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08:49 15 Ottobre 2019
Giovani professionisti

L’Italia senza giovani non ha futuro

© Foto : Pixabay
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Impressionanti i dati sui giovani che hanno lasciato l’Italia: in 10 anni sono partiti 250 mila giovani, di cui il mancato impiego varrebbe 16 miliardi di euro. Che futuro ha un Paese che non si occupa dei propri giovani?

I giovani sono il futuro. Sì, ma non in Italia, Paese dove non c’è lavoro, in cui le tasse raggiungono altissimi livelli e dove vige la mentalità secondo cui trovi lavoro solo grazie alle raccomandazioni. In 10 anni l’Italia ha perso praticamente un’intera città di giovani, ben 250 mila ragazzi. Questo è il quadro che emerge dal 9°rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa.

Il quadro è drammatico e nonostante ciò i politici sembrano non accorgersi della situazione, nel frattempo i giovani continuano ad andarsene. Come invertire rotta? Quando i giovani decideranno di tornare in Italia? Sputnik Italia ne ha parlato con Barbara Pavarotti, giornalista, autrice del documentario “Italia addio, non tornerò”.

— 250 mila giovani in 10 anni hanno lasciato l’Italia secondo il 9°rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione della Fondazione Leone Moressa. Barbara, che futuro ha secondo lei un Paese con queste cifre?

— Zero! Un Paese non può avere un futuro così, un Paese con queste cifre è destinato al fallimento. Parliamo di un Paese che ha rinunciato da 20 anni ad investire sui giovani. Queste cifre aumenteranno sempre. Vorrei aggiungere un dato che è passato sotto silenzio a settembre, mi riferisco ai dati dell’Istat sull’occupazione. Tutti i media hanno evidenziato con un certo entusiasmo la positività dell’occupazione in leggera crescita, parliamo di un “zero virgola”.

Non si è parlato delle poche righe alla fine del rapporto fondamentali: l’82,7% delle persone si rivolge per cercare lavoro a parenti, amici, conoscenti. 

Questa è la pratica certificata dall’Istat più diffusa in Italia per cercare lavoro, definita “uso di canali informali”. Può funzionare un Paese in cui la ricerca del lavoro avviene in modo familistico? Non può. Basta parlare con i giovani per capire: quando loro inviano il proprio curriculum nessuno gli risponde. All’estero invece rispondono, pagano anche il viaggio per fare il colloquio di lavoro. In Italia deve cambiare la mentalità, senno è finita.

— Cioè?

— Abbiamo una mentalità mafiosa, l’ho vissuto di persona, lo vedo con tutti i giovani con cui parlo costantemente. Ti dicono “mi puoi aiutare a cercare lavoro? Conosci qualcuno?”. Alla gente non passa per la testa di provarci senza avere un contatto. Se non hai il contatto giusto non funziona. Paolo Borsellino diceva che la mafia inizia quando chiedi un favore sapendo di non meritarlo. Credo che siamo un Paese segnato dalla mafia, anche per la ricerca del lavoro.

— Il mancato impiego dei giovani partiti, secondo il rapporto, vale 16 miliardi di euro. Quest’emorragia di giovani ha dei costi elevati anche economici. Perché secondo lei i politici non agiscono?

— Sto maturando un’idea che mi dispiace dire. Negli ultimi 20 anni la politica non ha fatto nulla, ci sono state solo chiacchiere. Abbiamo visto ora anche i cambi di governo, l’Italia è frastornata da questo cambio, parliamoci chiaro. La gente non ci sta più capendo nulla, basta parlare con le persone che incontri per strada.

Pensiamo veramente che ai politici interessi il bene dell’Italia? Il bene dei giovani? Si dovevano attivare 20 anni fa. Tuttora che cosa fanno?

— Che cosa è necessario a suo avviso, infatti, per cambiare rotta e perché i giovani tornino in Italia?

— Abbassare le tasse, perché i datori di lavoro dicono che non possono assumere poiché il dipendente costa loro il doppio di quello che percepisce realmente. La tassazione in Italia è la più alta in Europa. Metà di quello che guadagniamo va in tasse! Se non si abbassano le tasse con una manovra forte non si esce da questo tunnel.

È stata molto divertente inoltre la dichiarazione del numero uno di Assolombarda, il quale ha dichiarato che in effetti “i giovani vanno pagati di più, perché altrimenti se ne andranno all’estero”. 

Il fatto è che sono stati loro a volere la logica del massimo profitto al minor costo. Fanno mea culpa ora? Questo è il grande problema per cui anche i giovani se ne vanno e che porta inevitabilmente alla rovina dell’Italia: la costante decrescita degli stipendi. Se oggi guadagni 800 euro ti puoi ritenere fortunato, ma il costo della vita non è per nulla diminuito.

— Ad un giovane che oggi è titubante, lei che cosa consiglierebbe: lasciare l’Italia o provare a restare?

— Io consiglierei ai giovani di scendere in piazza per protestare in massa come fanno per il clima. Saltano la scuola per il venerdì per il clima, benissimo, però nessuno di questi giovani scende in piazza per dire che il sistema li ha stufati e che vogliono il lavoro. Finché non scenderanno in piazza per chiedere dignità salariale e un lavoro non cambierà nulla! Organizzatevi, create un movimento. È inutile appoggiarsi ai sindacati, ormai è finita; inutile appoggiarsi ai partiti politici, nessuno vi considera. Non capisco perché non lo facciano. Oggi, certo, è molto più facile scendere in piazza per il clima che non per il lavoro. Non c’è più tempo per il clima, dicono… e per il lavoro c’è tempo?

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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