02:12 18 Novembre 2019
Faustin-Archange Touadéra

Touadéra: al vaglio la possibilità di aprire una base militare russa nella R.C.A.

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Il presidente della Repubblica Centrafricana Faustin-Archange Touadéra, dopo il primo vertice Russia-Africa, ha spiegato in un’intervista a Sputnik quali aiuti necessiti il suo Paese dalla Russia, se vi sarà o meno una base russa nella R.C.A., per quale motivo Bangui desidera ottenere più armamenti da Mosca e se si riuscirà ad eliminare l’embargo.

– Signor presidente, dalla nostra ultima intervista tre anni fa i rapporti tra la Russia e la R.C.A. sono molto cambiati. Cos’è stato importante per Lei?

– Come Lei ha detto, in questi tre anni ci sono stati grandi progressi. Anzitutto, nel sensibilizzare il popolo centrafricano alla pace, alla stabilità e allo sviluppo. Potrei semplicemente menzionare l’accordo politico sulla pace e la tregua che è assurto a evento fondamentale nel percorso verso il ristabilimento della pace e della sicurezza. Oggi il governo sta lavorando per adempiere ai propri obblighi e sta cooperando con diversi partner perché tale accordo porti davvero al raggiungimento della pace. Vi sono stati progressi, ma persistono delle sfide alle quali dobbiamo continuare a lavorare.

Sono stati altresì profusi sforzi per lo sviluppo delle nostre forze militari e di sicurezza. Si sono tenuti addestramenti grazie ai quali la nostra difesa si sviluppa e accresce il proprio potenziale. Il percorso non è ancora finito, ma lascia ben sperare. Gli istruttori russi hanno addestrato i soldati centrafricani ad impiegare le armi. Circa 3.000 soldati hanno già seguito l’addestramento. Sabato scorso, prima di venire qui, ho partecipato al congedo del contingente dopo l’addestramento. Le cose stanno andando bene. Abbiamo anche ricevuto armi dalla Russia. C’è stata una fornitura un po’ di tempo fa e a maggio altre due. Questo ha dato ai nostri soldati la possibilità di portare a termine le proprie missioni. Uno dei risultati positivi è che, dopo l’accordo e la fornitura di armi da parte della Russia, il contingente ha potuto essere dispiegato sul territorio. Oggi, infatti, si trovano su tutto il territorio nazionale: Birao, Bria, Kaga-Bandoro, Bouar. Stiamo continuando a dispiegare i nostri soldati sul territorio nazionale di modo da poterci riprendere il controllo su di esso.

– Prevedete nuove forniture di armi dalla Russia? Vi sono già accordi in tal senso?

– Come ben sa, la Russia ha convenuto di rifornire la R.C.A. di 5.000 unità di armi. Queste sono arrivate nel nostro Paese. Al momento i nostri soldati necessitano di nuove opportunità, di questo abbiamo parlato durante i miei incontri con i delegati russi. Quello che ci chiediamo è se la Russia sia in grado di fornire alla Repubblica Centrafricana altri aiuti che permettano ai nostri soldati di portare a termine le loro missioni. Se il nostro esercito sarà composto da 12.000 persone, le 5.000 unità di armamenti non saranno sufficienti. È comunque un esercito, avrà bisogno di tutti i mezzi necessari per fare il proprio dovere nel migliore dei modi.

– Dopo il Suo incontro con Vladimir Putin sarà possibile discutere di collaborazioni in altri settori?

– La Federazione Russia ha offerto strumentazione nel settore della sicurezza. Gli istruttori russi addestrano i nostri militari a impiegare queste armi, ma penso che la cooperazione con la Russia debba estendere i propri settori d’azione come hanno sottolineato anche altri Paesi africani. Parliamo di una cooperazione multisettoriale. Abbiamo chiesto aiuto alla Federazione Russa in settori come l’agricoltura e l’istruzione. Vladimir Putin ha convenuto che le università e i centri di formazione russi accettino cittadini centrafricani. Vi sono altresì possibilità di investimento. Sappiamo che gli investitori e gli imprenditori russi hanno grandi disponibilità. Abbiamo già liberalizzato i settori del commercio e dell’industria nella R.C.A. Gli investitori russi potrebbero venire a investire nel nostro Paese rispettando pur sempre le leggi in ambito commerciale.

– Quali altre forme di cooperazione possono prendere forma nel settore della difesa? È vero che si sta parlando di creare una base militare russa?

– Abbiamo un accordo di cooperazione in materia di difesa che è in fase di realizzazione. Vi sono anche altre opportunità qualora il governo russo decida di aiutarci in altri settori. Abbiamo scelto di creare un esercito basato su guarnigioni. E invitiamo tutti i partner ad aiutarci nella creazione di queste guarnigioni che saranno alla base del nostro piano nazionale per la difesa. Le sfide sono grandissime, per questo invitiamo tutti i partner ad aiutarci a superarle.

– Dunque, la questione della base militare russa nella R.C.A. non è all’orizzonte?

– Continuiamo a lavorare con il Ministero russo della Difesa per studiare le diverse opportunità di cooperazione.

– Il ministro russo degli Esteri Sergey Lavrov ha chiesto di accelerare le indagini sull’omicidio dei tre giornalisti russi nella R.C.A. Vi sono progressi in queste indagini?

– Siamo rimasti molto scossi da questo incidente e dal fatto che cose simili possano accadere qui nella R.C.A. Quello che possiamo fare e che stiamo già facendo è far luce su questo caso che vede l’omicidio di tre giornalisti. Al momento sono in corso le indagini, il governo sta facendo tutto il possibile per contribuire a risolvere la questione. Sia la polizia giudiziaria sia il pubblico ministero continuano a lavorare per trovare la verità.

– So che la stampa spesso Le chiede delle società militari private. Il celebre caso Wagner… Perché la loro presenza preoccupa la stampa a tal punto che questa impiega il termine “mercenario”?

– Come Lei saprà, la nostra cooperazione con la Russia è la più trasparente possibile. Ci siamo rivolti al Ministero russo degli Esteri e a Putin per richiedere le forniture di armi di cui sopra. E questo è stato fatto sotto la sorveglianza del comitato sanzionatorio in seno all’ONU che si occupa dell’embargo alla R.C.A. Cosa posso dire di più? Era stato previsto che istruttori russi avrebbero addestrato i militari centrafricani a utilizzare queste armi. Sia il Ministero russo della Difesa sia quello centrafricano hanno lavorato di concerto a questo fine. Questa è una cooperazione a livello internazionale, non capiamo perché abbiamo dato adito a dichiarazione di questo genere.

– La stampa occidentale è preoccupata per il Suo consigliere Valery Zakharov. Perché, a Suo avviso? Cosa ne pensa del suo lavoro?

– Il signor Zakharov è mio consigliere in materia di sicurezza. Come Lei sa, vi sono istruttori russi impegnati nell’addestramento dei nostri soldati. Per instaurare i contatti nell’ambito della sicurezza, il signor Zakharov è di fondamentale importanza. Devo prestare grande attenzione alla questione poiché è importante ai fini della difesa. Inoltre, ci serve una figura in grado di fungere da punto di raccordo tra l’addestramento e il governo di modo che i problemi possano essere risolti operativamente. Le cose stanno andando bene e vengono fatte in totale trasparenza.

– Ieri Lei ha chiesto aiuto per la rimozione dell’embargo sulle armi. Ci sono novità? Qualche commento sulla situazione?

– Il recente sviluppo degli eventi ha portato a una semplificazione dei problemi esistenti. Tuttavia, non abbiamo bisogno di una mera semplificazione quanto piuttosto di una rimozione completa dell’embargo la quale darebbe maggiore libertà ai nostri soldati. Parliamo di un esercito nazionale, di truppe legittime di un Paese chiamate a difendere un popolo e le sue istituzioni. Il nostro esercito necessita di tutte le risorse necessarie ad attuare questo obiettivo. Oggi i gruppi armati non sono in alcun modo controllati e tentano le vie del contrabbando. Sono meglio armati dell’esercito nazionale e questo è inammissibile. Per questo, oggi chiediamo la rimozione completa dell’embargo per le forze di sicurezza il cui addestramento è ora in mano alla comunità internazionale. Vengono addestrate dalla missione EUTM, dagli istruttori russi e da alcune altre nazioni che hanno manifestato il loro interesse in tal senso. Vorremmo un esercito professionale e multietnico. Oggi vi sono tutte le condizioni perché l’embargo venga rimosso di modo che il nostro esercito sia libero di attuare le proprie missioni. Non serve ridurre l’embargo, ma eliminarlo completamente. Chiediamo il supporto della Russia. Sappiamo che ci supporterà. Ma è necessario convincere anche gli altri Paesi a supportarci cosicché l’embargo venga del tutto eliminato.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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