02:31 18 Novembre 2019
Vaticano

Vaticano è sull’orlo di crack finanziario?

© flickr.com/ Giampaolo Macorig
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La crisi finanziaria del Vaticano è arrivata a sfiorare il fantasma del sacro default. A scriverlo nel suo nuovo libro-inchiesta "Giudizio universale" (Chiarelettere) il giornalista Gianluigi Nuzzi che da anni indaga sui misteri e sui lati oscuri della Santa Sede.

Il volume, che arriva come una spada di Damocle per la curia romana, parte da una riunione del maggio 2018 quando Papa Francesco è stato informato della disastrosa situazione economica della Città del Vaticano: senza una spending review e un radicale cambiamento dell'amministrazione delle risorse del piccolo stato, nel 2023 sarà crac finanziario. Nuzzi, che per l'occasione ha visionato circa 3mila documenti riservati, racconta il lato opaco del Vaticano, come il caso di un cardinale che ha nelle proprie disponibilità una cifra vicino a 5 milioni di euro o come la gestione scriteriata del patrimonio immobiliare della Chiesa, con case affittate a zero euro o lasciate in stato di noncuranza economica.

L’Apocalisse predetta da Gianluigi Nuzzi si realizzerà o siamo davanti all’ennesimo scandalo creato apposta per colpire la Santa Sede? Quali conseguenze potrebbe avere questa nuova porzione di rivelazioni per la reputazione del Vaticano? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Don Stefano Caprio, docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma.

– Don Caprio, cosa pensa del nuovo volume di Gianluigi Nuzzi e delle sue rivelazioni clamorose ed esplosive? Il Vaticano davvero va verso il fallimento nel 2023?

– Nuzzi prosegue una linea di denuncia contro la Chiesa e la Santa Sede che va avanti ormai da un decennio, e necessita di essere ravvivata ogni tanto con “nuove rivelazioni”. Questo approccio fa parte di una campagna di messa in discussione di ogni forma di potere istituzionale, tipica proprio di questi anni, in cui si riflettono i sentimenti cosiddetti “populisti” così diffusi in tutto il mondo; la Chiesa Cattolica rappresenta da secoli una delle più grandi istituzioni di potere, anzi sembra essere rimasta l’unica a conservare il valore simbolico dell’autorità in generale, e in questo è sempre oggetto di speciali attenzioni. Molti auspicano il fallimento del Vaticano da oltre un millennio, ma difficilmente questo avverrà ai nostri giorni, nonostante tutti gli errori degli uomini. Quando Napoleone invase Roma due secoli fa, promise al papa Pio VII che avrebbe distrutto il Vaticano, e il papa gli rispose: “Non ci siamo riusciti noi in tanti secoli, non ce la farà neanche lei”.

– Nel libro il giornalista, processato nel 2015, sostiene che in Vaticano mancano addirittura i soldi per pagare i dipendenti, sono sospese le ristrutturazioni dei palazzi, è minacciata la sopravvivenza delle parrocchie in Italia e nel mondo. Nuzzi precisa inoltre che “siamo di fronte a un collasso del management della Curia”.  Il parere simile ha espresso anche il noto economista Giulio Sapelli, secondo il quale “i conti del Vaticano sono finiti in rosso per una ragione molto semplice: perché a gestirli ci sono gli gnomi della finanza". A Suo avviso, queste due osservazioni in qualche maniera corrispondono alla realtà?

– La crisi finanziaria mondiale si è sentita anche in Vaticano e in tutte le chiese, che vivono nel mondo come gli altri, e molte denunce corrispondono certamente a verità. D’altra parte, la Chiesa vive di carità da sempre, e le sue finanze sono sempre instabili; a questo si aggiungono le operazioni finanziarie audaci o addirittura scellerate, operate da vari personaggi ecclesiastici e laici a volte con buone intenzioni, a volte per tornaconto personale, come avviene nel mondo dei peccatori (cioè quello reale). Nel 1500 questo provocò l’indignazione di Martin Lutero e il susseguente scisma protestante, a causa della vendita delle indulgenze, peraltro finalizzate a sostenere le grandi opere architettoniche, artistiche e culturali dei papi del Rinascimento. Lutero chiamò il Vaticano “la grande meretrice”, con espressioni polemiche ben più forti di quelle di oggi. Allora ci volle il Concilio di Trento e una grande riforma per sanare la Chiesa, e papa Francesco cerca oggi di fare le riforme necessarie.

– Dopo la bufera degli ultime settimane, il cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, uno dei consiglieri del Papa ha spiegato che sia in atto una strategia di screditamento precisa mirata a “colpire il papato”. Condivide questa visione? Chi vuole attaccare la Santa Sede e Papa Francesco e con quale obiettivo?

– Anche l’attacco alla Chiesa non è una novità, soprattutto negli ultimi tre secoli, a cominciare dai filosofi illuministi. La società occidentale si fonda sulla presunzione di superiorità nei confronti della Chiesa, e la crisi di identità odierna porta a ritornare sui vecchi ritornelli: si spera di riaffermare sé stessi attaccando il papa e i preti, ma in questo modo si fa soltanto il proprio male. Lo scopo di questi attacchi non è tanto eliminare il papa regnante (anche i predecessori hanno subito accuse di ogni genere, basta ricordare il caso Marcinkus sotto San Giovanni Paolo II), ma ridurre sempre più la Chiesa a un ruolo insignificante nella società di oggi. Dimenticano che il Vangelo promette che “gli ultimi saranno i primi”: attaccare la Chiesa è un modo per renderla più forte.

