Widgets Magazine
05:07 12 Novembre 2019
Nicola Palmarini

Nicola Palmarini: saremo immortali?

Evgeny Utkin
Interviste
URL abbreviato
Di
416
Seguici su

Ogni dieci anni l’aspettativa di vita aumenta di due anni. In un futuro non troppo lontano avremo una società “piena di vecchi”, impreparata a gestire, valorizzare, soddisfare queste persone. Come invecchieremo, con quali bisogni e con quali desideri?

Nicola Palmarini è Direttore dell’UK National Innovation Centre for Ageing (NICA), che riunisce ricercatori, scienziati, imprese e settore pubblico per inventare, sviluppare, testare e portare sul mercato soluzioni, prodotti e servizi dedicati a migliorare la qualità della vita delle persone anziane nel rispetto della loro diversità e aiutare a cogliere le sfide e le opportunità di una società sempre più longeva. Prima di questo incarico è stato Artificial Intelligence Ethics Lead e Program Manager presso il MIT/IBM Watson AI Lab di Cambridge, Massachusetts, ha lavorato per Microsoft e Tin.it.

Nicola Palmarini
Evgeny Utkin
Nicola Palmarini

Palmarini è ricercatore, insegnante, scrittore e TEDx speaker, da poco ha pubblicato libro “Immortali”. Il suo campo principale di ricerca è relativo alla convergenza tra dignità della persona e tecnologia con particolare attenzione agli aspetti etici legati all’età e al genere. L’abbiamo incontrato al SingularityU Italy Summit, dove ha rilasciato un’intervista esclusiva a Sputnik.

– Parliamo della vita. Tu già da piccolo volevi fare quello che fai adesso?

– Si, assolutamente si. Certamente non sapevo che sarebbe stato così, ma l’ho scoperto strada facendo. E poi ovviamente ho seguito la curva della vita. Un picco iniziale, poi la nostra vita entra nella crisi di mezza età e poi risale ancora.

– Quindi anche tu hai avuto la crisi dei 45 anni?

– Ma certo, E’ più legato secondo me ad identificare chi sei e cosa vuoi diventare se non lo sai ancora. Quando sei giovane è difficile capirlo a meno che tu non abbia la fortuna di scoprirlo già da giovane. Quando inizi a maturare, ti rendi conto di chi sei, di cosa puoi dare agli altri, cosa t’interessa davvero e lo fai in maniera più serena perche hai meno ambizioni di carriera e ti senti più ricco dentro. Sono tutte cose che non riusciamo a monetizzare, quando sei più ricco dentro, qual è il tuo valore. E’ la società che ci mette da parte in un angolo proprio in questa fase in cui abbiamo da dire e da dare di più. E credo che ci sia una grande scommessa quando si parla del tema della longevità e dell’economia della longevità.

– Hai qualche previsione numerica sulla durata della vita, fra 50 anni?

– Ovviamente è legato al paese, allo stile di vita. L’aspettativa di vita nei prossimi 20/30 anni in Italia è di 90/91 per gli uomini e 93 per le donne. Oggi è 83 per gli uomini e 87 per le donne. Quindi l’aspettativa di vita aumenta di due anni ogni 10 anni e forse accelererà, almeno le statistiche dicono così.

Abbiamo visto l’accelerazione della ricerca, quella genetica, quella sulle staminali e quello che hanno generato negli ultimi dieci anni quindi è difficile fare una previsione sensata restando nell’ambito della scienza e dell’etica. Chiaramente vediamo un allungamento della vita ma è un territorio sfruttato anche mediaticamente sul quale bisogna, però, essere molto cauti. C’è moltissima ricerca però molto speculativa, dunque la prova scientifica è ancora da venire. Ci sono tanti investimenti su quel settore ma sono ricerche fumose.

Una presentazione di Nicola Palmarini
Evgeny Utkin
Una presentazione di Nicola Palmarini

– C’è un’età massima teorica? Il Time ha scritto che è già nato il bambino che probabilmente vivrà 142 anni.

– Ad oggi la persona che ha vissuto più a lungo nella storia dell’umanità certificata è Jeanne Calment, una signora francese di Arles che è morta a 122 anni. Nessuno è andato oltre, almeno certificato. Però un gruppo di ricercatori russi ha fatto un’indagine molto approfondita e secondo loro questo è un falso.

– Cosa si può fare adesso per prolungare la vita?

– Il punto cruciale, non è solo vivere più a lungo, ma vivere più a lungo e in salute. E poi fare delle scelte quando si è giovani. Iniziare da quando si nasce. E’ che culturalmente non siamo predisposti. E’ come una catena. Se i genitori hanno delle buone pratiche in famiglia, lo passeranno anche ai figli, come mangiare bene, fare esercizio fisico, non fumare, bere poco ecc. C’è un’interessante ricerca durata dieci anni, “The Code Red”, fatta ad Hamilton in Ontario, Canada, che valuta le aspettative di vita tra il centro e la periferia di questa città che potrebbe essere grande come Monza. E c’è una differenza di vent’anni tra coloro che abitano in città e quelli che abitano in periferia, perché nelle periferie c’è abbandono sociale, gente con meno cultura, educazione, figli fatti in giovane età. E dunque ritornando alla tua domanda, l’educazione è fondamentale.

