20:33 07 Dicembre 2019
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Addio di Arcelor Mittal: ex Ilva diventa bomba ambientale e sociale

© AP Photo / Michel Euler
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Fumata nera per il vertice durato diverse ore fra governo e Arcelor Mittal. La tensione a Taranto resta alta dopo la decisione dell’azienda franco indiana di recedere dal contratto sull’ex Ilva. Il premier Conte dà l’ultimatum al colosso Mittal: altri due giorni per proporre nuova strategia. Il rischio: bomba ambientale e sociale.

Mentre gli scioperi organizzati dai sindacati continuano, dopo quello di 24 ore della FIM è il turno di FIOM e UILM, il destino dell’ex Ilva è sospeso nell’incertezza totale, così come il destino dei suoi lavoratori. Le trattative fra il governo e Arcelor Mittal non sono concluse. I nodi principali: lo scudo penale, i cinque mila esuberi e la riduzione della produzione richiesti dall’azienda. Nel pomeriggio previsto incontro fra il premier Conte e i sindacati.

“Adesso si rischia di mandare tutto a gambe all’aria perché il governo è stato totalmente incompetente nel gestire questa partita. La situazione poi può diventare paradossale”, sottolinea in un’intervista a Sputnik Italia Valerio D’Alò, segretario nazionale di FIM CISL (Federazione Italiana Metalmeccanici).

– C’è stato un vertice a Palazzo Chigi terminato con una fumata nera. Valerio D’Alò, quali sono le ultime notizie sulla vicenda?

– Secondo le ultime indiscrezioni che trapelano sul vertice è chiaro che non si è trovato un punto di equilibrio. Conte ha dato qualche giorno ad Arcelor Mittal per proporre un’altra strategia. L’incontro fra Conte e i Mittal, padre e figlio, non è andato bene, perché i proprietari dell’azienda hanno posto una serie di questioni sulle problematiche sorte in questo anno: lo scudo penale e tutto ciò che è successo agli altoforni. Il piano è irrealizzabile dal loro punto di vista.

– Avete svolto uno sciopero. Quali sono i vostri prossimi passi?

– Abbiamo fatto lo sciopero per un semplice motivo: Arcelor Mittal ha effettuato un’azione di forza ingiustificata. Prima ancora di incontrare il governo è uscita con una procedura di cessione di ramo d’azienda. Questo con l’intento di restituire l’azienda ai commissari in amministrazione straordinaria. La verità è che finché il contratto non si da per decaduto questo passaggio non è così semplice come si immagina.

Si vuole consegnare i lavoratori all’incertezza totale di non sapere quale sia il futuro. La cosa peggiore è che siccome gli anni di commissariamento sono stati gli anni in cui l’AIA andava in scadenza e non si realizzava, gli investimenti non si facevano. Il rischio più importante è che si lasci Taranto in una bomba ambientale in cui stava prima. Per quanto di possa dire di Mittal, è anche vero che sulle scadenze del DPCM (piano ambientale fatto dai ministri) sono stati sempre adempienti.

Adesso si rischia di mandare tutto a gambe all’aria perché il governo è stato totalmente incompetente nel gestire questa partita. La situazione poi può diventare paradossale.

– Cioè?

– Se noi cambiamo le carte in tavola della normativa con cui abbiamo fatto l’accordo forniamo ad Arcelor Mittal un alibi per andarsene e pagarle anche le penali. Se tutto fosse rimasto com’era e loro se ne volessero andare, sarebbe l’azienda a dover pagare le penali allo Stato. È stato fornito un alibi da paura, questo è il nocciolo della questione.

– Che ne sarà adesso dell’ex Ilva e dei lavoratori? Quali sono gli scenari possibili?

– Gli scenari sono tre. Mittal si disimpegna totalmente e quindi si torna in amministrazione straordinaria. A quel punto si metterebbe molto male la situazione: con o senza scudo penale si farebbe saltare tutto. L’amministrazione straordinaria non è stata in grado di gestire lo stabilimento.

Un altro scenario è che il governo trovi una quadra per cui Arcelor si possa rimettere in careggiata, magari ripristinando la normativa di prima, capendo quali sono i problemi.

Una terza strada potrebbe essere un disimpegno parziale, cioè che Arcelar faccia a meno dell’area a caldo, ma contemporaneamente mantenendo l’area a freddo. Vedo quest’opzione inverosimile, perché uno stabilimento come l’Ilva necessita di tutti gli impianti in marcia per sostenersi e fare almeno 6 milioni di tonnellate l’anno.

– Che cose chiedete al governo?

– Sulla questione altoforni bisognerebbe stilare una norma che possa garantire a tutti gli altoforni di poter marciare nella stessa maniera in tutta Italia. Bisogna dare regole certe, ripristinare lo scudo penale. Non si vuole dare l’immunità penale a chiunque, ma l’idea è che se si consegna una fabbrica che inquina, bisogna dare una scadenza per rimetterla in ordine lo stabilimento, i proprietari non devono essere perseguibili in quel lasso di tempo. Ripristinando questi due fattori si toglierebbero gli alibi ad Arcelor. Andandosene sarebbero loro inadempienti e dovrebbero pagare le penali.

– Che cosa rischiano i lavoratori?

– Arcelor ha annullato gli ordini. Già da oggi perciò le ditte in appalto hanno aperto una procedura di cassa integrazione perché non hanno i lavori. I lavoratori, essendo passati in Arcelor, rischiano che si troverebbero appesi in una incertezza totale. Nella migliore delle ipotesi, i lavoratori sarebbero restituiti all’amministrazione straordinaria e qualora questa non fosse in grado di garantire una nuova cessione, dopo 5-6 anni di ammortizzatori sociali finirebbe tutto. Otterremmo così un capolavoro di inquinamento per 60 anni e di disoccupazione dopo il danno.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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