02:48 16 Dicembre 2019
Women look at the painting Nafea faa ipoipo? (1892) by French painter Paul Gauguin in the Fondation Beyeler in Riehen, Switzerland

Paul Gauguin: un genio o un pedofilo colonialista?

© East News / AP/KEYSTONE
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Una polemica senza precidenti attorno alla figura di Paul Gauguin – pittore francese che fino ad oggi è stato considerato tra i maggiori interpreti del post-impressionismo.

L’esposizione “Gauguin Portraits” allestita alla National Gallery di Londra fino al 26 gennaio per la prima volta si concentra sull’evoluzione artistica del Maestro, a partire dalla sua vasta produzione di ritratti, esponendo oltre 50 opere tra dipinti, acquerelli, stampe, disegni, schizzi, sculture dagli albori nella Francia impressionista al periodo polinesiano.

Oltre al percorso artistico, la mostra ha suscitato una accesa discussione nelle capitali dell’arte mondiali sulla condotta morale del pittore parigino e, in particolare, sui suoi rapporti sensuali con le giovanissime donne polinesiane.

“L’artista intraprese numerose relazioni con giovani ragazze, sposandone due da cui ebbe figli. Gauguin senza dubbio sfruttò la sua posizione privilegiata di uomo occidentale per ottenere la massima libertà sessuale", recita la descrizione del dipinto Merahi metua no Tehamana, che ritrae la prima moglie nativa del pittore. 

Tale valutazione rischia di provocare una reazione a catena - diversi musei stanno infatti pensando di rivalutare l’eredità artistica del pittore francese e il prestigioso giornale The New York Times va oltre e si domanda sul serio: “È giunto il tempo di non esporre più le opere di Gauguin?”

Paul Gauguin fu un pedofilo? Perché una mostra si pone il problema di come l’artista si comportò durante i suoi soggiorni a Tahiti? L’eredità artistica di Gauguin deve essere rivista o bisogna separare l’uomo dal pittore? Per parlare di questo nuovo fenomeno Sputnik Italia si è rivolto a Costantino D’Orazio, noto storico d’arte e saggista italiano.   

– La National Gallery di Londra condanna Paul Gauguin per le ragioni delle sue relazioni sessuali con 13-enne e 14-enne polinesiani. Il giornale statunitense The NYT scrive addirittura che sarebbe meglio non esporre più nessuna opera del pittore offrendo la sua tribuna a Christopher Riopelli, co-curatore dell’esposizione londinese, il quale sottolinea che non è possibile più chiudere gli occhi sul modo in cui gli artisti si comportavano. A Suo avviso, è giusto cancellare un artista perché era moralmente inaccettabile? Tutte queste accuse hanno davvero a che fare con l’arte?

– No, non hanno assolutamente a che fare con l’arte. Io penso che bisogna creare una netta separazione tra quelle che sono le esperienze, le scelte di vita di un uomo o di una donna e il prodotto del loro mestiere e della loro creatività.

– Ci sono stati esempi simili nella storia d’arte?

– Ci sono grandi maestri anche dell’arte italiana che sono diventati famosi soprattutto perché hanno commesso dei reati. Alcuni sono stati accusati di pedofilia, esattamente come oggi accade a Gauguin. Per esempio, Leonardo Da Vinci durante la sua giovinezza era già un artista ed è stato accusato da un anonimo di avere rapporti pedofili con uno di suoi modelli. Un’accusa mai provata e quindi finita poi negli archivi. Vogliamo davvero giudicare l’autore della Gioconda e delle altre meraviglie perché aveva una passione per persone dello stesso sesso, cosa che all’epoca era un reato? Io credo che non sia giusto. Pensiamo anche a Caravaggio, lui si circondava di ragazzini e anche di prostitute e a quell’epoca la prostituzione non era legale, come non lo è neanche oggi. Se giudicassimo i dipinti degli artisti dalla condotta nella loro vita privata, ci svuoterebbero la maggior parte delle gallerie del mondo.

– Anche alla galleria Tate accanto alle opere classiche si può trovare una scritta “contento shock”. Possiamo quindi parlare di una tendenza?

– L’arte si è sempre opposta alla morale, quando la morale è diventata sempre troppo severa o in qualche modo ha impedito l’espressione della creatività. Questo però non significa che ad un artista è permesso fare qualunque cosa. Ovviamente se Paul Gauguin si è macchiato di una colpa, come la pedofilia, è giusto che venga accusato di questo e si faccia una revisione del giudizio morale sull’artista. Ma da molto tempo, da secoli, morale e creatività, etica e arte sono separate. Se oggi c’è una tendenza a rimetterli insieme, credo che possa essere una tendenza oscurantista, conservatrice ed è anche un po’ pericolosa.

– Con quale scopo nascono queste scritte e accuse? Perché non sono emerse quando tutti questi pittori erano vivi?  Forse si tratta di una banale pubblicità mirata a catturare l’attenzione del pubblico alla mostra?

– Se il New York Times ha ripreso la mostra, non tanto per la qualità delle opere che sono state esposte (come sarebbe giusto fare) ma per questo giudizio sull’artista, senza dubbio l’operazione di comunicazione ha funzionato. Io credo però che i curatori della National Gallery non siano interessati a giudicare moralmente Gauguin ma in qualche modo a mettere in connessione questo suo comportamento con un atteggiamento prepotente colonialista che gli europei nell’800 hanno avuto non soltanto a Tahiti ma in tutto il mondo. Quindi, in realtà la condotta morale di Gauguin è un simbolo del comportamento politico di una civiltà che ha dominato le altre.

– Quale artista “classico” o contemporaneo potrebbe finire sotto attacco dopo Paul Gauguin?

– Oggi, nel contemporaneo ci sono molti artisti che provocano ma in realtà la provocazione è fondamentale nell’arte perché proprio attraverso la provocazione noi veniamo a conoscenza di domande a cui dobbiamo trovare delle risposte. Certo, l’arte di Gauguin non era legata a questi suoi comportamenti, ma esattamente come la poesia di Baudelaire non era legata al fatto che lui consumasse le droghe. In realtà, dobbiamo concentraci sul vero valore dell’arte, l’arte ci apre dei mondi. Che ha le chiavi per aprire questi mondi, cioè gli artisti, spesso lo fanno comportandosi in un modo in cui la società non approva. Però noi in qualche maniera dobbiamo accettare la loro arte e se vogliamo veramente giurare il loro comportamento, dobbiamo farlo tenendo le cose molto separate.

– Però se dovesse continuare questa tendenza, quali conseguenze potrebbe sul mondo dell’arte?

– Io credo che l’arte si difenderebbe comunque. L’arte ha sempre avuto la capacità di contrastare qualsiasi movimento conservatorio, oscurantista anche con l’ironia, anche con la forza del sorriso e appunto della provocazione. Quindi, io sono molto fiducioso del fatto che questa tendenza sparirà presto o comunque se dovesse affermarsi, non avrà grandi resultati sulla creatività artistica, anzi potrebbe forze stimolare gli artisti ad opporsi a questo giudizio che trovo profondamente ingiusto ed errato.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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