16:23 08 Dicembre 2019
Manifestazione No al Golpe a Buenos AiresBarricate in una strada di La Paz

Roma, manifestazione davanti all'ambasciata di Bolivia: "No al Golpe!"

© Sputnik . Francisco Lucotti © Sputnik . Cortesía Apolinar Paco
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Continuano le manifestazioni in Bolivia del popolo contro il golpe che ha portato alle dimissioni del presidente boliviano Evo Morales, che lascia il Paese e si rifugia in Messico, paese che gli ha garantito asilo politico dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni.

Insieme a Morales, si sono dimessi il suo vice Álvaro García Linera e i presidenti dei due rami del parlamento boliviano, circostanza che lascia l’amministrazione temporanea del paese nelle mani di Jeanine Anez Chavez, vice-presidente del Senato e tra le principali esponenti dell’opposizione

In queste ore anche a Roma, davanti all’ambasciata boliviana, si sta svolgendo la manifestazione contro il golpe in Bolivia e a sostegno del presidente Evo Morales. Il comizio è organizzato dal sindacato Usb e da altre sigle della sinistra.

Cosa è successo in Bolivia? Perché il presidente Evo Morales è stato costretto a dimettersi e ad abbondonare il Paese? Quali sono gli scenari possibili?  Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto Marinella Correggia, attivista della Rete No War, autrice del saggio L’ALBA dell’avvenire, sul ruolo internazionale dei paesi dell’Alleanza ALBA (Bolivia, Cuba, Venezuela, Nicaragua, Ecuador) che partecipa al comizio romano.

Marinella, perché avete deciso di organizzare questa manifestazione? Che messaggio volete lanciare?

In diverse città del mondo si stanno tenendo manifestazioni per denunciare il colpo di Stato militare dell’oligarchia boliviana contro il primo presidente indigeno, Evo Morales. In un certo senso, vogliamo accompagnare le marce dei boliviani, soprattutto della maggioranza indigena, che scendono in strada malgrado la violenza golpista scatenatasi nei giorni scorsi, marciano con la bandiera del paese e con quella degli indigeni per dire “no al colpo di Stato, no al fascismo etnico”. Basta colpi di Stato in America latina!

Personalmente, come pacifista, ho un’ulteriore motivazione: la Bolivia di Evo Morales nel contesto dei paesi Alba è stata membro attivo per la pace anche a livello dell’Onu, contrastando come poteva le criminali guerre condotte o fomentate dall’Occidente, pensiamo alla Libia nel 2011 e alla Siria in tutti questi anni…

Cosa, a tuo avviso, è successo in Bolivia? Perché il presidente Evo Morales, che ha fatto crescere il PIL, è stato costretto a dimettersi e ad abbondonare il Paese? 

Il presidente Morales non ha solo determinato un miglioramento economico evidente in quel paese andino e amazzonico che era abituato a essere il più povero dell’America latina. Il governo boliviano dal 2005 ha smesso di svendere le risorse del paese alle multinazionali occidentali e ha operato una netta redistribuzione a favore delle classi svantaggiate che erano la maggioranza, indigena soprattutto.

La povertà si è ridotta dal 60% al 36%. Pensiamo anche alla rivoluzionaria lotta per l’acqua pubblica partita da Cochabamba. Il presidente Aymara, spesso ingiuriato dall’opposizione di destra e di etnia ispanica, ha ridato dignità agli abitanti originari e li ha resi proprietari delle ricchezze del paese. Per questo l’oligarchia bianca che prima dominava, da anni prepara un golpe civico-militare contro Morales.

Ricordo anche il tentativo di dirottamento aereo subito qualche anno fa da Morales. Quest’ultimo, di fronte alle proteste contro presunti brogli alle elezioni che ha vinto il 20 ottobre, ha fatto un appello al dialogo, proponendo di tornare ai seggi, ma è stato subito chiaro che l’opposizione voleva solo le sue dimissioni, e c’è riuscita grazie alla violenza golpista. Quando anche il comandante generale delle forze armate ha “suggerito” a Morales di dimettersi, di fronte a questo atto decisivo il presidente, per evitare che la Bolivia precipitasse nella violenza, ha rassegnato le dimissioni, riparando in Messico per non fare la fine dei presidenti uccisi nei colpi di Stato (si pensi all’America Latina ma anche all’Africa) o per non essere imprigionato a lungo come il presidente Lula.

