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08:42 13 Novembre 2019

Inedito: Piera Aiello, in prima linea contro la mafia e tra le 100 donne più influenti del mondo

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Piera Aiello, esponente dell'antimafia e parlamentare italiana, è stata recentemente inserita nella classifica della BBC delle 100 donne fonte più influenti mondo. Pubblichiamo una sua intervista-testimonianza inedita.

Piera Aiello, oggi simbolo dell'antimafia siciliana e deputata del M5S, è una donna che proviene da un passato feroce. Un passato che si intreccia con la storia della Sicilia e dell'Italia.

Nata in un piccolo paese del trapanese a fine anni '60, era stata costretta a sposare Nicola Atria, figlio di Vito, boss della zona, che viene ucciso a 9 giorni dal matrimonio.

Qualche anno dopo assiste assieme alla figlioletta di tre anni, all'assassinio del marito. Ed è allora che, assieme alla cognata Rita, ancora adolescente, si ribella alla mafia e collabora con il giudice Paolo Borsellino.

Dopo l'uccisione del magistrato, il 19 luglio 1992 in via D'Amelio, le due donne rimangono sole, sotto copertura, sotto un'altra identità, in una città che non è la loro. Rita Atria, 17 anni, non regge lo shock e a una settimana dall'attentato si lancia dal settimo piano di un palazzo di Roma.

Ma la Sicilia di quegli anni non perdona. Per la sua stessa madre, Rita è un'infame, una spia, perché ha tradito la famiglia per collaborare con lo Stato. E così Giovanna Canova, una donna distrutta che ha visto morire ammazzati marito, figlio e suicida la figlia, il 2 novembre si reca al cimitero di Partanna e distrugge a martellate la lapide di Rita, su cui capeggiava l'epitaffio che ne rappresentava il sacrificio: "La verità vive". (1)

Da allora Piera Aiello ne ha raccolto il lascito e ha fatto sua questa lotta, per lo Stato, per la Verità, per Rita Atria e Paolo Borsellino. E' diventata il simbolo non solo della lotta alla mafia, quella mafia degli anni '80 e '90, della lupara bianca, del tritolo e dei bambini sciolti nell'acido, ma della ribellione delle donne e delle madri al sistema mafioso, di chi preferisce la giustizia e lo Stato alla famiglia e all'omertà.

Recentemente è stata inserita nella lista della Bbc 100 Women 2019, considerata fonte di ispirazione per le donne di tutto il mondo, assieme a donne come Megan Rapinoe, la calciatrice della nazionale statunitense e due volte campionessa del mondo, che si batte per la parità di trattamento economiche delle calciatrici, o come l'attrice Bella Thorne che si è ribellata alle minacce di un hacker.

Sputnik Italia l'ha incontrata il 19 luglio a Palermo, durante la celebrazione della memoria di Paolo Borsellino e ha raccolto questa intervista inedita.

Una settima dopo l'uccisione di Paolo Borsellino, la testimone di giustizia Rita Atria, 17 anni, decide di suicidarsi lanciandosi dal settimo piano di un palazzo di Roma. Un esempio di resistenza e ribellione alla mafia. Negli anni la memoria di Rita si è persa o il suo esempio è ancora vivo?

Può sembrare che si sia persa la storia di Rita Atria, ma non è così. Ancora oggi, soprattutto al nord, la sua figura è un esempio che i ragazzi seguono.

Cosa vuol dire per una donna vivere in quell'ambiente mafioso, degli anni '80 – '90? Dove ha trovato il coraggio per ribellarsi?

La mia famiglia non era mafiosa. Io purtroppo mi sono trovata catapultata in quella famiglia mafiosa perché sono stata minacciata e mi dovevo sposare per forza. Trovarsi in quelle situazioni non lo auguro neanche al mio peggior nemico. Perché mio padre non mi aveva insegnato questo, mi aveva insegnato il rispetto per le persone, per la verità e per la giustizia.

E' difficile uscirne, però vi garantisco che se uno ne esce, ne esce. Magari un po' con le ossa ammaccate, però ne esce.

Cosa le ha dato la forza per uscirne?

Me l'ha data la voglia di riscatto, da sempre. Poi quando ho avuto la mia bambina ho capito che dovevo portare fuori da quel contesto mia figlia. Lei è stata la mia ancora di salvezza, le devo veramente la vita.

Qual è il valore guida nella lotta alla mafia?

Il valore essenziale che tutti dobbiamo seguire è il valore quotidiano. La lotta alla mafia non è solo denunciare il boss ma è quella di non essere mafiosi nella quotidianità che viviamo.

Non girarsi dall'altra parte. Perché anche questo, girarsi dall'altra parte davanti a una persona bisognosa, quello è un atto mafioso.

Non ci deve essere assolutamente omertà. Molto spesso la verità fa male ma, come si dice, preferisco sentir dolore che dire una bugia.

Come è cambiata la lotta alla mafia dagli anni '90 ad oggi?

Oggi non c'è la mafia della lupara, questo lo sappiamo tutti. Oggi ci sono interessi che travalicano i confini dell'Italia, interessi molto grossi e la cosa più preoccupante è che comunque si già si sapeva che c'erano i politici ad essere complici, ma oggi constatiamo che ci sono sempre più politici corrotti, sempre più politici che hanno interessi. E questi interessi sono della mafia, della 'ndrangheta, della camorra, ma anche di alcuni uomini infedeli dello stato.

Negli anni '90 c'era stata la trattativa dello stato con la mafia. Quanto ancora la mafia è infiltrata nello stato?

Io penso che sino a quando non si saprà la verità su questi omicidi di stato, la mafia è ancora presente. Quando si scoprirà tutto, allora potremo dire che altri uomini di stato, che sono degni uomini di stato, hanno portato fuori la verità.

La desecretazione degli atti coperti da segreto di stato è un primo passo verso la verità?

Questo è un primo passo. Lo avevamo promesso a Salvatore Borsellino l'anno scorso. E' stato molto difficile da realizzare, perché c'è stato un percorso burocratico molto lungo.

Molti dicono che lo abbiamo fatto come sponsor politico, ma non è così. Noi stiamo facendo tutto con serietà, stiamo facendo tutto perché lo dovevamo ai cittadini italiani. E continueremo. I documenti sono tantissimi, ma già il fatto di potersi collegare a internet e trovare le lettere scritte o la voce di Paolo Borsellino negli anni '80 è una grande vittoria.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Palermo, Sicilia, Italia
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