 milioni di euro, e circa altri 400 mila euro l'impatto per la plastic tax. 

Noi abbiamo un fatturato di 9 milioni di euro l'anno e quindi ipotizzando una riduzione del fatturato di quasi tre milioni e mezzo, noi avremmo un arresto del nostro fatturato che è pari al 40%.

E questo perché ce lo aspettiamo, chiaramente? Perché l'azienda che sta per compiere 100 anni ha da sempre garantito ai propri consumatori un prodotto di altissima qualità ad un prezzo contenuto. Questo è il nostro posizionamento di marca, della linea classica in Pet 1,5 L, che abbiamo difeso in tutti questi anni e che il consumatore ci riconosce.

Se siamo costretti ad un aumento del prezzo del 60%, i consumatori saranno ancora disposti ad acquistare i nostri prodotti? Sarà rivoluzionato tutto lo scenario competitivo, quindi noi non sappiamo come oggi i nostri competitors risponderanno a questo.

— A proposito di competitors, un'eccellenza come la vostra ma di piccole dimensioni, non è svantaggiata rispetto a concorrenti, come ad esempio Coca Cola, che possono ammortizzare l'incremento dei costi grazie alle economie di scala?

— Le grandi aziende forse rispetto a noi potrebbero essere nelle condizioni di guardare a dei tagli per cercare di sopravvivere alleggerendosi. Non è detto che per noi potranno essere sufficienti dei tagli di personale, perché in un'azienda piccola come la nostra, con 35 dipendenti, lo scenario sarebbe ancora più drammatico.

— Questo significa che la tassa mette a rischio la stessa esistenza della fabbrica?

—  Assobibe parla chiaro. Ci sono 5000 posti di lavoro a rischio in tutta Italia per via delle due tasse e tra questi ci sono anche i nostri. Noi non siamo ancora nelle condizioni di poter stabilire quale sia la strada, anche perché siamo in attesa di capire cosa verrà fuori da questo tavolo tecnico, però è chiaro che siamo molto preoccupati perché non riusciamo a intravedere un futuro chiaro, e soprattutto a pianificare il futuro.

— Considerando che Tomarchio utilizza per lo più le filiere interne, gli effetti di questo mix di tasse potrebbero abbattersi anche sull'IGP siciliano?

— A cascata tutto questo impatterà su tutte le scelte aziendali ma anche etiche che noi da anni abbiamo effettuato per sostenere il nostro territorio e la filiera agrumicola. I nostri caratteri di competitività che poi hanno fatto sì che questa azienda potesse sopravvivere in questo secolo, sono legati all'utilizzo delle materie prime. Nelle nostre linee biologiche noi utilizziamo non soltanto agrumi siciliani da coltivazione biologica, ma tutelati dai consorzi, per cui la nostra aranciata rossa contiene esclusivamente succo di arancia rossa di sicilia IGP, la nostra aranciata bionda è preparata con succo di arancia di Ribera biologica DOP, il limone di Siracusa Igp, etc.

Quando immaginiamo l'impatto di queste tasse sulla vita di questa azienda dobbiamo pensare al modo in cui impatterà su tutto l'indotto che è legato principalmente ai fornitori della filiera agrumicola.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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