Nel caso della Bolivia, a tuo avviso, è giusto quindi parlare di un vero e proprio colpo di stato oppure si tratta di una “transizione”, come sostengo alcuni politici locali e gli esponenti della Chiesa Cattolica?  

Certo che è un colpo di Stato, con il ruolo evidente dei militari e l’aggravante della componente razzista anti-indigena, benché non vada negato che anche alcuni movimenti popolari erano scontenti. Comunque i giochi in questo ennesimo golpe sono interamente guidati dall’oligarchia golpista. Adesso, dopo le dimissioni forzate di Evo, una senatrice dell’opposizione si è autoproclamata presidente. Come ha fatto, invano, in Venezuela il beniamino dei governi occidentali, il deputato di destra Juan Guaidò, ora già pressoché dimenticato.

Poi, forse non va sottovalutato, fra le ragioni del golpe, il fatto che lo scorso luglio la Bolivia ha firmato con la Russia un contratto per l’estrazione e la produzione congiunta di un metallo raro al mondo (ma abbondante in Bolivia) e preziosissimo come il litio.

Quali danni economici potrebbe provocare tutta questa situazione caotica, soprattutto nell’ottica di controllo delle ingenti risorse minerarie locali?

I golpe militari sono in genere rovinosi anche per la situazione economica e sociale, quando non portano alla guerra civile. E quando sono spinti dall’oligarchia economica e perfino etnica, il grande rischio è che quelle risorse minerarie che prima, con Morales, erano servite per finanziare lo Stato sociale e la dignità, tornino nelle mani di pochi, boliviani e non.

Il problema più urgente emerso nelle ultime ore è quello di capire chi prenderà il posto di Morales per guidare la Bolivia a nuove elezioni. Quali sono gli scenari possibili?  Secondo alcuni ipotesi, si svolgerà una nuova tornata elettorale senza di Morales, ma con un candidato del suo schieramento…

Marinella Correggia
© Foto : teleaut - YouTube
Marinella Correggia

Intanto una speranza: non sempre i golpe riescono! Prendiamo il caso del Venezuela. A parte il ridicolo tentato golpe della primavera scorsa a opera di Guaidò, ci fu un altro tentativo nell’aprile 2002 contro l’allora presidente Hugo Chavez. Allora, fu protagonista l’oligarchia imprenditoriale di Fedecamara, sostenuta dagli Usa e dagli alti comandi dell’esercito. Fra gli scontri nelle strade, Chavez rifiutò di dimettersi e fu sequestrato da alcune componenti dell’esercito. Ma le prime mosse dei nuovi insediati furono deleterie e scontentarono gli stessi settori chiave dei militari. Mentre Chavez era prigioniero, masse imponenti scesero nelle strade chiedendone il ritorno. La guardia presidenziale riprese il palazzo e il presidente fu liberato. Tuttavia, va detto che il Venezuela è forse l’unico paese dell’America latina dove gli ufficiali di carriera in genere non provengono dall’oligarchia. In Bolivia sono pochi fra i militari ad appoggiare Evo e il processo costituzionale, in Venezuela è diverso e questo spiega il fallimento dei tentati golpe.

Il Cremlino prevede che la situazione in Bolivia si svilupperà secondo la legge e senza interferenze esterne. Sarebbe possibile raggiungere questo obiettivo e risolvere il problema senza interferenza di qualsiasi nazione terza?

Senza interferenze? In America latina le ingerenze esterne sono la regola. Gli Stati Uniti, e le oligarchie locali che spesso sono la loro longa manus, continuano a considerare il continente come un cortile di casa.

Dopo tutto quello sta succedendo in Bolivia, aspetti una reazione a catena in altri paesi della America Latina: in Argentina e in Brasile, per esempio? 

Non saprei rispondere. Chi avrebbe pensato, solo poco tempo fa, alle rivolte antigovernative in Cile o Ecuador? Comunque in Argentina con le ultime elezioni i progressisti sono nuovamente al potere: gli argentini sono usciti economicamente devastati dall’esperienza di Macri e non lo hanno rivotato. Quanto al Brasile, c’è l’esperienza opposta, Bolsonaro, grande amico degli Stati uniti; le proteste non mancano, anche per via dello scempio in Amazzonia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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