16:19 08 Dicembre 2019
Una trivella

Trivelle, il Val di Noto dice no: ecco le ragioni

© Sputnik . Igor Zarembo
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Il Tar di Catania ha rigettato il ricorso di sospensiva delle trivellazioni in Val di Noto, patrimonio dell'umanità Unesco dal 2002. L'area è al bivio tra la vocazione turistico/culturale e la vocazione energetica.

La regione Sicilia, con il decreto n. 304/gab del 5 luglio 2019, ha dato in concessione alla società francese Maurel et Prom srl, lo screening per la ricerca di idrocarburi nel "Fiume Tellaro", un’area di 660,37 Kmq nel sud est della Sicilia che interessa Comuni e siti inseriti nella World Heritage List dell’Unesco. Un'area su cui insistono vincoli paesaggistici.

Il decreto dell'Assessorato al Territorio e all'Ambiente è arrivato nonostante nel resto del territorio nazionale il governo precedente aveva stabilito una sospensiva di 18 mesi con la legge n.12 dell'11 febbraio 2019.

L'area, che si estende da Catania a Ragusa, passando per Caltagirone, Modica e altre note mete turistiche di grande valore storico-culturale, negli ultimi anni ha vissuto uno straordinario processo di sviluppo, investendo sia in agricoltura, che in un settore strategico come quello turistico.

Il comune di Noto, così come molte associazioni ambientaliste, ha ravvisato una incompatibilità tra la vocazione naturalistica e culturale, riconosciuta dall'Unesco, del territorio e la vocazione allo sfruttamento del sottosuolo della zona.

Per questa ragione il comune ha presentato un ricorso al Tar di Catania, per chiedere in via cautelativa la sospensione immediata dell'attività e, nel merito, la decisione di fermare una volta per tutte le trivelle nell'area. Il tribunale regionale ha rigettato la misura cautelare, in quanto non ravvisa pericoli imminenti provocati dall'attività di screening.

​Sputnik Italia ha intervistato il sindaco di Noto, Corrado Bonfanti, che da anni conduce una lotta per il territorio attraverso una politica di investimenti e tutela, per chiedere un commento e quali prospettive apre la decisione del giudice.

– Proviamo a ricostruire la vicenda. Innanzi tutto perché il comune di Noto aveva fatto ricorso al Tar contro le trivellazioni?

– Il comune di Noto ha fatto ricorso al Tar contro un Decreto del Direttore Generale del Dipartimento dell'Energia che autorizzava uno screening e indagini geofisiche sul territorio ampio del Val di Noto. Il comune di Noto, pur non avendo competenza territoriale, ha delle responsabilità nell'ambito del Val di Noto, sia come capofila del sito Unesco, che è seriale e comprende 8 città, sia come realtà che fa del territorio un motivo di grande investimento in questi anni e di attrazione turistica.

– Che tipo di investimenti?

– Il Val di Noto è un lembo di territorio del sud-est siciliano in cui risiedono una miriade di siti di interesse paesaggistico, artistico e archeologico di enorme importanza storica. E' stato implementato un modello virtuoso di investimenti legati principalmente all'agricoltura e al sistema del turismo culturale e ai beni naturalistici-archeologici, che hanno determinato uno sviluppo economico, occupazione, nuovi insediamenti. Secondo noi c'è una evidente incompatibilità fra la vocazione estrattiva del territorio e quella ambientale e artistico/culturale che ci ha portato al riconoscimento Unesco.

– Come pensate di procedere adesso?

– La cosa da chiarire è che questa è una prima sentenza. La sentenza del Tar ha rigettato la nostra richiesta cautelare di sospensione d'urgenza, ci sono i requisiti previsti dalla legge, che determinano un pericolo così importante da sospendere la concessione. Ma il tribunale si è riservato di approfondire nel merito valutare le nostre istanze e le motivazioni che ne stanno a fondamento. Quindi, ritengo corretto attendere la decisione finale.

