01:52 18 Novembre 2019

Dalla Russia nuova tecnologia per curare il cancro

© Sputnik . Denis Abramov
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In Russia è stata messa a punto una tecnologia di riprogrammazione dei linfociti volta al trattamento rapido ed efficace di alcune patologie. In primo luogo, si intende impiegare tale tecnologia per curare il cancro.

Si prevede che questa potrà sostituire i medicinali esistenti per curare anche altre malattie, come quelle infettive.

Il corrispondente di Sputnik ha intervistato Dmitry Kazansky, direttore del Laboratorio di ricerca sui meccanismi di regolazione dell’immunità presso il Centro medico nazionale russo di ricerca oncologica Blokhin patrocinato dal Ministero russo della Sanità.

Kazansky ha spiegato a Sputnik fino a che punto sono arrivati gli scienziati russi nel processo di creazione di questa “risposta immunitaria artificiale” e in che modo sia possibile curare una malattia.

— Ci spieghi cos’è il progetto TransGen.

— Il progetto TransGen patrocinato dalla Fondazione di Ricerche Avanzate è stato posto in essere tra il 2015 e il 2018 sebbene alla base del progetto vi fossero studi frutto di ricerche condotte da me e dai miei colleghi nei 20 anni precedenti. Il nostro obiettivo era creare un mezzo rapido ed efficace per garantire la risposta immunitaria dell’organismo. Sappiamo che il sistema immunitario necessita sempre di un certo periodo di tempo per la produzione dei linfociti necessari. Questo processo solitamente richiede alcuni giorni o persino una settimana. Sappiamo, inoltre, che alcune patologie virali si sviluppano e attaccano velocemente e non danno la possibilità all’organismo di formare una risposta immunitaria, com’è il caso dell’Ebola. Abbiamo deciso di tentare subito di creare dei linfociti con i recettori necessari. Tecnicamente si tratta di un obiettivo pienamente realizzabile.

— Dunque, si tratta della creazione di una “risposta immunitaria artificiale”?

— Sì, la possiamo definire così. L’obiettivo è che l’organismo riesca a superare la fase della creazione della risposta immunitaria ottenendola artificialmente.

— Ci siete riusciti?

— Sì, è stata dimostrata la possibilità di realizzare questa tecnologia. È stato condotto un gran numero di studi preclinici su cavie a cui era stato trapiantato un tumore. In presenza di linfociti modificati il loro organismo riusciva a contrastare il tumore molto rapidamente. Mentre le cavie tradizionali riuscivano a formare una risposta immunitaria in 10-12 giorni, l’organismo delle cavie modificate rigettava il tumore in soli 3-4 giorni. Abbiamo, quindi, deciso di sfruttare questo effetto contro le infezioni. Siamo riusciti a ottenere una risposta immunitaria alla salmonella e alla listeria, due patogeni delle cavie che solitamente provocano patologie per loro fatali.

Oggi la metodologia ottenuta e brevettata dal Fondazione di Ricerche Avanzate viene impiegata presso il Centro medico nazionale russo di ricerca oncologica Blokhin per sviluppare la ricerca. È stata avviata la creazione di prodotti cellulari biomedici, ossia di medicinali che potranno curare gli umani.

— Quando sarà messo a punto un campione per il trattamento?

— Nel prossimo futuro, è questione di anni.

— Per curare quali patologie sarà possibile impiegare i linfociti pre-codificati?

— Patologie oncologiche.

— Sarà un medicinale universale contro le patologie oncologiche?

Non esistono farmaci universali. L’oncologia studia centinaia di patologie diverse che nella maggior parte dei casi vanno approcciate singolarmente. E da questo fattore dipende direttamente il trattamento.

— Come viene realizzato il processo di riprogrammazione del linfocita?

— Si preleva il sangue del soggetto, si dividono i linfociti dalle altre cellule, poi si impiegano strutture virali artificiali per integrare i geni necessari all’interno dei linfociti. Il processo dura solo alcune giornate. Dopodiché i linfociti modificati vengono reinseriti nell’organismo e il soggetto riceve immediatamente una difesa immunitaria completa.

— È necessario sostituire i geni nei linfociti di ogni singolo paziente?

