01:48 18 Novembre 2019
Una delle tigri al confine tra Polonia e Bielorussia

Che cosa si cela dietro il commercio di tigri?

© REUTERS / Ryszard Godlewski
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Il caso delle 10 tigri rimaste bloccate in un camion al confine fra Polonia e Bielorussia, di cui una è deceduta, riaccende i riflettori sul tema del commercio dei felini. L’85% del commercio mondiale avviene in Europa, ma il destino delle tigri vendute non è sempre chiaro.

Grazie all’attivazione del WWF Italia e WWF Polonia il viaggio da incubo delle tigri in gabbie inadeguate senza le cure necessarie da Latina direzione Russia è terminato. Durante i 9 giorni di blocco alla frontiera polacca una tigre però è deceduta, una parte delle tigri sopravvissute sarà trasportata in Spagna in un centro specializzato, i restanti felini rimarranno negli zoo polacchi.

Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Isabella Pratesi, direttore conservazione WWF Italia.

– Parliamo delle tigri che sono rimaste chiuse per giorni in un camion in Polonia al confine con la Bielorussia, di cui una è deceduta. Qual è la posizione del WWF?

– Innanzitutto la posizione del WWF è che nessuna tigre dovrebbe essere commercializzata e trasportata in Europa, le tigri non dovrebbero stare in cattività, nascono per essere animali liberi nel proprio habitat. Purtroppo c'è un commercio di tigri nate in cattività, che molte volte nasconde molta illegalità. In alcuni casi noi crediamo che vengano allevate in cattività e poi destinate al commercio di parti di tigri, poiché la tigre una volta smembrata viene utilizzata in diverse occasioni, soprattutto dalla medicina asiatica tradizionale che ne usa le diverse parti per falsi rimedi.

In questo caso lo spostamento delle tigri era legale, sono le tigri che appartenevano ad un circo che venivano spostate, ancora non sappiamo se per essere vendute o soltanto trasferite in Russia e tutto lo spostamento è stato organizzato molto, molto male. Sappiamo che le tigri erano fornite di un documento necessario per lo spostamento di questi animali, ma mancava invece l'attenzione per il benessere degli animali.

Sono state fatte viaggiare per giorni, al di là dell'incidente alla frontiera dove le hanno bloccate per giorni e questo ha costituito il dramma finale. Non possiamo dire nulla sulle condizioni del viaggio poiché non ne sappiamo niente. Dobbiamo dire che il WWF Italia è stato chiamato dall'autista del camion che era preoccupatissimo per le sorti delle tigri quando è stato bloccato alla frontiera polacca. Ciò dimostra che l'autista era stato semplicemente chiamato per il trasporto e poi forse non gli avevano dato le gabbie adeguate, non gli avevano spiegato bene quali fossero le condizioni di queste tigri, fatto sta che lui nella chiamata ci ha chiesto di intervenire perché temeva che le tigri potessero morire ed infatti una è morta. La loro destinazione finale era la Russia e quindi tanti chilometri che gli animali sono stati costretti a fare dentro un camion, cosa che non dovrebbe essere permessa.

– Voi siete intervenuti subito?

– Sì, noi siamo intervenuti subito su segnalazione di questo autista che era stato bloccato per la mancanza di alcune carte ed i controlli e gli accertamenti stavano durando giorni con le tigri chiuse dentro questo camion. Noi abbiamo subito allertato il WWF Polonia il quale è riuscito a mettersi in contatto con uno zoo e con il governo polacco, che sono riusciti in qualche modo a risolvere il problema portando le tigri nello zoo. Speriamo però questa non sia la destinazione finale e che una volta che si siano rimesse in forza possano essere destinate non ad un giardino zoologico, ma ad un centro che le possa mantenere nelle migliori condizioni possibili.

– Prima parlavamo del commercio di tigri che avviene in Europa. Il destino degli animali non è sempre certo, giusto?

– Esatto! Noi ed altre associazioni ambientaliste temiamo che in Europa, dove avviene l'85% del commercio di tigri nel mondo, si possa nascondere anche qualcos’altro. È vero che spesso si tratta di animali che si spostano da privato a privato, come da circo a circo, ma spesso questo commercio può nascondere che questi poveri animali vengano destinati ad un destino infausto, ovvero l'utilizzo per la medicina tradizionale cinese.

– Crede che il caso di cui abbiamo parlato sia un caso isolato?

– È un caso clamoroso, poiché nessuno può immaginare di trasportare dieci tigri e pensare di farla franca senza garantire la giusta attenzione al loro benessere. Ovviamente rispettare il loro benessere vuol dire non trasportarle, poiché si tratta di animali che hanno bisogno di spazi, di frequenti soste oltre che di essere accudite dal punto di vista alimentare. Noi temiamo che possa essere l'inizio di una sequela poiché fondamentalmente si sta discutendo l'idea di vietare gli animali nei circhi. Fra l'altro il WWF da anni chiede il divieto di uso di animali, soprattutto esotici, nelle attività circensi e se questa legge dovesse passare i circhi non potrebbero più utilizzare gli animali. Nel timore che la legge possa passare i circhi stanno cercando di portare fuori dall'Europa questi animali, motivo forse per cui quelle tigri erano in viaggio verso la Russia.

– Per quanto riguarda il maltrattamento di animali, quali sono le pene in Europa?

– Certo ci sono ed ovviamente variano di paese in paese. Ormai quasi tutti i paesi hanno delle leggi molto stringenti sul maltrattamento. Non sempre il maltrattamento riesce ad essere valutato poiché con gli animali non possiamo parlare e quindi ci dobbiamo fermare a misurare la dimensione delle gabbie e capire se sono stati alimentati correttamente. Molto spesso però il maltrattamento animale è molto insidioso perché sono animali che si stressano ed è per questo che noi diciamo che questi animali non dovrebbero mai viaggiare ed essere allevati in cattività.

Sono animali che nascono per stare in natura e lì vanno conservati e protetti. Purtroppo nel mondo ci sono il doppio delle tigri in cattività che in natura poiché privati, zoo e circhi purtroppo fanno un grande uso di questi poveri felini.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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