00:56 22 Novembre 2019
Aereo Alitalia in decollo dall'Aeroporto Leonardo da Vinci di Roma.

Alitalia: basta con salvataggio, meglio liquidazione?

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Una nuova puntata della saga infinita “Salviamo Alitalia” è in corso.

Dopo 28 mesi in amministrazione straordinaria, sei rinvii del termine di vendita e a soli 12 giorni dalla scadenza dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti si apre un nuovo capitolo turbolente per Alitalia con Atlantia che sta valutando l’opzione di tirarsi indietro dal piano di salvataggio della compagnia aerea, condizionando la decisione alla questione della revoca della concessione, da parte del governo M5S-PD, alla controllata Autostrade. Lo stallo nel negoziato, secondo fonti industriali, è dovuto soprattutto alla posizione di Delta. A settembre speranze relative a un’ampia partecipazione degli americani si sono affievolite. Delta Airlines ha confermato la sua intenzione di non investire più del 10% nel salvataggio di Alitalia. Inoltre, la compagnia americana non ha dato disponibilità a incrementare le rotte transatlantiche previste per Alitalia nel piano messo a punto da Delta con Fs nei mesi scorsi.

Al momento, secondo alcune rilevazioni, a rischio 11 mila lavoratori e un giro di affari di 300 milioni di euro.

Alitalia è ad un punto di non ritorno o è ancora possibile tenere in vita l’ex-compagnia di bandiera? Che danno potrebbe causare la liquidazione di Alitalia? E che effetto questa storia potrebbe avere sull’immagine del paese? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto il Prof. Mario Sebastiani, economista dell’Università "Tor Vergata" di Roma.

– Che cosa sta succedendo fra governo, Ferrovie, Atlantia e Delta sul dossier Alitalia? Quali sono i veri motivi che hanno causato turbolenze tra tutti gli stakeholder?

– Naturalmente non conosco le cose dall’interno. Però so che Atlantia esordisce con pesanti critiche al piano industriale Alitalia perché sostiene che è un piano fatto di tagli e di costi, che certamente sono importanti, ma anche di tagli su voli a lungo raggio, per esempio verso il Sud America. Quindi si stratta sostanzialmente di una strategia che è sempre stata fatta finora ma che non punta sul rilancio della compagnia in termini di maggiori passeggeri. Questa è un po’ la tesi sollevata da Atlantia.

Poi sappiamo molto bene che dietro c’è un altro problema legato alle concessioni autostradali. Il governo ha dichiarato più volte di voler revocarle e questa mossa potrebbe sicuramente causare un danno enorme per Atlantia, perché le autostrade per questa azienda è la gallina dalle uova d’oro.

– Che ruolo svolge in tutta questa storia Delta Airlines?

– Delta certamente è un interlocutore principale, e non solo dal punto di vista finanziario ma anche da quello di perizia e di integrazione. Sembrerebbe che Delta sia in qualche modo l’artefice di questo piano industriale che, secondo alcune indiscrezioni, porti verso quei limiti di cui ho parlato prima. E poi se Delta faccia questa operazione per portare avanti i propri interessi (come è naturale che sia) o forse di altre compagnie che fanno parte di Skyteam (Air France-KLM), a mio avviso, Alitalia si troverebbe nuovamente strozzata in un’alleanza, nella quale avrà poco potere decisionale di mercato.

– Negli ultimi 2 anni numerose compagnie aeree hanno manifestato interesse per Alitalia, ma non hanno mai avanzato una offerta seria scritta nero su bianco. Perché c’è sempre qualcosa che va storto?

– Non saprei … Però per Lufthansa sembrerebbe c’è ancora la finestra, in attesa di vedere che cosa sta succedendo. Lufthansa può tornare in campo perché ai tedeschi interessa sola la parte "aviation” e non l'handling e la manutenzione. Infatti il colosso tedesco rinuncia alla pretesa di avere il controllo della compagnia con il 51% e soprattutto dimezza gli esuberi chiesti da circa 6mila a circa 3mila.

Però non dimentichiamo che Lufthansa fa parte di un'altra alleanza e per Alitalia cambiare alleanza potrebbe costare anche un prezzo molto caro e poi non si sa ancora che approccio potrebbe avere Lufthansa nei confronti del mercato più profittevole per Alitalia, che è quello di lungo raggio.

– Nel caso dell’Alitalia si può con certezza affermare che il tempo è denaro. Quanto è costato finora Alitalia agli italiani?

– Qui bisogna mettere in conto le ricapitalizzazioni che ci sono state, poi la gestione degli esuberi, la cassa integrazione. Penso che con tutte queste “spese”, si arriverà ai parecchi miliardi di euro. Secondo alcune stime, in Alitalia siano già stati investiti 10 miliardi di euro.

– Termini per il salvataggio di Alitalia (ossia per la presentazione delle offerte definitive) scadranno il prossimo 15 ottobre. A Suo avviso, come si concluderà l’ennesima puntata di questa saga? Si va verso la procedura di liquidazione della compagnia tricolore?

– Il 15 ottobre è molto vicino. Dubito che questa scadenza possa essere rispettata. Ma ammesso pure che venga rispettata e si faccia l’accordo, prima che venga concluso tutto e sia operativa la nuova società, ci vorranno probabilmente altri 5-6 mesi. E nel frattempo chiaramente Alitalia avrà bisogno di liquidità, che non ha in questo momento, da quello che ho sentito. A fine anno l’ex-compagnia di bandiera dovrebbe avere 150 milioni di euro in cassa che dovrebbero bastare solo per pagare gli interessi sul prestito ponte. Inoltre si sta parlando di un nuovo prestito da parte dell’esecutivo, che potrebbe erogare fino a 350 milioni di euro pur di consentire alla cordata capeggiata da Fs di chiudere pienamente questa operazione.

– Secondo l’ex Commissario alla Spending Review Carlo Cottarelli, è arrivato tempo dire “no” al salvataggio perché la soluzione migliore per l’Alitalia potrebbe essere addirittura il suo fallimento. “Quello che è successo in altri Paesi è che una società formalmente fallisce ma una società privata riprende a far volare gli aerei, e così facendo non si perdono i collegamenti”, – si è così espresso Cottarelli in un’intervista rilasciata a Radio Capital. Condivide questa visione?

– Si, più o meno la condivido. Certo, se non si riesce a risanare e a rimettere in condizioni di equilibrio Alitalia, non vedo altra alternativa che la liquidazione. Però la liquidazione di una compagnia aerea principale in Italia, sia un dolore per il paese e ovviamente per i dipendenti. Se Alitalia fallisce ce ne sarà un’altra compagnia che in teoria la sostituisce nei voli. Ma questo non è vero sul lungo raggio (è vero solo sul medio raggio e sui voli domestici), perché le altre compagnie avranno tutto interesse ad attrare il traffico italiano verso i propri hub e da lì fare il transito per i voli di lungo raggio. Per cui, secondo me, è vitale per il paese avere una compagnia aerea pubblica o privata che faccia i voli diretti intercontinentali da Roma e da Milano.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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