— Sì. Infatti, alla luce della vita breve che caratterizza i linfociti, l’introduzione di un simile “vaccino non vaccino” dovrà essere effettuata di tanto in tanto per garantire il mantenimento della reazione immunitaria.

— Considerato che alcune patologie si presentano nella loro forma fulminante e che per la riprogrammazione dei linfociti servono alcuni giorni, non varrebbe forse la pena di pensare alla creazione di una banca di leucociti per ogni abitante del Paese?

— Certamente sì. Per velocizzare il processo è possibile creare banche dati genetiche per molti agenti patogeni.

— Sarà possibile in futuro utilizzare queste tecniche per contrastare altre malattie?

— Se a un certo punto della storia verrà abolito il divieto alla modificazione genetica umana, l’umanità potrà liberarsi delle patologie ereditarie. Prima o poi dovremo studiare come curarle. E come si studia come curarle? Solamente con le modificazioni genetiche dell’organismo oppure, ottenendo un esito temporaneo, con l’introduzione di cellule dell’organismo modificate per uno specifico gene. Si potrà sconfiggere definitivamente l’herpes, spezzare la catena di trasmissione dell’HIV e dell’epatite B.

— Ci si può aspettare che in futuro invece di andare in farmacia un paziente potrà farsi un’iniezione di linfociti già riprogrammati per il trattamento di una specifica patologia?

— In futuro sì, ma per adesso è ancora presto. È difficile immaginarlo perché abbiamo appena cominciato a curare con questi linfociti patologie come il comune raffreddore, l’infezione da adenovirus o l’influenza. Ciononostante dobbiamo cominciare sin d’ora a trattare con questo metodo anche malattie molto più pericolose.

— In futuro questa tecnologia renderà inutili i vaccini e gli antibiotici?

— Per ora no. Il vaccino antinfluenzale è una tecnologia già esistente e poco costosa. Anche la nostra tecnologia con il tempo calerà di prezzo, ma non tanto quanto il vaccino.

— Come è possibile impiegare la tecnologia di TransGen in altri settori?

— È possibile impiegarla sui maiali per renderli resistenti alla peste suina africana.

— All’estero sono in corso studi simili? In Russia siamo all’avanguardia o no in tal senso?

— Sì, anche all’estero ci sono studi simili. Per alcuni versi siamo all’avanguardia noi, per altri loro. Loro probabilmente sono all’avanguardia nella creazione e dell’utilizzo dei recettori dei linfociti T. Noi, invece, siamo all’avanguardia per la complessità degli algoritmi di ricerca che ci permettono di intensificare e velocizzare l’ottenimento dei farmaci biomedici necessari per i trattamenti.

— Cosa ha attirato la Fondazione di Ricerche Avanzate nel vostro progetto considerato che la Fondazione si occupa di questioni relative alla difesa del Paese?

— Tutto ciò che ha un’applicazione medica e che riguarda l’immunologia, è inevitabilmente legato alla difesa del Paese. Al giorno d’oggi può capitare di avere a che fare con nuove specie di microrganismi e di dover contrastare la minaccia di terrorismo biologico. La nostra tecnologia costituisce parte della strategia di difesa del Paese.

— Come si può utilizzare TransGen per contrastare il terrorismo biologico?

— Se vi fosse il dubbio dell’esistenza di una minaccia infettiva, un contingente di soggetti che saranno direttamente impegnati nel focolaio delle infezioni si inoculerà i linfociti modificati per proteggere il proprio organismo. Si tratta in sostanza di un processo di vaccinazione sui generis.

— La tecnologia di trattamento delle patologie oncologiche possiede un grande potenziale commerciale. Quali società hanno già manifestato il proprio interesse?

— Al momento nessuna. Infatti, il loro interesse in questa fase è limitato per diverse ragioni e innanzitutto perché dobbiamo ancora dimostrare che questa tecnologia sia sicura ed efficace. Per farlo è necessario condurre una serie di studi preclinici su cavie in ottemperanza alle norme stabilite dalla Federazione Russa. Ma a mio avviso quando la tecnologia in questione farà prova della propria sicurezza ed efficacia, l’interesse crescerà notevolmente.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Ricerca, cancro
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