13:17 14 Novembre 2019
Bandiera Eritrea

Daniel Wedi Korbaria: L'Africa risorgerà

© Sputnik . Nina Zotina
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Situazione in Africa (37)
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L'Africa si svuota. Migliaia di persone fuggono dai loro Paesi. In Italia il dibattito è polarizzato tra favoreli e contrari alle migrazioni, ma nessuno si sofferma sulle cause di questo fenomeno.

Per lo più i flussi migratori vengono spiegati in maniera fatalista, come fenomeni inevitabili che ci sono stati e ci saranno sempre, o come problemi endogeni del continente. Ma in Africa, continente ricchissimo, ci sono importanti interessi economici e geostrategici, dei paesi occidentali che impediscono ai popoli l'autodeterminazione e lo sviluppo.

Sputnik Italia ha incontrato lo scrittore eritreo Daniel Wedi Korbaria, residente a Roma da diversi anni, per discutere di questi fenomeni da un punto di vista alternativo rispetto al mainstream e conoscere meglio il movimento panafricanista.

– Iniziamo dalla domanda che tutti gli italiani ti fanno: perché i giovani fuggono dall'Africa?

Daniel Wedi Korbaria
© Sputnik . Clara Statello
Daniel Wedi Korbaria
– È stata proprio una strategia per svuotare l'Eritrea.

Svuotare l'Eritrea dei suoi giovani, che sono quelli che dovrebbero difendere il paese, la sua sovranità, è esporla alla conquista del paese di cui gli USA sono alleati, quindi l'Etiopia.

Svuotare l'Eritrea è permettere all'Etiopia una conquista facile, perché l'Etiopia ha bisogno dello sbocco al mare che non ha.

– L'immigrazione in Italia viene giustificata in maniera fatalista, si dice "i popoli emigrano", "l'immigrazione c'è sempre stata", oppure con cause endogene, come la desertificazione. Ma c'è anche l'azione dell'imperialismo. Quali sono i paesi che hanno più interessi nel continente africano?

– In primis la Francia. La Francia è iperattiva in Africa. Destabilizza militarmente qualsiasi paese, soprattutto quelli legati al franco cfa, quindi alla sua moneta, parliamo delle sue ex colonie. E' un paese che sta ricattando ben 14 paesi africani con il franco cfa.

Dicono che il franco cfa è su base volontaria, che si può uscire in qualsiasi momento, invece non è vero. Chi ci ha provato, tra i vari leader africani che hanno provato a cercare un'altra alternativa di indipendenza economica da quella francese, è stato messo subito a tacere. È stato ucciso. È stato fatto sparire.

I giovani africani vengono in Italia scappano, perché l'economia del suo paese è sotto il ricatto francese e non hanno altra alternativa. Un altro paese che sta destabilizzando l'Africa sono gli Stati Uniti.

– Fermiamoci un attimo alla questione del franco cfa. In che modo l'utilizzo di questa moneta permette lo sfruttamento dei paesi che la adoperano? Impone un nuovo colonialismo?

– Sì, è un modo di legare l'economia di questi paesi a quella francese. Tutti i paesi francofoni, le ex colonie, devono rispondere alla banca centrale francese. Tutti gli scambi, le operazioni finanziarie sono effettuate in questa valuta. Il franco cfa non si può scambiare con l'euro in Europa, ha valore solo sul suolo africano.

Applicano proprio il signoraggio, quasi il 60% dell'economia di quei paesi rimane alla Francia.

In cambio dei prestiti la Francia ha ottenuto la concessione di tutte le telecomunizioni, le infrastrutture, i porti, gli aeroporti, l'elettricità, tutto gestito dalle multinazionali francesi. È un sistema creato per ricattare e mantenere ancora quelle antiche catene di schiavitù coloniale. Un'arma molto potente, diventata uno dei motivi principali di questa migrazione.

– Non solo nei paesi francofoni. La Francia ha avuto un ruolo nella destabilizzaizione della Libia di Gheddafi che era uno dei maggiori leader panafricanisti, che ambiva all'indipendenza dell'Africa?

Gheddafi è visto male in Italia, perché ha cacciato gli italiani e ha lasciato qualche rancore, ma in realtà Gheddafi era un leader molto popolare nel suo Paese, perché quando c'era lui il tenore di vita dei libici era molto alto.

