17:51 08 Dicembre 2019
Artificial Intelligence

Intelligenza artificiale, l’Italia senza una politica nazionale

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A Milano si è conclusa la prima conferenza industriale sull’intelligenza artificiale e la sua applicazione alla salute. L’Italia nel campo dell’IA è in una posizione di primario rilievo a livello europeo, ma a mancare è una vera e propria politica nazionale sul settore.

La ricerca italiana sta ottenendo importati risultati nel campo dell’intelligenza artificiale, strumento fondamentale in vari settori, a partire dalla salute e dalla prevenzione. L’Unione Europea con il nuovo programma H2020 stanzierà più capitale rispetto agli anni passati per l’intelligenza artificiale.

In Italia siamo un po' in ritardo rispetto ai tempi previsti dall'Unione Europea. Al momento non abbiamo una vera governance in tema di intelligenza artificiale”, sottolinea in un’intervista a Sputnik Italia, Francesco Masulli, professore di informatica all’Università di Genova, socio fondatore di Vega Research Laboratories s.r.l., partner nell’organizzazione della due giorni di Milano sull’intelligenza artificiale.

- A Milano si è svolta la prima conferenza industriale sull’intelligenza artificiale e la salute. Professore Masulli, di che cosa si tratta?

- Si tratta di una conferenza sull'applicazione dell'intelligenza artificiale alla salute. È una conferenza di tipo industriale poiché invece di mettere in evidenza gli ultimi risultati scientifici ottenuti, abbiamo dovuto comunicare con le imprese, con le istituzioni e con i cittadini.

Tutto ciò anche perché in Italia c'è bisogno di una politica nazionale sull'intelligenza artificiale, quindi non solo l’applicazione alla salute ma un po' a tutto campo dalla società all'industria. Siamo un po' in ritardo rispetto ai tempi previsti dall'Unione Europea.

Credo che in Russia, come negli Stati Uniti e in Cina si stia investendo tanto capitale sui programmi di applicazione dell'intelligenza artificiale.

L'Europa fino ad adesso, fino all' H2020, andava ad investire per il settore intelligenze artificiali sui due miliardi, ora col nuovo programma quadro è previsto di arrivare ai venti miliardi all'anno, che andranno investiti insieme ad una programmazione nazionale.

Per quanto riguarda l'Italia, non mi sembra che sia previsto nulla di ciò nella finanziaria attuale. I vari colleghi alla conferenza concordavano su questa situazione: in Italia al momento non c'è una vera governance in tema di intelligenza artificiale.

- Quali sarebbero le potenzialità dell’Italia in questo settore?

- Abbiamo grandi competenze scientifiche e tecniche, a livello di intelligenza artificiale la ricerca italiana si pone molto bene, ci sono diversi progetti europei, come l’H2020, dove i ricercatori italiani e l'industria italiana sono coinvolte e stanno ottenendo successo. I cittadini iniziano ad essere più interessati verso l'intelligenza artificiale man mano che i vari Alexa, Google assistant stanno arrivando sul mercato. Notiamo quindi un trend positivo, però bisognerebbe dare un'accelerata.

- Le possibilità ci sono, ma serve una posizione strategica da parte del Paese?

- Esatto, è un discorso importante anche per la sanità. C'è una differenza sostanziale tra la sanità in Italia e quella degli Stati Uniti: in Italia la salute è scritta come diritto nella costituzione, mentre negli Stati Uniti è un business. Quindi noi in Italia dobbiamo garantire la migliore prestazione sanitaria, mentre negli Stati Uniti chi ha questo mercato decide se gli conviene o meno supportare la salute a certe classi di persone.

In Italia c'è un trend che viene dagli anni '50 sulla cronicità: in quegli anni il 20% della spesa sanitaria nazionale era dedicato alle malattie croniche mentre oggi per le cronicità si è arrivati all'80%.

Considerando che la popolazione sta invecchiando e la Liguria, dove io risiedo, è la zona del mondo con l'età media più elevata, la sostenibilità del sistema sanitario così come l'abbiamo in Italia inizia a diventare sempre più difficile ed in prospettiva tra dieci o trent'anni il sistema non potrà essere lo stesso di oggi. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento per ridurre la cronicità, perché il problema principale è la prevenzione, non la cura. Il risparmio nella sanità non si fa tagliando, ma migliorando la prevenzione.

- Quanto è importante la cooperazione internazionale in questo settore?

- La scienza e la tecnologia si basano sulla cooperazione e la sperimentazione. È importante avere la possibilità di collezionare dati, che per l’intelligenza artificiale sono il carburante. Se si riuscisse a sommare tutti i dati si avrebbe un grande miglioramento dei sistemi di intelligenza artificiale.

Inoltre il futuro è proprio far collaborare intelligenza artificiale e medicina, intelligenza artificiale e psicologia, intelligenza artificiale ed assistenza sanitaria. A livello europeo ci sono buone promesse, l’Unione Europea è molto interessata all’open science e allo sharing dei dati.

Quello che si riesce a sperimentare in Italia e soprattutto in Liguria sulla popolazione anziana può essere poi riportato sul resto del mondo. Nei prossimi 50 anni anche nei Paesi oggi giovani il trend sarà di avere un’età media sempre più elevata.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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