– A tutte queste accuse il Vaticano risponde in maniera molto netta: in questo momento c'è solo l'esigenza di una spending review per ridurre i costi. A Suo avviso, come vede la gestione delle risorse finanziarie il Pontefice?  

– Le riforme iniziate dall’attuale pontificato hanno dato finora scarsi risultati a livello organizzativo, ma hanno certamente rilanciato lo spirito evangelico della solidarietà e dalla carità verso i più bisognosi, dove non esiste “spending review”, ma solo “spending love”, che non è mai sufficiente. Più che inseguire i colpevoli di scandali, che vanno comunque individuati e rimossi, la grande questione è la gestione dell’immenso patrimonio immobiliare della Chiesa, e la razionalizzazione della gestione delle varie istituzioni, a cominciare dagli organismi curiali, fino alle congregazioni religiose e alle parrocchie. Per le parrocchie italiane c’è un problema relativo alla riduzione del gettito dell’8x1000, che è comunque ancora molto consistente: dovranno sopperire i fedeli con l’impegno e il sostegno morale e materiale.

– Nel volume Nuzzi parla non solo di economia ma anche dell’insoddisfazione per le politiche di Bergoglio in vari campi, che hanno creato negli ultimi anni del pontificato numerosi malumori e tradimenti da parte dei più stretti collaboratori del Papa. Questo fattore potrebbe in qualche modo incidere sull’approvazione del nuovo documento finanziario d’Oltretevere?

– Papa Francesco ha portato nella Chiesa grande energia e spinta al rinnovamento, rimettendo in movimento tante anime della Chiesa stessa. Questo non poteva non portare anche a reazioni negative, come sempre avviene di fronte a grandi cambiamenti, soprattutto in organismi per loro natura conservatori, come sono quelli ecclesiastici. Non si può peraltro tacere una contraddizione evidente nella stessa personalità di papa Bergoglio, che alle grandi aperture affianca uno stile di governo molto autoritario e accentratore, insofferente alle critiche e bisognoso di consenso, tipico di molti leader populisti attuali (“peronisti”, nel caso di Bergoglio). Se papa Francesco saprà essere più paziente e comprensivo, se non più “democratico” (termine che poco si addice alla Chiesa), almeno più “francescano”, allora le tensioni si calmeranno facilmente.

– Gli scandali di solito erodono la fiducia dei fedeli. A Suo avviso, quali conseguenze potrebbe avere questa nuova porzione di rivelazioni per la reputazione della Santa Sede?

– Non c’è dubbio che gli scandali allontanino tante persone dalla Chiesa, soprattutto a causa della mentalità attuale che esalta l’individualismo e la sfiducia in ogni autorità. Questo fa sì che l’informazione si sviluppi sempre più a senso unico, facendo assumere agli stessi scandali delle dimensioni falsate. È noto, ad esempio, che la pedofilia del clero è solo una piccola parte di un vasto fenomeno, presente in tanti ambienti della società, eppure sembra che tutti i pedofili siano preti (e tutti preti siano pedofili). Anche negli scandali finanziari, gli errori degli ecclesiastici sono dei bruscolini a confronto del mare di malversazioni che accadono in tutto il mondo e in tutte le istituzioni pubbliche e private.

– Aspetta una reazione a catena? Potrebbe riaprirsi, per esempio, anche il famoso caso Viganò o magari qualche altra “ferita sanguinante” del Vaticano?

– Le ferite sanguinanti, per il cristianesimo, sono la fonte stessa della sua dottrina di fede, che nasce proprio dalle sofferenze di Cristo in croce. Quindi ce ne saranno ancora molte, a causa dei peccati degli uomini, e saranno delle grandi occasioni di purificazione e conversione per tutti, dal papa all’ultimo dei fedeli.

– Proprio  in questi giorni difficili per la Santa Sede ha fatto scalpore un’altra notizia rilanciata dal Financial Times. Il giornale britannico ha scoperto che una società finanziata da un fondo d’investimento finito al centro di uno scandalo finanziario in Vaticano aveva assunto l’attuale presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte come consulente poco prima della sua nomina a capo del governo. Pensa che ci sia stato un conflitto di interessi per il premier? 

– Dalle informazioni di stampa, sembra una procedura piuttosto normale; l’avvocato Conte, prima di diventare presidente del Consiglio italiano, rese un parere professionale circa un’operazione finanziaria della Segreteria di Stato vaticana, peraltro non andata a buon fine. In seguito, tale operazione è stata sottoposta a procedura di esercizio della “golden power” da parte del governo stesso, e Conte si è correttamente astenuto dal partecipare. Non sembra che ci siano elementi per uno scandalo su questa questione, anche se la stessa operazione è ora oggetto di indagine da parte del Vaticano, come del resto tutte le operazioni degli ultimi anni.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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