Loro, i francesi, quando hanno capito che lui stava mettendo da parte tutto l'oro e l'argento sufficiente per creare una moneta alternativa al franco cfa, la moneta che avrebbe risollevato l'economia non solo dei paesi francofoni, ma di tutta l'Africa, hanno voluto subito eliminare questo pericolo, perché la Francia non può vivere senza il franco cfa. Doveva eliminare il leader libico.

Come hanno fatto? Hanno usato il pretesto dei diritti umani, si sono inventati fake news, come quella famosa del viagra dato all'esercito, per poter attaccare la Libia. Ma in realtà avevano deciso di farlo fuori proprio perché stava creando una moneta alternativa al franco cfa. Hanno fatto fuori 22 capi di stato, dal 63 ad oggi. Questo ti fa capire che per loro il franco cfa è vitale, non possono farne a meno. Invece bisogna stroncare questa catena che sta strozzando l'economia di tanti paesi.

– E come si potrebbe spezzare la catena?

– Bisogna consapevolizzare la gioventù africana, bisogna risvegliare le coscienza. Si sta cercando di aprire gli occhi ai giovani. Prima o poi questi giochi finiranno. Ci sono tante persone che stanno lavorando per spezzare queste catene e prima o poi ci riusciranno.

È una battaglia di Davide contro Golia, però è già iniziata. Non è più come una volta che gli africani subivano e basta. Già in Africa c'è qualche movimento che sta protestando contro i francesi, stanno lanciando delle pietre contro i carri armati per strada. È un piccolo segnale, si stanno rivoltando e prima o poi si riuscirà a compiere questa rivoluzione, è inevitabile.

– Lo scorso 2 marzo c'era stata una manifestazione a Roma contro il franco cfa. Esiste un barlume di movimento panafricanista in Italia. Quali sono i valori, i principi e gli obiettivi di questo movimento?

– La maggior parte dei membri del movimento arrivavano da tutta Europa, come Francia, Belgio, per partecipare alla manifestazione. Io c'ero e ho fatto dei video che poi sono stati pubblicati. E lì la maggior parte di di questi fratelli africani dicevano "basta franco cfa". Questo è il nostro messaggio.

Eravamo soli, nessuno dei giornalisti era presente alla manifestazione, ma dal giorno dopo, alcune testate, come Il Fatto Quotidiano, hanno iniziato a interessarsi, perché hanno visto quello che noi, nel nostro piccolo, siamo riusciti a diffondere.

Quello che noi facciamo è comunicare con i nostri fratelli rimasti a casa quello che noi qui impariamo e vediamo, glielo tramettiamo affinché non caschino nei giochi di chi invece cerca di ingannarli. Perché questa migrazione è basata sull'inganno.

I migranti che arrivano qui sono convinti di trovare il paese del Bengodi, di fare soldi subito. Perché questo è quello che dicono ai giovani. Li ingannano e li fanno salire su un gommone che molto probabilmente a pochi chilometri di solito si sgonfia e mette a rischio la vita della gente che trasporta.

– Quindi l'unico modo per combattere sia la tratta che la schiavizzazione è lottare contro l'imperialismo?

– Sì, bisogna lottare tutti insieme, assieme agli europei, agli italiani, ai francesi, di buoni volontà, che non ne possono più di questa piaga sociale. Insieme a loro, perché da soli noi africani non ce la facciamo a vincere contro il mostro imperialista. Ma assieme ai fratelli europei possiamo farcela. Perché si tratta solo di boicottare tutte quelle multinazionali che operano in Africa.

Le multinazionali che stanno depredando il territorio africano, inquinandolo. Se noi riuscissimo a bloccare queste multinazionali, a spezzare questa catena, qui non verrebbe nessuno.

– Ti faccio l'ultima domanda, prima avevi accennato agli Stati Uniti e ai loro interessi in Africa. Hai scritto che si sta sviluppando su tutto il territorio africano, quindi un territorio immenso, una rete di basi militari statunitensi, l'Africom. Di che si tratta?

– L'ultima base creata è una base militare per i droni, inaugurata in Niger l'anno scorso. Ed è la base più grande dei droni degli Stati Uniti. Praticamente gli Stati Uniti, ovunque vanno, si spostano solo militari, nessun civile, loro spostano solo l'apparato militare.

E hanno una presenza militare in 50 stati africani su 54. L'Eritrea si è rifiutata di ospitare una base militare americana, per questo è stata subito messa sotto target. Per questo è uno stato canaglia. Per questo hanno aiutato gli etiopi creando questo sistema per svuotare l'Eritrea.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Situazione in Africa (37)
Tags:
Libia, Italia, Francia, UE, USA, Eritrea
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