01:54 18 Novembre 2019
Bambini in Sardegna, Italia

L’Italia, un Paese vietato ai minori

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In Italia, dove nascono sempre meno figli, non esiste un piano strategico per contrastare la povertà in cui vivono più di un milione di bambini. In 10 anni, secondo i dati di Save the Children, sarebbero triplicati i minori in povertà assoluta.

La povertà assoluta in cui versano più di un milione di minori in Italia è accompagnata da una serie di altre problematiche, come la povertà educativa e quella culturale. Sarebbero più che triplicati in 10 anni i bambini che vivono in povertà assoluta, questa è la fotografia dell’Italia scattata dal decimo Atlante dell’Infanzia di Save the Children.

Il bambino è il soggetto più povero e le misure di contrasto della povertà adottate dalla politica non sono pensate in senso stretto per i minori. Manca inoltre un piano strategico complessivo per combattere contro la povertà infantile. Questo è il punto di vista espresso in un’intervista a Sputnik Italia da Ivano Abbruzzi, presidente de L’Albero della Vita, fondazione che si occupa di tutelare i diritti dei bambini e che ha lanciato la campagna “la voce dei bambini” per riflettere sulla povertà infantile.

— Ivano Abbruzzi, di che cosa si occupa la vostra fondazione?

— L’Albero della Vita è una fondazione che nasce a partire da un’Associazione nel 1997, diventa fondazione nel 2004. Da sempre si occupa di bambini con grosse problematiche, all’inizio principalmente di bambini che non potevano vivere in famiglia per maltrattamenti e abusi, poi col tempo abbiamo iniziato a lavorare su molti altri aspetti. Ci siamo incentrati sui diritti dei bambini. Oggi lavora in Lombardia, un po’in tutta Italia con 4 grossi programmi europei e in 11 Paesi in via di sviluppo.

Lavoriamo sul tema della povertà, delle migrazioni, delle situazioni di emergenza. Il nostro lavoro è assicurare ai più fragili i diritti, a volte anche salvare la loro vita. Lavoriamo molto con l’accoglienza di mamme e di bambini. Abbiamo un programma a partire dal 2011 sulla povertà che si chiama “Varcare la soglia”. Abbiamo un modello di intervento che mette al centro della povertà le opportunità dei bambini e crea un progetto con la famiglia il quale parte da un aiuto materiale, ma si focalizza sul sostegno ai genitori per uscire dalla povertà. Quindi aiutiamo a cercare un lavoro, ad ottenere una formazione. È un lavoro integrale che mette al centro il benessere del bambino.

— I bambini che vivono in povertà assoluta, secondo i dati di Save the Children, sono triplicati negli ultimi anni. Qual è la loro situazione esattamente?

— Noi lavoriamo in zone come il quartiere Zen a Palermo o Scampia a Napoli, nei quartieri un po’più difficili delle grandi città. I bambini mangiano spesso un solo pasto al giorno, magari preso a scuola, vivono in case fatiscenti, in cui spesso non ci sono le utenze. Sono bambini che non hanno un ricambio di vestiti adeguato. Questa povertà materiale molto importante si accompagna con una serie di altre problematiche, come la povertà culturale e quella scolastica. Questi ragazzi magari finiscono nella criminalità organizzata.

— La povertà materiale comporta quindi altri problemi, come la povertà educativa. Che ne sarà in futuro di questi bambini? Quale sarà il loro percorso e come cresceranno?

— Si tratta di persone che non avranno una scolarizzazione al passo con i tempi. Che ne sarà di questa generazione che ha vissuto una forte povertà e una mancanza di opportunità educative?  Lo vedremo in termini di capacità di cittadinanza: la capacità di comprendere i fenomeni, di esprimere il proprio voto e i propri diritti civili. Già oggi a mio avviso queste capacità sono limitate. È una generazione che farà fatica a trovare lavoro, avrà problematiche sociali molto grandi. Tutto ciò genererà costi sociali significativi, necessità di assistenza alle famiglie che creeranno. Il nostro problema è la trasmissione generazionale della povertà. Dobbiamo interrompere questo processo.

— L’Italia come Paese ha un piano strategico per fare questo?

— Assolutamente no. Ci sono vari strumenti, soprattutto quelli più recenti, che hanno cercato di realizzare politiche di contrasto della povertà. Mi riferisco al Reddito di Inclusione sociale prima e il Reddito di Cittadinanza poi. Con tutte le critiche che possiamo avanzare si tratta di strumenti nuovi e importanti per incidere sul tema della povertà nella popolazione. Partendo da questa nota positiva dobbiamo dire però che questi strumenti non sono stati pensati in senso stretto per i bambini.

Il bambino in realtà è il soggetto più povero dalle statistiche. Queste misure di contrasto alla povertà vanno indirizzate maggiormente sui bambini. Oggi non c’è una strategia corale complessiva, ci sono solo dei brani di misure politiche.

— Che cosa dovrebbe fare il governo quindi?

— Bisogna prendere atto che esiste un tema specificativo, lo ha fatto in passato la Commissione Parlamentare Infanzia con un’indagine conoscitiva commissionata dall’onorevole Sandra Zampa. Finché si parla di povertà in maniera indifferenziata è difficile che si arriverà a fare un lavoro profondo sulla povertà minorile.

Bisogna che i coefficienti di distribuzione del Reddito di Cittadinanza vengano calibrati meglio sulle famiglie in povertà con bambini. Viene dato il punteggio “1” ad un papà in povertà assoluta, “0,4” ad ogni componente adulto, “0,2” ad ogni componente minorenne. Come vediamo, si dà ai bambini la misura più piccola, questo è già un segnale. I bambini però sono i più poveri e le famiglie con tanti bambini sono più povere delle famiglie senza bambini.

Se si dà il reddito alla famiglia senza un vero progetto di aiuto ai bambini non vuol dire che la misura produrrà benessere per i minori. Bisogna prendere accordi con i genitori, spiegare gli obiettivi precisi da raggiungere. I servizi sociali devono essere protagonisti del progetto di aiuto alla famiglia. Interrompere la trasmissione generazionale della povertà è cambiare la mentalità dei genitori anche in termini di accompagnamento alla genitorialità. Il Reddito di Cittadinanza potrebbe essere potenziato in questo modo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Bambini, Povertà, Italia
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