– E quali motivi su cui il Tar dovrà pronunciarsi?
• Che noi, anche se non siamo all'interno di questo contesto, siamo un territorio che per la sua dimensione e vocazione rappresenta un elemento fondamentale di questa parte del sud est, che non è conosciuto con le singole denominazioni delle città, ma è conosciuto come Val di Noto.
• Che Val di Noto è una denominazione territoriale che va oltre i singoli comuni (Ragusa, Catania, Palazzolo, Caltagirone, etc) che ne fanno parte.
• Che questa realtà si trova all'interno di un sito seriale Unesco importantissimo. Ciò potrebbe comportare, in caso si dovesse andare nella direzione della concessione, anche una sorta di warning della commissione Unesco, proprio perché i piani di gestione dei siti Unesco vanno nella valorizzazione dei territorio in concomitanza del grande pregio dei propri siti. Per cui riteniamo che questo tipo di concessione non sia coerente alla vocazione del territorio.

​Il Tar deciderà se siamo legittimati a farlo e se quello che stiamo dicendo è giuridicamente un aspetto da poter prendere in considerazione per far annullare la concessione.

– In cosa consisterebbe il warnig dell'Unesco? Potrebbe cagionare dei danni economici?

– Quando la commissione internazionale dell'Unesco riconosce un sito di patrimonio mondiale lo "spossessa", lo toglie dalla disponibilità della Comunità di appartenenza, che si deve occupare della custodia e della valorizzazione, e lo consegna all'umanità. E' qualcosa di irripetibile e come tale appartiene a tutti.

Secondo lei è coerente una visione di un territorio pieno di beni Unesco, paesaggistici e archeologici di grande storia, con un territorio vocato all'estrazione di idrocarburi?

– Per quanto riguarda il ricorso. In Sicilia è stato emesso un decreto che concede le trivellazioni, ma a livello nazionale non è in vigore da febbraio 2019 una sospensiva di 18 mesi?

– Questo molti lo fanno dipendere da una autonomia statutaria della regione, io non so rispondere nel merito. Nella qualità di presidente del Distretto Turistico del Sud Est, ho dato mandato, grazie alla condivisone del Consiglio di amministrazione, a formalizzare una diffida al Ministero dello Sviluppo Economico, nella quale si chiede al Ministero di fare applicare anche in Sicilia la legge nazionale, impedendo così di continuare le attività di concessione. Non avendo ricevuto risposta, abbiamo intrapreso l’azione giudiziaria per contestare sia il silenzio alla nostra diffida che l’intervento dello Stato nei confronti della Regione Siciliana, in quanto ha operato in netto contrasto alla legge nazionale.

– Nel ricorso si deciderà anche sulla competenza del comune di Noto, che non rientra dei comuni componenti la denominazione Val di Noto. Com'è possibile?

– E' possibile perché la mia politica è ben conosciuta. Siccome il sindaco di Noto ripone molta attenzione al territorio e implementa uno sviluppo diverso da quello che gli altri vorrebbero per questo lembo di terra, meglio toglierlo così togliamo la competenza a poter fare un ricorso che possa dare fastidio in futuro. Io non trovo altra spiegazione. Come si dice, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre.

– Qual è l'umore degli abitanti di Noto che si avverte tra commercianti e imprenditori?

Io penso che ancora non si abbia molta coscienza di quello che potrebbe accadere. Le iniziative che sono sorte negli ultimi anni, grazie alla nostra specifica vocazione territoriale, hanno dato impulso a un processo occupazionale e di riuscita del business. Un'immagine negativa di un territorio conosciuto come vocato a tutto quello che abbiamo detto prima, che si contamina con iniziative di carattere petrolchimico, cioè di estrazione di idrocarburi, sicuramente non darà ulteriori impulsi positivi di sviluppo. Qualche nocumento in termini numerici e di presenza lo darà, per cui un imprenditore che ha investito  non può essere contento se viene meno il business.

– Molte persone ritengono che lo sviluppo di un settore strategico come quello degli idrocarburi possa solo sostenere lo sviluppo della Sicilia. E' così?

– Penso proprio di no. In Sicilia ci sono precedenti esperienze nel settore energetico, in siti di alto valore archeologico, come Siracusa, Gela. Hanno portato sviluppo e benessere? I cittadini si sono arricchiti, sono in salute? Mi pare di no.

Al contrario, per la posizione della Sicilia le energie alternative delle numerose giornate di sole sul nostro territorio portano ad una energia pulita che parta dallo sfruttamento di quella solare per cui sotto questo punto di vista sono assolutamente convinto del contrario.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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