02:34 18 Novembre 2019
Proteste in Cile

Perché si protesta in Cile? Lo spiegano gli italiani

© AP Photo/ Miguel Arenas
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Il popolo cileno è diviso. Non fra chi è pro e contro le proteste, ma fra chi manifesta pacificamente contro il sistema neoliberale cileno e le orde di saccheggiatori che stanno generando quel caos che potrebbe legittimare una risposta autoritaria dello Stato.

La situazione che tutto il Paese vive è quella di uno stato d'assedio. Le persone sono barricate in casa per paura dei saccheggi. In molti comuni di Santiago (che è una metropoli formata da decine di comuni autonomi), come Puente Alto e Quilicura, il vicinato si è organizzato per proteggersi dai "violentistas" e per proteggere gli esercizi commerciali. A Maipu, uno dei comuni più popolosi della città di Santiago e del Cile, gli abitanti lamentano l'assenza di forze dell'ordine.

Un manifestante tiene in mano un pezzo di stoffa con la scritta Nuova Costituzione o niente durante le proteste in Piazza Italia a Santiago il 22 ottobre 2019, Cile
© AFP 2019 / Pedro Ugarte

Le farmacie sono chiuse, lavorano per turni e si deve attendere parecchie ore per potersi servire. File di ore ai supermercati e alle pompe di benzina. Le persone fanno le scorte nel timore che il peggio debba ancora arrivare. La preoccupazione è per la crisi alimentare, la mancanza di acqua e i black out.

Nonostante questo le manifestazioni non solo continuano, ma sono giunte dove mai prima. Ieri migliaia di persone da Plaza Italia, punto nevralgico di Santiago assieme a La Moneda, sono arrivati sino ai piedi della Cordillera, entrando nel Barrio Alto. Per la prima volta le manifestazioni popolari di protesta sono arrivati nei quartieri ricchi. I cacerolazos ieri (questa nontte in Italia) erano a Las Condes, Apoquindo, Escuela Militar. Dove nel '73 partivano i cuicos (la classe alta santiaghina) con le loro auto per protestare contro Allende, ieri c'erano giovani e studenti per protestare contro il sistema creato da Pinochet che è sopravvissuto nella transizione democratica sino ad oggi. Qui i manifestanti hanno trovato idranti e gas lacrimogeni dei militari che non li hanno lasciati passare.

La tensione è salita durante la sera, quando nel comune santiaghino di Recoleta la diretta di T13 è stata interrotta da spari. Il cronista ha urlato in maniera concitata: "Sono passati, sono appena passati. E hanno sparato. Sono appena passati e hanno sparato. E' stato un veicolo dell'esercito che continua a sparare" rassicurando poi l'assenza di vittime. Altri video, sempre a Recoleta, testimoniano scontri a fuoco con l'esercito che riportano a un periodo buio della storia del Paese, che i cileni vogliono lasciarsi alle spalle.

Il sindaco di Recoleta, Daniel Jadue, ha denunciato i metodi dei militari: "Oggi è stato superato il segno. Militari senza alcun controllo sparano contro gli edifici di Avenida Perù a Recoleta. Sebastian Piñera deve assumersi le responsabilità della violenza istituzionale e degli attacchi contro le persone disarmate.

La protesta intanto dilaga. Hanno aderito i camionisti che hanno occupato l'autostrada e l'Unione Portuaria ha lanciato una mobilitazione in tutto il paese.

Manifestazioni dei portuali a Conception mentre i cacerolazos sfilano pacificamente sul lungo-lago di Puerto Varas, la cittadina che tra poche settimane ospiterà il summit Apec, sia contro la cara previdenza sociale privata, le AFP, i fondi pensionistici privati, gli alti costi della politica, sia contro le violenze e i saccheggi di questi giorni.

Gli italiani in Cile

La comunità italiana residente in Cile, è composta da circa 52 mila persone, inclusi i possessori di doppio passaporto. Gli emigrati di ultima generazione sono ingegneri Enel, professori universitari e astronomi, imprenditori che cercano di avviare un'attività in un paese con burocrazia leggera e un mercato flessibile, ristoratori, studenti, giornalisti e artisti. Senza contare chi si trasferisce in Cile per amore, tantissimi.

Gli italiani che si sono resi disponibili a parlare con Sputnik Italia, condividono le stesse preoccupazioni dei cileni per il rischio caos, temono una svolta autoritaria, ma condividono anche le ragioni delle piazze e evidenziano il senso di dignità del popolo cileno. 

Fabio scrive: A prescindere che non sono d'accordo con tanta distruzione, maleducazione e furti innecessari, posso solo dire dal momento che vivo qui in Cile(Talca) da sette anni che però ammiro il popolo Cileno per l'unione e la decisione che hanno dimostrato nel pensare allo stesso modo (ovviamente non tutti) in tutto il paese...se in Italia fossimo cosi' di decisi forse potrebbe servire a qualcosa.

Perla denuncia i saccheggi negli edifici, nel comune di Maipù: "dove vive mia suocera stanotte hanno iniziato a entrare nei condomini a saccheggiare...stanno facendo la guardia le stesse persone...". "A Quilpué non è per nulla tranquillo. Saccheggi dappertutto, incendi, tutto rotto...il cibo scarseggia e siamo tutti chiusi in casa...non è per nulla un bel panorama".

Stefania parla di spari sotto casa, nella cittadina fuori Santiago in cui vive. "Non so come sia la situazione a Santiago. Ma qui a El Monte stanno sparando in strada, fuori dal condominio dove vivo". Non sa chi stia sparando ma "Son colpi fortissimi, tremano porte e finestre."

Matteo, professore universitario che è tornato in Italia per lavoro, ci spiega per telefono i suoi dubbi. "I saccheggi e le devastazioni sono iniziate subito dopo la dichiariazione dello stato d'emergenza e l'imposizione del coprifuoco. Invece di pacificare, queste misure hanno dato il via al caos" e fa notare che i militari non sono a Maipù, a Renca, a Puente Alto a fermare le barricate, i saccheggi e gli incendi, ma in centro a contenere manifestazioni se non del tutto pacifiche, perfettamente contenibili. Sua moglie, Ximena, insegnante di scuola primaria, è ancora in Cile e vive a poche centinaia di metri da La Moneda.

"Sono d'accordo con le proteste, finalmente il Cile si è svegliato – ci scrive – il popolo sta esprimendo il suo malessere dinnanzi a tanta ingiustizia sociale. Non potevamo continuare così, abbiamo accumulato per tanto tempo, è stata come una pentola a pressione".

E dei saccheggi spiega: "Gli atti di violenza e il vandalismo sono compiuti da una minoranza, per lo più micro-delinquenza e lumpen (sottoproletariato, ndr) che si approfittano della situazione". E sulla risposta del governo, denuncia che "è strano che non abbiano controllato l'ordine pubblico nei quartieri popolari e nelle stazioni della metro che non erano state ancora bruciate. La gente inizia a domandarsi perché abbiano lasciato fare".

Cacerolazo dopo il coprifuoco
© Foto : Mauro Santoro
Cacerolazo dopo il coprifuoco

Katy, che vive da tanti anni a Santiago, lavorando per l'Istituto di Cultura Italiano e Ambasciata, ci scrive: "Io vivo in Cile da un numero impressionante di anni, mai come ora, mi son sentita insicura, ho una sensazione angosciante, un’attesa terrificante di quel che potrebbe succedere. Ormai il contentino del congelamento del prezzo dei biglietti, non servirà a nulla. Hanno la consapevolezza di aver un potere immenso e questo Governo, che ha ceduto le redini ai militari, cercherà di reprimerli in tutti i modi, sottolineo “in tutti i modi”. I comunicati dei portavoce sono incredibili, nel senso che proprio non sono credibili...i militari feriti sono sempre un numero impressionante,numeri a 2 zeri, mentre i civili son sempre 15 o 18. Cosa ridicola, ovviamente. Il Toque de queda ( coprifuoco), i militari in strada, gli elicotteri che ti girano sulla testa giorno e notte,i lacrimogeni lanciati dai militari anche nelle manifestazioni pacifiche, ci riportano immediatamente a periodi della storia cilena, non completamente superati. Se ho paura? Si, ho paura...temo che la situazione arrivi ad un punto di non ritorno. Sono arrivata in Cile, quando stavano facendo i funerali a Pinochet, non starò qui per vederlo resuscitare".

Rosa è mamma di due bambini e insegnante a Conception. Denuncia immediatamente l'incendio di un palazzo del ministero dell'Istruzione, avvenuto ieri sera nella città del sud del Paese.

"Qui a Conception le cose sino a ieri erano abbastanza tranquille rispetto a Santiago, ma oggi le cose sono cambiate, infatti abbiamo il coprifuoco alle 18. Ci sono manifestazioni ma ci sono anche saccheggi e incendi. Ci sono file ovunque, per comprare da mangiare, per prelevare denaro, ci siamo dovuti armare di tanta pazienza. Io sono contro ogni tipo di violenza, ma sono contenta che il Cile finalmente si sia svegliato. Il Cile è un Paese povero, gli stipendi sono bassi ma le tasse sono altissime e vivere bene qui in Cile è praticamente un sogno. E' un paese che culturalmente non cresce perché lo stato non mette a disposizione i mezzi per svilupparlo. Molti ragazzi non vanno a scuola o abbandonano, per mancanza di soldi dei genitori. Questa situazione durerà finché il governo non darà dimostrazione che è possibile un cambiamento".

Alessandra, che vive da anni fra Argentina e Cile come fotografa e giornalista, spiega che "la gente dei quartieri sta iniziando a organizzarsi. I vicini stanno proteggendo i supermercati, i centri commerciali. Ci sono molti manifestanti contro i saccheggi, che vogliono dare rilevanza al reclamo popolare e non alla violenza. Oggi c'è una grande manifestazione, molti cittadini manifestano davanti alle televisioni, per avere una informazione corretta e in vari centri si stanno organizzando assemblee di quartiere per organizzarci. Perché ieri (nella notte tra domenica e lunedì, ndr) il coprifuoco è stato violento, non in centro ma in periferia hanno fatto piazza pulita. Bisogna tornare alle proteste di strada, a uno sciopero generale, portare in alto le richieste della gente che sono altra cosa dai saccheggi e dalle violenze".

Proteste in Cile
© Foto : Mauro Santoro
Proteste in Cile
Anche Mauro, informatico, trasferitosi a Santiago 11 anni fa per amore, usa la metafora della pentola a pressione: "Iniziamo col dire che in Cile i problemi si trascinano da tempo, ed il popolo cileno in questo caso è stata la classica pentola a pressione che è esplosa tutta di un colpo. Il costo della vita della capitale è da tempo troppo alto per la maggioranza della popolazione, la disuguaglianza è tra le più alte al mondo. La percezione popolare è che la ricchezza nel paese ci sia, ma solo in pochissimi ne beneficiano". Il malessere covato dalla popolazione è esploso in protesta. L'aumento dei pressi della metro ha fatto traboccare il vaso ma, spiega Mauro, "l'intervento dell'esercito e la decisione del coprifuoco, invece di calmare gli animi, li hanno esacerbati. Sempre più gente è scesa a protestare. Nel frattempo carabinieri ed esercito, costretti per motivi politici ad occuparsi delle proteste, liberano il fronte della criminalità comune che ne approfitta per episodi di vandalismo, e saccheggi. Le zone povere vengono lasciate da sole, in molte di esse vengono organizzate ronde".

E infine Alfredo, andato via dal Cile ma preoccupato perché la moglie è ancora lì. Sono abbastanza preoccupato per questa situazione visto che mia moglie é cilena e vive a Coquimbo. Queste manifestazioni, poi sfociate in rivolta popolare, che inizialmente si pensava fossero relegate alla sola capitale Santiago, si sono estese nelle maggiori cittá del paese. Bisogna dire che questa situazione esplosiva era prevedibile detonasse e le ragioni che il popolo adduce sono condivisibili. Nei miei cinque anni di vita in Cile (Coquimbo) ho potuto constatare un livello di bassa qualitá in quanto a servizi offerti al cittadino e, di contro, un costo elevato anche dei servizi pubblici essenziali (basti pensare che a Coquimbo il prezzo di una locomoción che era di 450 pesos nel 2014 é praticamente raddoppiato nel giro di 5 anni). Un sistema paese basato sulla sfrenata iniziativa economica e finanziaria privata e sulla detenzione dei beni comuni in mano a multinazionali straniere non ha vita molta lunga. E i risultati si vedono: educazione e sanitá carissime, per alcune frange della popolazione addirittura inaccessibili, pensioni da fame e costo di beni di prima necessitá a livelli europei costituiscono un mix difficile da sopportare. Soprattutto se si tiene in conto il valore bassissimo degli stipendi medi."

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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