07:28 20 Settembre 2020
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Nelle stanze del potere a Bruxelles sta prendendo corpo il sistema nutri-score, un semaforo che andrebbe a segnalare ai consumatori i prodotti maggiormente salubri e quelli più pericolosi per la salute. Nel mirino potrebbero paradossalmente finire le eccellenze italiane della dieta mediterranea. Ennesimo schiaffo al Made in Italy.

La diet coke farebbe meglio alla salute del Parmigiano Reggiano o dell’olio d’oliva? Stando al nutri-score, un semaforo di valutazione che va dal verde al rosso, sembrerebbe proprio di sì. Il sistema di etichettatura che andrebbe a penalizzare svariati prodotti della dieta mediterranea è stato ideato in Francia e potrebbe essere adottato a livello europeo.

Il nutri-score valuta ogni singolo prodotto a sé stante, senza tener minimamente conto della quantità consumata e, come si sa, per certi alimenti la regola d’oro è non eccedere. Dall’olio extra vergine di oliva ai formaggi e al prosciutto, il Made in Italy, si ritrova nuovamente minacciato. A chi conviene realmente il nutri-score? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.

– Presidente Prandini, parliamo del sistema nutri-score, quali sarebbero i prodotti italiani maggiormente colpiti se fosse adottato tale sistema dall’UE?

– Partiamo da tutte quelle che sono le eccellenze dell'agroalimentare italiano: dal settore lattiero - caseario con il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano per arrivare al comparto suinicolo con il Prosciutto di Parma ed il San Daniele con tutti gli insaccati in genere fino ad arrivare all'olio extravergine di oliva o a semplicemente ad una bottiglia di latte. È una cosa incomprensibile: nonostante l'Italia sia il Paese più longevo a livello mondiale e quindi il nostro modello è quello che dovrebbe essere esportato nel mondo, si punta invece a valorizzare ciò che fanno alcune multinazionali. Pensiamo per esempio che nel nutri-score il prodotto che ne avrebbe maggiore beneficio sarebbe da un lato la Red Bull e dall'altro la Diet Coke, che sicuramente non sono meglio di un bicchiere di latte o di un pezzo di Grana Padano o Parmigiano Reggiano. La strumentalizzazione del Nutri Score nasce ed è stata pensata perché non va ad evidenziare la quantità di cibo che deve essere consumata ma va solo ad identificare il singolo prodotto fine a sé stesso.

– Bollare la dieta mediterranea come poco salutare sembra una follia, com'è possibile che ciò avvenga?

– Queste cose avvengono perché c'è una spinta in termini di interessi di alcune multinazionali che demonizzano un prodotto, il quale ha caratteristiche assolutamente qualitative e salubri. Voglio anche ricordare che la stessa dieta mediterranea non solo è patrimonio a livello mondiale, ma anche la stessa FAO afferma che da tutti gli studi effettuati dai più grandi ricercatori è il modello di alimentazione da esportare in tutto il mondo. Tornando alla domanda… Avviene perché ci sono grandi interessi economici di grandi multinazionali che solo mettendo in difficoltà con una cattiva informazione un prodotto molto buono possono pensare di conquistare altro mercato.

– Di quali multinazionali parliamo? A chi converrebbe di più questo sistema?

– Il grande interesse è rivolto alle produzioni generiche, le produzioni che non sono caratteristiche di un territorio o di un paese, a produzioni che possono essere fatte tranquillamente in qualsiasi parte del mondo senza avere nessun tipo di variabilità sia nella fase di trasformazione sia in quella di coltivazione. Se noi andiamo a vedere i prodotti che vengono valorizzati guarda caso sono quelli che vengono prodotti con questo tipo di approccio, prima ne abbiamo citati due, ovvero la diet coke e la Red Bull.

Questi prodotti paradossalmente hanno il semaforo verde o il livello di certificazione qualitativa del prodotto più alto, quando sappiamo benissimo che consumare questi prodotti non fa assolutamente bene.

– Secondo la Coldiretti, cosa dovrebbe fare il governo italiano?

– Il governo deve attivare un meccanismo dove si va in Europa e si spiega il perché c'è una contrarietà al nutri-score o all'etichettatura del semaforo. Non semplicemente basata su una difesa del sistema produttivo, ma su quelle che sono le analisi reali su quella che è la qualità del prodotto e il suo beneficio nel momento in cui viene consumato. Quindi un approccio che deve portare alla trasparenza e alla verità.

Ci risulta che alcuni Paesi i quali sono stati già avvicinati per la possibile introduzione del Nutri Score, nella realtà dei fatti non siano ancora a conoscenza dei reali temi che dovrebbero essere presi in considerazione. Abbiamo quindi speranza per far sì che l’approccio di base preso a livello europeo possa essere modificato in termine di verità nell'interesse dei cittadini e dei consumatori.

– Sanzioni alla Russia, minacce all'olio italiano da parte di quello tunisino, crisi del riso italiano causata dall’invasione di quello asiatico e ora il nutri score europeo. Possiamo dire che questo è l'ennesimo schiaffo al made in Italy? Servono politiche mirate alla difesa delle eccellenze italiane?

– Penso che a livello europeo noi sicuramente dobbiamo difendere maggiormente quella che è l'eccellenza dei nostri prodotti agroalimentari. Abbiamo parlato prima del settore lattiero-caseario per quanto riguarda le grandi d.o.p., ma non dimentichiamoci del comparto suinicolo e dell’olio extra vergine di oliva. Allo stesso tempo serve contrastare un’importazione alimentare all’interno dell’Europa di prodotti che vengono coltivati o trasformati in condizioni diametralmente opposte a quelle imposte alle nostre stesse imprese. È giusto che ci sia un libero mercato, è giusto che si possa vendere in tutto il mondo prodotti agroalimentari. Nel momento in cui si impone una regola ad un’impresa agricola si dovrebbe essere trasparenti e lineari da pretendere per ciò che si importa almeno le stesse caratteristiche.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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