Nel mio libro “Immortali” racconto la storia di Corner vissuto nel ‘500 a Padova il quale stava sempre male. A trent’anni va dal medico che gli dice di mangiare meno, bere meno e di fare più esercizio fisico. Si dice che sia vissuto cento anni. Ha scritto un libro “Come vivere cento anni: Discorso della vita sobria”. E' la prova che si può vivere più a lungo se si fanno le scelte giuste.

– E tu le segui queste regole?

– Io sono come tutti gli altri, una persona normale, che ho fatto le mie scelte sbagliate come tutti, ma questo non vuole dire che non puoi rendertene conto e condividere con gli altri quello che hai capito.

– Cosa potrebbe essere per te catalizzatore per la ricerca su prolungamento della vità?

Nicola Palmarini e Evgeny Utkin
Evgeny Utkin
Nicola Palmarini e Evgeny Utkin
– Secondo me è l’approccio ingegneristico legato a quella che è una ricerca di altra matrice, combinare cioè l’approccio ingegneristico alla ricerca farmacologica, biomedicale. Ma siamo tornati a parlare di salute e a me interessa di più capire come una città disegni un marciapiede decente, sia accessibile alle persone che fanno fatica a camminare, che la gente non ti punti il dito quando ti vede lento e andare piano. Questo è un cambiamento radicale della società che dobbiamo fare noi. Da un lato ti permette di aggiungere anni di vita ma se poi la società ti deve ospitare con questa tua nuova età, non è in grado di accoglierti di che cosa stiamo parlando? Ok, sarai in salute, ma essere in salute significa solo non aver un malanno? Significa anche potersi muovere, andare a fare la spesa, prendere i mezzi.

– Stiamo passando da Dog sitter a People walker, come hai fatto esempio nella tua presentazione?

– Una idea geniale secondo me, ma anche umana. Se c’è bisogno di qualcuno che mi accompagni con il quale condividere interessi, con il quale dialogare, dal quale posso imparare. Lo pago ovviamente. La persona ha visto una necessità della società, ha messo a disposizione i suoi skills che sono una persona empatica con una storia da raccontare e da ascoltare.

– Nel futuro non saremo immortali?

– No. Ma è difficile oggi parlare di qualsiasi proiezione futurologica perché ogni due giorni siamo smentiti da qualche nuova ricerca. Quello che è sicuro è che la società invecchia e che le persone vivranno più a lungo e in salute. Quello di cui non siamo ancora certi è come una società disegnata per i giovani possa accettare il fatto che c’è una popolazione vecchia.

I giovani sono in minoranza e si renderanno conto di essere parte di una società in cui si troveranno ad avere un capo che è nato ai tempi della regina Vittoria, tanto per dire. In teoria dovremo lavorare di più, come facciamo a mantenere un sistema pensionistico cosi com’è? Alla fine vivremo più a lungo in pensione di quanto abbiamo lavorato. Come si fa a sostenere la società così se non permetti alla gente di andare a lavorare, guadagnare e consumare?

– Come?

– Introducendo delle nuove politiche del lavoro. Non c’è nessuno studio che ti dice che se vado in pensione automaticamente un giovane prende il mio posto. Quindi come posso far sì che invece più anziani vadano avanti a lavorare e i giovani trovino lavoro? Lo puoi fare in mille modi. Ad esempio costruendo modelli di scambio tra generazioni, che nessuno fa, le organizzazioni non sono supportate dai governi. In Italia ad esempio “la quota 100” è una cosa terribile perché invoglia la gente ad andare in pensione, continuando a far gravare i costi della società sui più giovani. Bisogna invece renderli attivi, facendoli partecipare all’economia, facendoli lavorare. La loro esperienza la si può mettere a disposizione.

– Perché continuiamo a parlare dei bisogni e non della volontà?

– E’ molto diverso disegnare innovazione partendo dai bisogni invece di chiedermi che cosa voglio. Perché dai bisogni generi il telefono con i tasti giganti che non compra nessuno. Perché non lo compra nessuno? Perché uno pensa che tu abbia bisogno dei tasti grandi perché non vedi, ma non lo vuole nessuno perché fa schifo, perché è brutto e mi fa sentire un disabile. Allora, questo è un esempio di come manca completamente una visione di come potrebbe essere il futuro, disegnato più sui bisogni di una nuova popolazione che cambia, perché noi siamo diversi dai nostri genitori, e invecchieremo con dei bisogni diversi. Ma anche con delle volontà diverse.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Ricerca scientifica, Ricerca, Ricerche, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik