Widgets Magazine
03:58 12 Novembre 2019
Bambino

Italia, la dura vita delle donne nel mondo del lavoro

© Fotolia / Ruslan Iefremov
Interviste
URL abbreviato
Di
132
Seguici su

In Italia, secondo i dati Istat, la metà delle donne non lavora. Spesso una donna si ritrova di fronte alla difficile e ingiusta scelta fra occupazione e maternità. Studiano di più e vengono pagate meno degli uomini. Discriminate o licenziate se rimangono incinte. La dura vita delle donne nel mondo del lavoro.

“Meno occupate e meno pagate”, è il titolo dell’incontro organizzato da InclusioneDonna per presentare alle istituzioni 10 istanze con l’obiettivo di lottare contro la discriminazione di genere nel mondo del lavoro. Per la prima volta si sono riunite a Roma ben 50 associazioni femminili per discutere il problema e proporre delle soluzioni concrete dal punto di vista dell’occupazione e della rappresentanza.

Ebbene, quali sono le maggiori difficoltà delle donne nel mondo del lavoro? Che cosa dovrebbe fare lo Stato per offrire pari opportunità? Sputnik Italia ne ha parlato con Laura Dell’Aquila, presidente dell’Associazione Lean in Italy, aderente al network InclusioneDonna.

– Laura, che cos'è “Inclusione Donna”? Quale evento avete organizzato a Roma?

– Inclusione Donna è un network di associazioni femminili, qualcosa di nuovo nel panorama italiano, anche se non unico ovviamente, che aggrega tante associazioni femminili. Queste associazioni hanno nel loro statuto l'obiettivo di migliorare la situazione della donna soprattutto per quanto riguarda lo stato dell'occupazione e la rappresentanza nei luoghi dove si prendono le decisioni. Sono i due temi in cima all'agenda delle problematiche più importanti che riguardano le donne senza voler trascurare altri problemi di tipo sociale naturalmente, però ci siamo focalizzate su questo. Siamo riuscite a raggruppare in pochissimi mesi 50 sigle di associazioni femminili alcune delle quali sono a loro volta dei network di associazioni. Siamo quindi un numero di donne molto alto e sempre crescente.

– Secondo l’Istat la metà delle donne in Italia non lavora, quali sono per le donne le difficoltà a trovare un lavoro e quali sono le difficoltà nell'ambito lavorativo stesso?

– Il problema è proprio questo. Le donne si laureano in numero superiore agli uomini ed anche con votazioni più alte, escono formate in maniera più effettiva dall'università, purtroppo da anni i numeri dell’occupazione femminile non tendono a migliorare. Questo lo possiamo interpretare in molti modi, ma sopratutto dipende dal fatto che, secondo gli studi da noi effettuati, le donne sono discriminate già all'accesso nel luogo di lavoro. I nuovi posti di lavoro che vengono offerti a donne e uomini sono prevalentemente in ambito tecnologico, poiché queste sono le nuove professioni che si stanno sviluppando e sono quelle verso le quali la società si orienterà sempre più rapidamente. Purtroppo le donne, pur essendo formate da un punto di vista universitario, tendono a scegliere dei percorsi universitari che non sono particolarmente coerenti con quest'offerta sul mercato del lavoro.

– Le donne non sono solo meno occupate, ma sono anche meno pagate. Con quali tipi di discriminazioni si scontra la donna sul lavoro?

– Il luogo di lavoro va visto come una sorta di scala della carriera. Ci sono dei momenti importanti in cui si determinano le discriminazioni questo sia a livello di carriera che dal punto di vista della determinazione degli scatti retributivi. Il primo ostacolo è sicuramente il momento dell'assunzione: a parte grandi aziende che hanno nelle loro politiche reputazionali l'obiettivo di assumere in modo ugualmente ripartito per genere, molte altre piccole aziende non seguono questo tipo di politica. Quindi già al momento dell'assunzione, con il pregiudizio che la donna potrebbe affrontare la maternità, molte aziende preferiscono assumere degli uomini.

Ci sono poi i momenti all'interno della vita aziendale in cui gli uomini e le donne vengono valutati per la propria performance: questo è un altro momento di discriminazione, poiché la performance delle donne è considerata meno rilevante rispetto a quella degli uomini. Diversi studi americani hanno dimostrato che c'è una percezione distorta della capacità delle donne di raggiungere risultati. Gli uomini vengono valutati in modo più benevolo e questo li porta ad avere una carriera più rapida, remunerativa e li porta anche nei luoghi decisionali dove ci sono retribuzioni più alte, dove la rappresentanza delle donne è bassissima.

– Oggi la donna si trova spesso a scegliere tra lavoro e maternità. Una scelta ingiusta, no?

– È davvero una scelta ingiusta e la si può vedere da due punti di vista diversi: uno è il pregiudizio poiché il datore di lavoro già al momento dell'assunzione o durante il percorso lavorativo tende a limitare le opportunità offerte ad una donna giovane magari non ancora mamma rallentandogli la carriera. C'è poi un aspetto psicologico delle donne che tendono a non farsi avanti poiché pensano di non voler assumere dei rischi troppo elevati o non voler assumere delle posizioni che possono comportare un impegno troppo forte. Parlo quindi per esempio di trasferte fuori casa, oppure impegno anche di ore di lavoro durante la giornata perché pensano che questo non sarebbe compatibile con un futuro anche ipotetico con una famiglia o addirittura con la maternità.

Il problema poi si pone quando i figli arrivano perché lì poi manca tutta una rete di supporto della società, mancano gli asili nido, i servizi sociali e perciò le donne si trovano in una situazione quando non riescono ad appoggiarsi alle nonne, poiché il posto di lavoro è a centinaia di chilometri di distanza. La rete familiare si sbriciola e non c'è più questa possibilità di una volta.

– Non mancano poi i casi in cui le donne perdono il posto di lavoro proprio perché incinte.

– Sì accade anche questo, spesso non è un vero licenziamento ma le donne vengono messe nelle condizioni di dover abbandonare il luogo di lavoro poiché si sentono messe da parte, discriminate e sentono di non riuscire a conciliare la vita a casa e quella lavorativa. È una scelta che spesso si fa ancora prima che arrivi il licenziamento vero e proprio. Spesso una donna sceglie di abbandonare il proprio lavoro perché magari ha un marito che guadagna di più.

– Cosa dovrebbe fare il governo per migliorare o risolvere a situazione?

– Noi abbiamo presentato nel convegno di giovedì delle istanze scritte in dieci punti di cui sette sotto il profilo dell'occupazione e tre sotto il profilo della rappresentanza.  Questi due temi, secondo le associazioni che supportano questa azione sono i temi più importanti su cui bisogna spendersi, poiché da questo derivano degli effetti positivi a catena, sarebbe come aprire delle porte. Noi siamo un movimento molto forte che sta crescendo e quindi siamo sicure che se riusciremo ad avere l'approvazione di queste istanze da noi presentate, si avrebbe un impatto veramente positivo sulla società e sulle donne.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik